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Quote latte, quest’anno niente multe. Produzione sotto fatidico tetto Ue

Scongiurato il rischio multe per le quote latte nella campagna 2012-2013, con la produzione nazionale che dovrebbe rimanere sotto il fatidico tetto dei 10 milioni e 883mila tonnellate assegnato dall’Unione Europea all’Italia, oltre il quale scatta il cosiddetto splafonamento e le sanzioni conseguenti.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che per la prima volta dall’avvio della campagna il monitoraggio delle consegne rettificate da aprile a febbraio registra una diminuzione dello 0,6 per cento. L’andamento – sottolinea la Coldiretti – sembra confermato dai dati rilevati sui controlli funzionali dall’Associazione Italiana Allevatori (Aia) per marzo anche se occorre attendere la rilevazione definitiva di questo ultimo mese della campagna lattiera, affinchè gli allevatori italiani possano tirare un sospiro di sollievo».

Dopo le maggiori produzioni del primo trimestre della campagna lattiera, in cui si è assistito ad un notevole aumento delle consegne di circa il 3-4 per cento rispetto al corrispondente periodo scorso anno che aveva provocato un diffuso allarme tra gli allevatori, «c’è stata – spiega Dario Ermacora presidente Fvg di Coldiretti – una lenta regressione dei livelli produttivi nei mesi da luglio ad ottobre, che ha avuto una decisa accelerata dal mese di dicembre».

Il trend di calo è proseguito anche a gennaio e febbraio. Sono le regione del Centro Sud, assieme a Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, ad aver garantito il contenimento della produzione, mentre Lombardia, Piemonte e Trentino Alto Adige, pur diminuendo la produzione in questi ultimi mesi, «sarebbero ancora – precisa Ermacora – fuori dalla propria quota di produzione di latte. Questa è la terz’ultima campagna lattiera in cui vige il regime delle quote che secondo l’Unione Europea sparirà nel 2015.

La questione quote latte – ricorda il presidente – è iniziata 30 anni or sono nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All’Italia fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Il 1992, con la legge 468, poi il 2003, con la legge 119, e infine il 2009, con la legge 33, sono state le tappe principali del difficile iter legislativo per l’applicazione delle quote latte.

Per ultimo con la legge di stabilita’ è stata introdotta una efficace norma per la riscossione coattiva, che prevede di affiancare all’Agea (Agenzia per l’erogazioni in agricoltura) l’esperienza e la capacità operativa di Equitalia e della Guardia di Finanza. Dei quasi 4.000 milioni dovuti complessivamente per la multa, 1.700 milioni sono stati versati dallo Stato per sanare il periodo 1984-1996. Il prelievo complessivamente richiesto ai produttori per il periodo successivo ammonta a 2.264 milioni di euro, di cui ne sono stati riscossi solo 246 e altri 346 milioni sono in rateizzazione con la legge 119/2003. 175 milioni sono ormai irrecuperabili per fallimento, per incapacità definitiva di versare, per sentenza di annullamento.

Restano quindi da riscuotere circa 1.500 milioni, di cui 700 non sono al momento esigibili a causa di sospensive giurisdizionali mentre 800 sono esigibili. L’Agea ha intimato il pagamento del prelievo esigibile ai circa 2.000 produttori coinvolti. Seicento di loro devono pagare somme superiori a 300.000 euro, cioè la gran parte del debito. La stragrande maggioranza dei circa 40mila allevatori presenti in Italia, nel corso degli ultimi anni – conclude Ermacora – si è invece messa in regola acquistando o affittando quote».

Il Messaggero Veneto – 29 aprile 2013

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