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Quando scatta l’allerta alimentare nessuno informa i cittadini

Il silenzio assordante di supermercati, aziende e ministeri che per legge devono fornire le informazioni

Il Ministero della salute negli ultimi 40 giorni ha inviato a Bruxelles al Sistema di allerta europeo quattro allerta  riguardanti partite di frutti di bosco vendute in Italia, contaminate dal virus dell’epatite A. La prima comunicazione risale al 17 maggio, l’ultima al 24 giugno.

Con una certa fatica Il salvagente e Il fatto alimentare hanno individuato i nomi,  i marchi e i lotti dei prodotti coinvolti e li hanno diffusi in rete. Si è scoperto così che la stessa azienda Green Ice è stata pizzicata due volte, e che l’elevato numero di persone colpite da epatite A in Trentino è probabilmente da collegare all’ingestione di frutti di bosco contaminati. Secondo le autorità sanitarie le aziende hanno già provveduto agli opportuni ritiri e richiami presso i punti vendita ed è stato attivato un gruppo di lavoro composto da esperti del ministero, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna per seguire la vicenda.

Ma l’aspetto più critico della storia riguarda il silenzio assordante del Ministero della salute, che non ha diffuso l’elenco dei prodotti coinvolti nell’allerta, anche se probabilmente diverse confezioni di frutti di bosco surgelati si trovano ancora nel freezer delle famiglie. L’altro elemento  poco conosciuto è che in Italia  la ricerca del virus dell’epatite A si può fare solo in due centri specializzati (l’Istituto zooprofilattico di Brescia e la sede di La Spezia dell’Istituto zooprofilattico del Piemonte). Si tratta di un particolare che  ha probabilmente rallentato le indagini e i controlli.

L’altra  criticità riguarda il silenzio delle aziende coinvolte che, pur avendo l’obbligo di informare i consumatori, non lo hanno fatto con la solerzia necessaria. Anche i supermercati sono coinvolti in questa storia, ma  le grandi catene quando scatta un’allerta il più delle volte latitano. I loro siti non hanno uno spazio dedicato ai richiami e questo è molto grave. Perché in Francia e in altri Paesi europei queste informazioni circolano tranquillamente. Per dovere di cronaca va detto che Carrefour ha iniziato timidamente a pubblicare in rete la lista dei prodotti con il suo marchio sottoposti a richiamo, ma adesso il servizio è interrotto.

È bene ricordare che gli allerta riguardano problemi seri come la contaminazione da Listeria,  la presenza di virus dell’epatite A,  di allergeni non dichiarati in etichetta, di corpi estranei nel cibo, contaminazione da mercurio e diossine…. Aziende, catene di supermercati e ministri che dicono di considerare la sicurezza alimentare un elemento primario, dovrebbero  fare una riflessione su questo problema e dare risposte convincenti ai cittadini. Aspettiamo fiduciosi.

Roberto La Pira – Il Fatto alimentare – 4 luglio 2013 

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