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Redditest, gioco pericoloso. Per spaventare evasori si deprimono consumi

Il redditest è stato presentato una settimana fa, ma alcuni aspetti del meccanismo di autodiagnosi messo a punto dall’Agenzia delle entrate sembrano essere stati lasciati volutamente nel vago.

La domanda fondamentale è: se il redditest mi dà luce verde, posso essere sicuro che non subirò accertamenti basati sul redditometro? E se mi dà luce rossa sarò certamente accertato?

L’Agenzia delle entrate risponde con due sì. Ma qualche dubbio è lecito. Perché i due strumenti non coincidono. Il risultato è infatti frutto di procedure diverse di elaborazione di dati non sempre coincidenti. Mentre il redditometro si basa su dati certi relativi alle spese effettuate presenti nell’anagrafe tributaria e sulla stima delle spese più comuni (cibo, abbigliamento ecc.) sulla base degli indici Istat, il redditest è una specie di studio di settore, che opera sulla base delle relazioni statistiche esistenti tra le spese effettuate e il reddito dichiarato: è in pratica un modello matematico che, sulla base di alcuni elementi noti (reddito e spesa), stima gli altri elementi non noti (disponibilità di un reddito sufficiente a effettuare le altre spese).

È questo il motivo degli strani risultati che stanno emergendo man mano che si cominciano a fare i primi test sul redditometro: per esempio, a parità di condizioni 10mila euro spesi dal veterinario danno luce rossa, mentre se la stessa somma viene investita in gioielli si ottiene luce verde. La causa di queste apparenti anomalie, spiegano alle Entrate, non è dovuta a una valutazione etica delle spese effettuate: nel redditest le spese fungibili vengono valorizzate anno per anno, quindi sono calcolate con un coefficiente molto alto, mentre l’acquisto di gioielli è equiparato a un investimento e quindi la spesa viene spalmata su più anni, con un effetto ridotto sul risultato finale.

Insomma redditometro e redditest sono meccanismi diversi che tendono a dare un risultato analogo, ma non si può escludere a priori che ci siano casi in cui questi siano divergenti. Perché sono diverse le logiche con le quali sono stati costruiti. Ma allora a cosa serve il redditest? Si tratta sostanzialmente di un giocattolo che ha l’obiettivo di incrementare la compliance. Puro marketing fiscale.

L’Agenzia delle entrate, dopo aver lavorato per anni al perfezionamento del redditometro, vuole in qualche modo inquietare gli evasori. Chi sa di non essere in regola sarà tentato di mettere alla prova la propria situazione con il redditest. Di fronte a un risultato di non congruità, gli uomini di Befera sperano che l’evasore, nel timore di dover subire un accertamento sintetico, dichiari un reddito più elevato. Si può sperare che succeda così nella maggior parte dei casi.

Il rischio è che invece il contribuente decida di rinunciare ad acquistare la Bmw o la casa nuova per non dare nell’occhio (un trend che sembra già in atto). In questo caso il redditometro si trasformerebbe in uno strumento di ulteriore depressione dei consumi, un calcio nei denti a tutti gli sforzi che il paese sta facendo per uscire dalla crisi.

ItaliaOggi – 26 novembre 2012

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