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Rc medica: polizza obbligatoria verso rinvio. Premi insostenibili, professionisti in rivolta. Tavolo sulla «Balduzzi» in affanno

11Risk 2--258x258Nuovo rinvio all’orizzonte per scadenza di metà agosto che dovrebbe sancire l’obbligatorietà della polizza Rc per i professionisti della salute. La soluzione potrebbe arrivare a brevissimo, con un emendamento al capitolo Sanità del decreto del “Fare”, all’esame delle Commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera. Il rinvio servirà a far calare la tensione su una situazione al collasso che il rinvio stesso peraltro non risolve. «L’emergenza c’è e resta per tutti quei professionisti ad alta rischiosità esposti a richieste di premi inavvicinabili» – conferma Amedeo Bianco, presidente FnomCeo e membro della Commissione Sanità di Palazzo Madama. – «Senza un sistema di copertura credibile diventa inesigibile anche il diritto al risarcimento: è interesse di tutta la collettività, non solo dei professionisti».

Proprio a garantire la possibilità di dotarsi di idonea copertura anche alle specialità ritenute ad alta rischiosità (non tanto per il numero di incidenti quanto per l’onerosità dei risarcimenti per singolo sinistro, come ortopedici o ginecologi, ndr.) dovevano servire le norme della legge «Balduzzi», approvata nel 2012, che prevedeva un Fondo di garanzia ad hoc finanziato anche dalle compagnie con il 4% della raccolta premi della Rc sanità dell’anno precedente. Ma il Dpr attuativo è ancora tutto da scrivere: il tavolo istituito alla Salute dopo il varo della legge – partecipato da rappresentanti dei professionisti, delle compagnie di assicurazione e delle Regioni – ha subito anche lo stop dettato dal cambio di Governo e va a rilento. L’adozione del provvedimento avrebbe comunque tempi lunghi, dovendo essere approvato prima dal Consiglio dei ministri e poi dal Consiglio di Stato.

Inoltre i nodi da sciogliere sono infiniti: dalla platea dei destinatari (solo i liberi professionisti?) alla retroattività: al tavolo sembra aver prevalso la «pregressa illimitata» mentre le compagnie da ultimo cercano di proporre polizze a retroattività zero. Quelle che accettano di assumere rischi nel settore si contano su una mano e paiono decisamente allineate nello stilare la classifica delle specialità a maggior rischio di vertenze.

Così accade che un medico di famiglia o un medico non specialista può garantirsi massimali da 2 o 3 milioni di euro spendendo da un minimo di 550 euro a un massimo 1.300 euro l’anno. Per raggingere lo stesso obiettivo gli specialisti “a rischio” possono spendere fino a 17mila euro. E ci sono compagnie che preferiscono non fornire le relative quotazioni.

I trend sono ovviamente legati al lievitare dei costi assicurativi del settore.

Una analisi appena realizzata da Marsh sulla sinistrosità in ambito ostetrico in 83 strutture pubbliche (ampiamente pubblicata nell’ultimo numero del settimanale «Il Sole-24 Ore Sanità») censisce in otto anni (2004-2011) 43 milioni di risarcimenti erogati, euro con un liquidato medio di 368mila euro e un valore assicurativo per ciascun nato di a 208 euro.

Quest’ultimo dato è in crescita del 20% rispetto all’edizione 2012 dello stesso studio, anche a fronte di una riduzione degli eventi del 7%. E i camici bianchi rischiano ogni giorno di più di restare senza polizza.

Il servizio completo

Il Sole 24 Ore sanità – 16 luglio 2013 

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