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Quote latte, per ministro Catania niente proroghe oltre 2015

«Non vedo concrete possibilità che Bruxelles conceda una proroga sulla quote latte. Molti colleghi europei spingono in questa direzione, ma il sistema zootecnico italiano farà bene a ristrutturarsi in vista dell’ abolizione prevista a partire dal 2015 ».

Così il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, intervenuto oggi all’Assemblea annuale dell’Associazione allevatori (Aia), ha spento i rumors sul possibile rinvio del sistema delle gabbie produttive in vigore dal 1984. Un appuntamento, tuttavia, sul quale il ministro si è detto «fiducioso» innanzitutto «perché le stalle hanno già aumentato la competitività portando i costi di produzione a livelli non distanti rispetto agli allevatori franco-tedeschi, e poi perché i formaggi Dop stanno registrando un trend positivo ed esistono ampi margini per assorbire la produzione aumentando l’export».

Gli effetti della Pac Per Catania, insomma, «ci sono le condizioni per superare il sistema delle quote senza traumi». Le preoccupazione maggiori, semmai, potranno arrivare dalla riforma della Politica agricola comune (Pac). «Stiamo entrando nel vivo della trattativa – spiega Catania – e alcuni cambiamenti saranno possibili. Sul greening le proposte cambieranno e personalmente sono contrario al premio unico nazionale. Tuttavia il settore zootecnico, senza un meccanismo che consentirà di assorbire la riforma in un tempo molto lungo, che stiamo studiando e porteremo al tavolo negoziale, rischia pesanti contraccolpi in termini di taglio agli aiuti». Aiuti che saranno azzerati per gli «ingrassatori», quella categoria di allevatori specializzati nel portare i capi acquistati per lo più da Francia e Polonia al peso adatto per la macellazione. Non esisteranno più, infatti, i «diritti speciali» di cui hanno goduto fino a oggi.

Il sistema-Aia Il ministro, infine, è intervenuto sul finanziamento del sistema-Aia. «Un sistema – ha spiegato il presidente, Nino Andena – attivo da 70 anni che ha portato la selezione genetica a livelli di eccellenza». L’associazione allevatori, per mantenere alta l’efficienza dei controlli in un quadro economico compatibile con la crisi economica, ha riorganizzato la struttura scesa da 100 a 22-24 uffici sparsi sul territorio e lanciato il marchio Italialleva che cerfica al 100% la provenienza italiana di latte e carne. A oggi sono 2.796 le referenze commercializzate attraverso Metro e Conad. Quella dei controlli è un’attività pubblica per la quale Aia ottiene fondi dallo Stato. «Quest’anno – ha ricordato Catania – abbiamo già liquidato 25 milioni di euro. So che manca ancora il 50% spettante alle regioni, ma da parte nostra abbiamo fatto quanto promesso e cercheremo di fare il possibile anche per il 2013». E per evitare nel futuro black out finanziari con conseguenti contraccolpi sul funzionamento delle associazioni, il ministro ha proposto di veicolare in futuro i fondi attraverso i piani di sviluppo rurale (Psr), magari attraverso una misura nazionale.

ilsole24ore.com – 11 luglio 2012

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