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Quartieri espositivi. Svolta storica: Veronafiere diventa Spa e investirà 94 milioni. Il nuovo piano industriale prevede ricavi per 113 milioni

Svolta storica per Veronfiere: dopo 118 anni l’ente fieristico scaligero si trasforma in società per azioni. Si dota di un aggressivo piano industriale con investimenti per 94 milioni, alla fine del quale, fra quattro anni, Veronafiere Spa svilupperà ricavi per 113 milioni e un Ebitda di 21,9 milioni, pari al 19% del fatturato. Ma già nel 2016 la società scaligera, dopo il mega investimento per Expo, tornerà a produrre cassa: stima un Ebitda di 12 milioni, il 15% dei ricavi.

È stato deciso tutto ieri dall’assemblea straiordinaria dei soci di Veronafiere, con il Comune di Verona con il 37%, seguito da Fondazione Cariverona al 22,6% e la Cdc al 12,2%.

Cosa cambia per Veronafiere con la nuova forma giuridica? «Ci consente – risponde il presidente Maurizio Danese – di muoverci velocemente per consolidare il portafoglio di rassegne e aumentare quota di mercato e redditività». E le risorse? «Quarantotto milioni arriveranno dall’autofinanziamento, 25 da prestiti, 15 da aumento di capitale e 6 dal coinvolgimento di soggetti terzi». La Borsa è una delle opzioni sul tappeto.

Come cambieranno Vinitaly, Marmo+Mac e Fieragricola, le manifestazioni di punta di Veronafiere? Giovanni Mantovani, dg di Veronafiere, non scopre le carte e si limita a sottolineare che «per il vino attiveremo una nuova manifestazione in Cina, offline e online. In quest’ultima promuoveremo, nel ruolo di aggregatore, una pluripiattaforma in grado di aggredire il gigantesco mercato cinese, sul quale gli italiani si ritagliano appena il 6% di quota. Insomma, una sorta di Italian channel». Per il mercato americano Vinitaly ha in preparazione un evento da posizionare nella settimana italiana del vino, in collaborazione con l’Ice. Per Marmo+Mac ci saranno varie iniziative internazionali, tra cui in Marocco e Iran. Previsti nuovi investimenti e iniziative in campo agroalimentare.

Il vertice di Veronafiere non ignora il tema della massa critica. «Il mercato mondiale delle fiere – osserva Mantovani – ha visto in quindici anni l’Europa perdere il 20% di quota, a tutto vantaggio dell’Asia. Tuttavia in Europa rimane un’enorme differenza di peso tra le fiere tedesche e quelle italiane: per pareggiare i conti con il leader tedesco servono i primi sei operatori italiani». Dopo il compattarsi delle fiere emiliano-romagnole con l’adesione di Vicenza, c’è un progetto Milano-Verona? «Non c’è un dossier aperto – risponde Danese – ma il tema è ben presente».

Veronafiere si dichiara leader in Italia per organizzazione diretta di fiere e mq venduti in manifestazioni internazionali, mentre in Europa è al 12° posto per superficie espositiva e numero di espositori.

Il Piano industriale si incardina su cinque pilastri, uno dei quali è rappresentato dall’innovazione digitale.

Il primo pilastro prevede il consolidamento delle rassegne esistenti e della leadership mondiali nelle filiere wine&food e marmo-costruzioni, con una crescita sostenibile e mirata anche in alcuni Paesi esteri, come Usa, Cina, Brasile, Africa. Gli altri fanno riferimento al rafforzamento nell’agricoltura e delle relative tecnologie nei settori dove si vanta una leadership nazionale sia attraverso nuove iniziative in Italia e all’estero, sia tramite la razionalizzazione del portafoglio eventi. Poi la riduzione dei costi e l’ammodernamento del quartiere, a parità di superficie installata, con il rafforzamento del lato Sud, la costruzione di nuovi parcheggi e la riqualificazione degli ingressi.

Emanuele Scarci – Il Sole 24 Ore – 30 noìvembre 2016 

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