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Reati lievi, oggi parte l’archiviazione. Entra in vigore la norma che permetterà ai giudici di non fare i piccoli processi. Si riuscirà a smaltire l’accumulo nei tribunali?

Marco Menduni. E’ una rivoluzione quella che debutta oggi nelle aule dei tribunali. Scalfisce un moloch, quello dell’obbligatorietà dell’azione penale per i reati minori, che negli anni ha fatto più danni che vantaggi alla celerità del sistema giustizia in Italia. Vale la pena di affrontare un processo per punire il poveretto che, al supermercato, per una volta ha rubato una busta di prosciutto?

O chi, in un momento d’ira, ha apostrofato malamente il vicino di casa? La novità si chiama «tenuità del fatto». Non è un’attenuante, ma un’opportunità nelle mani dei magistrati per concludere subito, senza neanche celebrarlo ma con un’archiviazione, il processo contro chi si è macchiato di colpe «leggere». Si parla di reati gravi in astratto (5 anni non sono una pena lieve) ma che non hanno comportato gravi conseguenze.

Stavolta c’è il plauso dei magistrati: da anni sollecitavano un intervento del genere. Neanche gli avvocati fanno le barricate. Il loro timore, semmai, è che le decisioni dei giudici non siano uniformi per fatti analoghi, influenzate dalla sensibilità personali, dai contesti e persino dai luoghi geografici.

La discrezionalità

Perché il provvedimento produce proprio questo effetto. Il giudice diventa dominus della decisione. La valutazione dei fatti è rimessa alla sua serenità e al suo equilibrio. Una discrezionalità, secondo alcuni, persino eccessiva. Perché nel nòvero dei reati puniti fino a cinque anni ce ne sono alcuni di grande impatto sociale e non solo il furtarello di chi ha fame: le discariche non autorizzate, il traffico dei rifiuti, gli scarichi industriali abusivi. Ancora, l’adulterazione dei cibi e dei medicinali, le omissioni nella sicurezza sul lavoro, la truffa, l’intrusione informatica. Persino la guida in stato di ebbrezza.

Gli aggiustamenti

Di fronte alla levata di scudi contro la prima bozza del decreto, che rappresentava una vera depenalizzazione, l’esecutivo è corso ai ripari. Ha escluso dal beneficio alcuni reati: quelli che provocano morte o lesioni; quelli crudeli, per motivi abietti; quelli contro i più deboli e incapaci di difendersi. Ha depennato quelli contro gli animali.

Poi ha specificato chi può godere di questo «perdono»: chi compie per la prima volta il reato, solo se il danno prodotto è di «particolare tenuità» e se non è un delinquente abituale. Ha chiarito che sullo stalking (altro punto controverso della stesura della prima ora) non si transige, proprio perché è un reato di per se stesso ripetuto.

Dentro questi paletti è il giudice, su proposta del pm, a decidere se i requisiti per l’archiviazione ci siano o meno. E, soprattutto, a valutare che cosa sia la «particolare tenuità». In un panorama nel quale non esiste alcun parametro fissato.

«Il rischio di decisioni difformi esiste – ammette Maurizio Carbone, segretario generale dell’Anm, l’associazione nazionale magistrati – ma quello che ci viene consegnato è uno strumento davvero importante per deflazionare il numero dei processi e faremo buon uso di questa preziosa discrezionalità ».

Gli interrogativi rimangono aperti. Un esempio. Dopo le campagne contro l’alcol e gli stupefacenti per chi si mette alla guida, quale sarà la sorte di chi, per la prima volta e senza guidare come un pazzo, viene controllato dalla stradale o dai vigili e trovato con un tasso di alcol per litro di sangue oltre gli 0,81 grammi? Questa è la soglia che fa scattare il procedimento penale. Ma nulla vieta che un giudice possa far rientrare il caso tra quelli «lievi», persino se ha determinato un incidente non grave.

Processi in sospeso

Altra criticità: che cosa succede di tutti i processi già avviati e non giunti alla sentenza? Nel decreto del governo mancano indicazioni su come affrontare questo passaggio. L’orientamento dei magistrati, confortato dal parere dei giuristi, è quello di applicare retroattivamente la norma più favorevole all’imputato. Nei casi previsti, i processi da oggi saranno probabilmente archiviati.

La Stampa – 2 aprile 2015 

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