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Quote latte, torna la “guerra”. Proteste allevatori: sequestrato per ore l’esattore Equitalia

1acospa-rivogliono-i-loro-soldiRiesplode a Lonigo il vulcano delle quote latte. La notifica di una multa da oltre mezzo milione di euro ad un allevatore che ha sforato i tetti di produzione scatena la rabbia dei Cospa e il caos in un’azienda agricola leonicena: un agente di Equitalia, semplice ambasciatore della notifica, viene bersagliato dalle invettive di una mezza dozzina di allevatori “padani” della frangia barricadera, accorsi a dare man forte al multato. Al culmine della bagarre, dopo ore di tensione e imprecazioni, il parabrezza dell’auto dell’agente viene sfondato con una gomitata da un produttore inviperito. Solo l’intervento in forze dei carabinieri, una quindicina di uomini oltre ai poliziotti della digos, riporta la calma.

La vittima potrebbe far scattare la querela per danneggiamento, ma dal punto di vista penale tutto si esaurisce qui. Il caso “politico”, invece, rischia di essere solo all’inizio. Se sia l’alba di una nuova Vancimuglio è presto per dirlo. Certo è che i Milk Warriors, la parte più oltranzista degli allevatori che nel ’97 avevano protestato contro le quote latte inondando l’A4 di letame, sono sul piede di guerra: è bastato che uno di loro ricevesse la notifica della multa per farli accorrere solidali a “farsi sentire”. Sostengono che le multe non sono legittime. E dicono candidi: «Volevamo creare un caso». Obiettivo raggiunto.

LA MULTA. Da quanto ricostruito dai carabinieri tutto inizia alle 9.30. All’allevamento del 38enne Mirco Pozzan, in via Sabbionara a Lonigo, si presenta Paolino Zanellato, dipendente dell’agenzia di riscossione crediti Equitalia: deve notificare una maxi multa da 587 mila euro per lo sforamento delle quote latte. L’allevatore sapeva che l’avrebbe ricevuta ed aveva preparato la sua strategia di “reazione”. Primo, chiamare a raccolta i colleghi Cospa e alzare i toni della protesta: in breve lo raggiungono in otto dal Basso Vicentino e dal Veronese. Secondo, contestare la multa: «Non è legittima, si fonda su dati non accertati, c’è un ricorso in atto e un’udienza nell’aprile 2015», è la tesi di Pozzan.

LA BAGARRE. L’allevatore chiama pure i carabinieri: vuole che la contestazione avvenga di fronte a loro. Arrivano i militari di Lonigo, ma la tensione non si placa. Anzi. In uno scatto d’ira, l’allevarore leoniceno Eugenio Rigodanzo, 49 anni, “guerriero del latte” già protagonista di tante proteste e con precedenti di polizia giudiziaria, sferra una gomitata sul parabrezza dell’Alfa 147 dell’agente di Equitalia, sfondandolo. Zanellato vorrebbe andarsene, per poter continuare la sua giornata di lavoro, ma Pozzan e i suoi amici pretendono una dichiarazione da Equitalia che attesti che il creditore è Agea, l’Agenzia statale per le erogazioni in agricoltura.

LA PACIFICAZIONE. I carabinieri chiamano rinforzi da Vicenza e Noventa. Arriva anche il maggiore Lerario, comandante della compagnia berica. È lui a prendere contatti con il direttore di Equitalia Vicenza per ottenere il fax richiesto dagli allevatori. Intanto sopraggiungono gli agenti della digos del vicequestore Calenda. Dopo una mattinata di tensione il clima si stempera: gli allevatori cercano di scusarsi con l’agente di Equitalia, spiegando che non è con lui che sono arrabbiati, ma contro la «grande truffa» di cui si sentono vittime; l’agente, d’altra parte, pur avendo spiegato fin dall’inizio di essere semplice ambasciatore, è costretto ad andarsene con il parabrezza ammaccato. Equitalia, riservandosi le vie legali, condanna l’accaduto ricordando che «le responsabilità relative a multe e debiti da pagare non possono ricadere sugli agenti riscossori che ogni giorno lavorano con onestà e serietà».

A Lonigo la situazione si nrmalizza intorno alle 14.30 e gli allevatori rientrano nelle loro aziende. «Sapevamo che sarebbero arrivate multe – dice Pozzan – eravamo pronti a protestare». La sensazione è che non resterà un caso isolato.

«Si va avanti, anche con le maniere forti»

L’intervista a EUGENIO RIGODANZO, COSPA

Eugenio Rigodanzo, 49 anni, portavoce dei Cospa, è il “milk warrior” che ieri ha sferrato un colpo all’auto del dipendente di Equitalia.

Rigodanzo, lei è ancora in prima linea per non pagare le multe e i toni sono sempre accesi…

È solo il primo round. Continueremo la nostra lotta. Simili episodi sono destinati a ripetersi se le cose non cambieranno.

Anche con le maniere forti? Come successo ieri, quando ha sferrato una gomitata, mandando in frantumi il parabrezza di un’auto?

Sì, andremo avanti senza ammorbidire i modi. Proseguiremo, anche se questo significherà che ci sarà qualche “martire”.

Eppure sapevate che le sanzioni sarebbero arrivate…

Questa situazione ha dell’incredibile. Ci vediamo notificare sanzioni da centinaia di migliaia di euro, ma non paghiamo. Si tratta di cartelle “pazze” e non siamo solo noi a sostenerlo. C’è un’indagine dei carabinieri del Nac, secondo cui ci sarebbero errori nella valutazione della quantità di latte prodotta in Italia che non giustificherebbe pertanto le multe per l’eccesso di produzione. I dati dei carabinieri sono stati inviati a 70 procure e ben 32 hanno chiesto un supplemento d’indagine. In base al documento i calcoli per la riscossione del debito sono “gonfiati”. Sarebbero state calcolate ben 300 mila mucche in più, rispetto a quelle realmente presenti.

Di pagare, insomma, non se ne parla?

Assolutamente no. Impugneremo le cartelle. Come possiamo pagare per debiti che, di fatto, non sono stati riconosciuti? È mia intenzione, inoltre, sporgere denuncia nei confronti di Agea.

Con quali motivazioni?

Abuso d’ufficio, peculato, truffa e istigazione al suicidio. Noi allevatori siamo all’esasperazione e siamo costretti a lavorare rimettendoci soldi. Oggi vendiamo il nostro latte a 4O centesimi al litro ma per produrlo ne spendiamo 42.

Insomma siete in perdita ma andate avanti lo stesso?

Sì, perché crediamo nel nostro lavoro. Il consumatore pensa di bere latte italiano. In realtà il 60% arriva dall’estero, anche se la sua origine non viene indicata. Noi siamo tra i pochi in grado di offrire un prodotto realmente “made in Italy”, controllato e sano

Il Giornale di Vicenza – 21 maggio 2011

 

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