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«Quota 100» e assegni di invalidità nel Def della Lega. Il ritorno ai pensionamenti di anzianità possibile elemento unificante con i 5S

Il punto di contatto più forte nelle indicazioni di policy sulle pensioni tra Lega e M5S resta un ritorno alle uscite di anzianità, che il Carroccio vorrebbe già dal 1° gennaio prossimo, con 41 anni (o 41 anni e sei mesi) a prescindere dall’età oppure con quota 100 (versamenti+età anagrafica) per chi ha almeno 64 anni. Nelle risoluzioni parlamentari da approvare con l’eventuale Def in versione neutra (i soli tendenziali a legislazione vigente all’interno del nuovo quadro macroeconomico) gli eletti di Salvini e Di Maio potrebbero mantenere dei distinguo assorbibili con la mossa principale. Con la Lega che preme per interventi più radicali, come l’’elevamento immediato degli assegni per gli invalidi fino all’integrazione al minimo (da 508 a 750 euro). E il M5S più cauto, orientato verso un’estensione di opzione donna o l’ampliamento degli usuranti esclusi dagli scatti automatici.

Sulle copertura le due forze politiche potrebbero trovare più motivi di intesa che di contrasto, se il punto di partenza è quello proposto da un tecnico come Alberto Brambilla, autore del piano-pensioni di Salvini, secondo cui l’attivazione di una anagrafe generale dell’assistenza per monitorare tutte le prestazioni erogate da organismi centrali e territoriali potrebbe garantire, con una adeguata review, risparmi fino a 5 miliardi l’anno. Mentre in chiave di possibile alleggerimento dell’onere delle nuove anzianità per le generazioni future potrebbe essere condivisa anche l’ipotesi di calcolare con il contributivo pieno tutti i versamenti effettuati dal ’96 in poi per chi utilizzasse questi nuovi requisiti non avendo cumulato più di due anni di contribuzione figurativa.

Il piano d’azione della Lega è pronto e, a questo punto, solo il confronto politico può modificarne contenuti e cronoprogramma. Per i contributivi pieni, ovvero chi ha iniziato a lavorare dal gennaio 1996, si prevede l’abbassamento del parametro di 2,8 volte l’assegno sociale per godere del ritiro flessibile (si punta su 1,5 o 1,6 volte). È il modo per cancellare l’incubo dei tanti giovani che, consultando i simulatori Inps con bassi contributi, si sono visti indicare fino a 72 anni come orizzonte per una pensione di vecchiaia. È una mossa che, stando ai proponenti, comincerebbe a produrre costi tra una quindicina d’anni, proprio quando la curva della spesa comincia però a impennarsi con il ritiro dei primi baby boomers.

Il percorso a tappe per “cancellare la Fornero” arriverebbe poi a conclusione con la presentazione, entro la metà dell’anno prossimo, di un Testo Unico semplificato che raccoglie tutte le norme pensionistiche. Un atto complesso e ambizioso (soprattutto sul fronte delle coperture) per ritornare alla flessibilità sostenibile prevista dal nostro modello contributivo, che non verrebbe rimesso in discussione e che manterrebbe anche gli stabilizzatori automatici di spesa che agganciano i requisiti alla speranza di vita a 65 anni. Fuori gioco, in questo percorso a tappe, nuove prestazioni assistenziali come l’Ape sociale.

M5S è convinto delle azioni minime: il rilancio di opzione donna, come detto, e l’estensione delle tutele per gli usuranti «dopo un’attenta mappatura da effettuare con un osservatorio ad hoc» spiega la senatrice Nunzia Catalfo, referente del Movimento sui temi previdenziali. Due i punti di distinzione con la Lega che solo il confronto politico dirà se superabili. Lo stabilizzatore automatico: M5S ne auspica il congelamento per 5 anni (il costo da loro stimato è 3 miliardi). L’aumento delle pensioni basse, che però potrebbe essere rinviato con l’intero pacchetto del reddito di cittadinanza (costo annunciato 17 miliardi), di cui si potrebbe far partire intanto soltanto la riforma dei centri per l’impiego. A regime, però, l’intento è rafforzare gli assegni che non consentono di mantenersi sopra la linea di povertà. «La pensione di cittadinanza – spiega Catalfo – è un’integrazione per un pensionato che ha un assegno inferiore ai 780 euro mensili o ai 1.170 euro se si tratta di una coppia». Per i leghisti intenzionati a rivedere tutto il sistema dei trasferimenti assistenziali per garantire il ritorno alle anzianità pre-Fornero per chi ha una solida base contributiva sarà questo il nodo vero da affrontare per raggiungere (se è l’obiettivo) una convergenza programmatica sulle pensioni con i Cinque Stelle.

Il Sole 24 Ore – 31 marzo 2018

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