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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Quando a lavorare sono solo le donne. Da loro dipende una famiglia su otto L’Istat: fenomeno italiano che riguarda il 12,9% dei nuclei, nel 2008 erano il 9,6%
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    Quando a lavorare sono solo le donne. Da loro dipende una famiglia su otto L’Istat: fenomeno italiano che riguarda il 12,9% dei nuclei, nel 2008 erano il 9,6%

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche21 Maggio 2015Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Giorgio Alleva, alla sua prima presentazione, come presidente dell’Istat, del rapporto annuale può esordire con un dato confortante, mai così confortante: «Nel primo trimestre del 2015 il Pil italiano è cresciuto dello 0,3%». E non finisce qui: «Immaginiamo che la crescita continuerà e si rafforzerà nella parte successiva dell’anno».

    Poi, però, arrivano le note dolenti, inevitabilmente. Sono sempre le cifre dell’Istat che ci segnalano come l’occupazione italiana continua a calare: -0,2% da un mese all’altro, da gennaio a febbraio, ma anche da febbraio a marzo. E ha raggiunto, nel complesso, il 13% della forza lavoro.

    Ma se andiamo a vedere i numeri che riguardano l’occupazione dei giovani lo sconforto diventa ancora più grande: praticamente è un giovane su due che non ha lavoro (esclusi quelli che studiano). Con picchi che arrivano al 55,9% nel meridione e una media nazionale che supera il 40%. Eppure anche in questo caso il nuovo presidente Alleva riesce a trovare parole di speranza. Ha detto infatti ieri alla Camera, lì dove il rapporto è stato presentato: «Dobbiamo aspettare sei mesi per valutare gli effetti sull’occupazione».

    Ma nemmeno Alleva riesce a sbilanciarsi sul reale superamento della nostra fase recessiva. Dice, il presidente dell’Istat: «Gli economisti sanno che un cambiamento di ciclo presuppone la persistenza di un certo segno, ne abbiamo avuto uno positivo, aspettiamo il secondo».

    Succede ogni anno: l’Istat mette in fila tutte le cifre rappresentative del nostro paese e ci scatta la fotografia. Non è molto diverso da quanto succedeva l’anno passato.

    Succede che anche quest’anno sono aumentati gli stranieri residenti in Italia. Toccando un record: sono oltre 5 milioni, ormai, su 61 milioni di popolazione generale. A far due conti vuol dire che oggi in Italia ogni dodici italiani c’è uno straniero. La percentuale è certamente destinata ad aumentare.

    Così come non accenna a diminuire un altro fenomeno molto italiano: le donne che lavorano in famiglia. Meglio: le famiglie dove lavorano soltanto le donne. Quest’anno abbiamo raggiunto un altro record: 2 milioni 428 mila nuclei familiari, pari al 12,9%. Per capire: questa stessa cifra si fermava ad 1 milione 731 mila nel 2008, pari al 9,6%.

    Ma torniamo a qualcosa di bello: la cultura è il motore e lo sviluppo del Paese. Il rapporto Istat di quest’anno lo dice con molta chiarezza. E usa un’immagine cinematografica per battezzare i «territori della grande bellezza», Firenze e Roma in testa con oltre 33 milioni di visitatori nei musei che arrivano a oltre 50 milioni aggiungendoci le città di Torino, Milano, Venezia e Pompei.

    Non ha dubbi Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia: «Questo rapporto certifica le grandi opportunità del Paese». E se Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali, punta l’indice verso il sud dicendo che «c’è un lavoro che va fatto perché ci sono tante potenzialità da sviluppare», la leader della Cgil Susanna Camusso riempie di critiche i report di questo rapporto.

    Dice infatti la Camusso: «La ripresa non ha un fondamento strutturale di risoluzione. Basta guardare ai tassi di disoccupazione: è la preoccupazione che noi continuiamo a manifestare di fronte all’ottimismo che sentiamo».

    Ben diverso il punto di vista di Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil: «Correttamente l’Istat cerca di fotografare il Paese anche negli aspetti meno visibili e colpisce, in positivo, la scelta di analizzare la possibilità di far crescere l’occupazione indicando come la formazione, l’istruzione, l’aumento delle competenze siano il veicolo principe per dare possibilità di lavoro alle persone».

    Alessandra Arachi – Il Corriere della Sera – 21 maggio 2015

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