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Rapporto annuale Inps: nel 2012 rosso da 9 miliardi. Pesa la gestione ex Inpdap: crolla anche il patrimonio

inps-uffici-pubblico-fotogramma--258x258Il rapporto annuale: il saldo negativo dovuto esclusivamente alla gestione dei dipendenti pubblici ex Inpdap. L’assegno medio mensile è di 881 euro per le pensioni Inps, 1.725 euro quello per le pensioni ex Inpdap e 1.175 quello per le pensioni ex-Enpals. Per l’Inps un rosso da nove miliardi. Nel 2012 la gestione finanziaria di competenza del nuovo Inps (dopo la fusione con Inpdap ed Enpals) ha evidenziato un saldo negativo di quasi 9 miliardi di euro, dovuto esclusivamente alla gestione dei dipendenti pubblici ex Inpdap. È quanto rileva il rapporto annuale dell’istituto di previdenza. Il disavanzo dello scorso anno, pari a 8,996 mld, risulta dalla differenza tra 376,896 mld di entrate e 385,892 mld di uscite. Leggi il rapporto e i comunicati Inps

Crolla il patrimonio: l’incorporazione dell’ente pensionistico dei lavoratori della P.A, già in rosso nel 2011 per 10,269 miliardi, ha fatto scendere il patrimonio netto da 41,3 miliardi nel 2011 a 22 nel 2012. Quasi la metà degli oltre 15 milioni di pensionati – tre pensionati su quattro – prende meno di 1.000 euro al mese e circa un terzo tra i 500 e i 1.000 euro.

Nel 2012 spesi 261,3 miliardi (15,9% Pil) per 21,1 mln di assegni Ammonta a 261,3 miliardi la spesa sostenuta nel 2012 dall’Inps per le pensioni pubbliche e private, il 15,9% del Pil e «con un incremento del 34,4% rispetto a 194,5 miliardi del 2011, per lo più ascrivibile alla spesa pensionistica derivata dall’incorporazione degli enti soppressi» Inpdap e Enpals, pari a 63,3 miliardi. Ogni mese l’istituto eroga 21,1 milioni di pensioni, sia previdenziali sia assistenziali, a 15,9 milioni di cittadini. L’assegno medio mensile è di 881 euro per le pensioni Inps, 1.725 euro quello per le pensioni ex Inpdap e 1.175 quello per le pensioni ex-Enpals. Secondo l’Inps, «determinate le differenze di importo fra le varie gestioni concorrono numerosi fattori, quali una maggiore discontinuità lavorativa nel privato rispetto al pubblico, un maggior numero di pensioni di vecchiaia calcolate su minimi contributivi, una maggiore presenza di donne pensionate e un elevato numero di pensioni indirette liquidate nella gestione privata».

Lo scorso anno la spesa per le sole pensioni Inps è stata di 198 miliardi, pari all’1,8% in più rispetto al 2011. Nel 2012 sono in cassa integrazione 1,6 mln di lavoratori Nel 2012 sono stati autorizzati 1,1 miliardi di ore di cassa integrazione (+12% sul 2011) per oltre 1,6 milioni di lavoratori interessati (+28,5%). L’Inps sottolinea che la spesa totale per le prestazioni è stata pari a 6,2 miliardi di euro (compresa la copertura per la contribuzione figurativa). Sono stati erogati 22,7 miliardi di euro per le prestazioni di sostegno al reddito (compresi i contributi figurativi), tra cassa integrazione guadagni, indennità di disoccupazione e di mobilità, per una platea di beneficiari di circa 3,2 milioni. Il Sole 24 Ore

I dipendenti pubblici zavorrano l’Inps e lo mandano in rosso di 9 miliardi

Il peso delle pensioni dei dipendenti pubblici, quelle erogate dall’Inpdap, ha zavorrato pesantemente i conti dell’Inps che poco più di un anno fa era stato costretto ad assorbire l’istituto cugino ormai incapace di tenere in equilibrio i propri conti. La gestione dei dipendenti pubblici ha mandato in rosso il bilancio dell’Istituto nazionale di previdenza sociale di ben 9 miliardi di euro.

Il disavanzo del 2012, primo anno di esercizio dopo l’incorporazione dell’Inpdap e dell’Enpals nell’Inps, risulta dalla differenza fra 376.896 milioni di euro di entrate e 385.892 milioni di euro di uscite. L’Inps eroga ogni mese, fra private e pubbliche, circa 21,1 milioni di pensioni (di natura sia previdenziale sia assistenziale) a più di 15,9 milioni di cittadini, per una spesa complessiva che è stata, nel 2012, di 261,3 miliardi di euro, con un aumento sul 2011 del 34,4%. I dati emergono dal rapporto annuale dell’Istituto previdenziale.

Interessanti sono anche gli importi medi delle pensioni erogate a dipendenti privati ed ex pubblici. L’importo medio mensile delle prestazioni previdenziali Inps è di 881 euro, quello delle pensioni ex Inpdap è di 1.725 euro e quello delle pensioni ex Enpals di 1.175 euro. In pratica i dipendenti pubblici incassano una pensione doppia rispetto a quella dei privati. Il reddito pensionistico medio mensile, ha spiegato l’Inps, è di 1.269 euro (1.518,57 euro per gli uomini e 1.053,35 euro per le donne). Il 73% dei percettori prende una sola pensione per un valore medio mensile di 1.196 euro (media tra 876 euro per le donne e 1.486 euro per gli uomini); il restante 27% cumula due o più pensioni con un reddito medio di 1.468 euro al mese.

Il nuovo Inps ha erogato nel 2012 21,1 milioni di pensioni sia di natura previdenziale che assistenziale a circa 15,9 milioni di cittadini per una spesa complessiva (comprese le indennità agli invalidi civili) di 261,3 miliardi di euro. La spesa pensionistica ha raggiunto il 15,86% del Pil. Rispetto all’anno precedente la spesa pensionistica ha registrato un aumento di 66,9 miliardi di cui 63,3 connessi proprio all’incorporazione di Inpdap e Enpals.

Secondo il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, “Il sistema è in piena sicurezza. È un disavanzo tutto imputabile alla gestione dei lavoratori pubblici. Un disavanzo contabile che non mette a rischio la stabilità finanziaria del sistema”.

I dati dell’Inps poi mostrano come l’Italia sia un paese irrimediabilmente vecchio. Un italiano su quattro infatti è pensionato. Nel dettaglio sono più di 15,9 milioni i cittadini in pensione, oltre il 25% del totale della popolazione (59,6 milioni alla fine del 2012 secondo l’Istat). Proprio mentre Mastrapasqua illustrava il bilancio dell’Inps, l’Ocse ha diffuso il suo studio sull’occupazione in Italia. Oltre un giovane su due, ha spiegato l’organizzazione di Parigi, ha un lavoro precario. In particolare, i giovani tra i 15 e i 24 anni che hanno un lavoro precario sono il 52,9%. In pratica un giovane su due è precario. Erano, nel 2011, il 49,9% e nel 2012 il 42,3%. Nel 2000, la percentuale era molto più bassa e cioè il 26,2%. Nel rapporto si evince anche che in Italia, nel 2012, la quota complessiva di chi ha un lavoro precario è del 13,8% e che la quota delle donne è del 48,4%.

L’Ocse ha anche promosso la riforma Fornero del luglio 2012 che “aumenterà verosimilmente la creazione di posti di lavoro stabili nel medio termine”. Non solo. “Ci si può aspettare – si legge nel rapporto – che, avendo limitato i casi di licenziamento senza giustificato motivo in cui il reintegro nel posto di lavoro può essere ordinato dal giudice e avendo reso le procedure dei conflitti più veloci e prevedibili, la riforma Fornero dia un impulso alla crescita della produttività e alla creazione di posti di lavoro nel prossimo futuro”. Huffingtonpost.it

16 luglio 2013 

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