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Regionali in Veneto, frenata di Berlusconi sull’appoggio a Tosi. C’è il timore di una scissione di Fi in Veneto: fittiani pronti a sostenere Zaia

Silvio Berlusconi per il momento preferisce tenersi fuori dallo scontro interno alla Lega. Il Cavaliere prima di esporsi vuole capire come andrà a finire il corpo a corpo tra Matteo Salvini e Flavio Tosi. Nel frattempo però invia un messaggio chiaro a entrambi i contendenti.

«Difficile» che Fi possa sostenere un’eventuale lista Tosi contro l’attuale governatore Luca Zaia, dice la portavoce azzurra Deborah Bergamini, ricordando però a Salvini che, se insiste a voler «andare da solo, rischia di consegnare il Veneto alla sinistra».

Ma il leader della Lega tira dritto: «Mai con Ncd, poi Berlusconi farà le sue scelte», ha ribadito mentre era a Piazza del Campidoglio per contestare il sindaco di Roma Ignazio Marino e soprattutto tenere alta l’attenzione mediatica in vista della manifestazione di sabato nella Capitale. Anche Tosi però non demorde. «Io dalla Lega non me ne vado», dice il sindaco di Verona, che insiste sull’autonomia nella scelta degli alleati: «In Veneto decide la Liga, è sempre stato così».

In Parlamento la tensione tra veneti e lombardi è altissima. Si attende ora il Consiglio federale del Carroccio di lunedì. Se la Lega non marcerà compatta, il rischio di uscire sconfitti alle regionali è alto. A rischiare però è anche Fi. Per questo Berlusconi ha frenato il tifo di Brunetta e del cerchio magico per il sindaco di Verona. Il leader di Fi probabilmente teme che si possa replicare con Zaia quanto avvenne proprio in occasione dell’elezione di Tosi a sindaco, ovvero che una parte significativa del gruppo dirigente azzurro della Regione si smarchi e appoggi autonomamente con una lista civica il governatore uscente. Un’ipotesi avvalorata anche dal sostegno dei fittiani a Zaia, a partire dal capogruppo di Fi in Veneto Leo Padrin, che ha preso pubblicamente posizione: «Tra la Lega e il Nuovo centrodestra, io scelgo la Lega, anche se è pervasa dal delirio». Ma per Fi il sostegno a Zaia significherebbe rinunciare alla possibilità di confermare Stefano Caldoro, il governatore della Campania, l’unico ancora in quota Fi. Alleanze variabili non sono infatti possibili. Ncd su questo è irremovibile. Tant’è che la candidatura di Caldoro verrà ufficializzata solo «contestualmente» a quella per il Veneto. La timida apertura di Zaia («Da qui alla fine può succedere di tutto»,) con riferimento alla partita sulle alleanze, è troppo generica per avventurarsi in previsioni ottimistiche. «I veti di Salvini, probabilmente rientrano in un’ottica che mira più a consolidare il consenso della Lega che non a far vincere il centrodestra», insiste Mara Carfagna.

Anche Berlusconi è pessimista. Il Cavaliere, già preoccupato per le possibili conseguenze sulla sua libertà personale a seguito degli eventuali sviluppi del Rubyter e delle testimonianze di alcune delle olgettine, deve anche fare i conti con i problemi finanziari del partito e la guerra di Fitto che potrebbe trasferirsi nelle aule di un tribunale. Da cinque mesi, riferiscono fonti parlamentari azzurre, non viene pagato l’affitto dell’immobile di piazza San Lorenzo in Lucina a Roma e la scorsa settimana sono stati notificati sei decreti ingiuntivi per mancati pagamenti ad alcuni fornitori. Quanto allo scontro con Fitto, la decisione di Luigi Vitali, il commissario di Fi in Puglia nominato da Berlusconi, di escludere dalla lista delle regionali chi non ha versato i contributi al partito, è letta dai sostenitori dell’europarlamentare pugliese come l’ennesimo atto di guerra e sono pronti a replicare minacciando di ricorrere all’autorità giudiziaria per verificare come è stata gestita la «contabilità» del partito a livello nazionale.

Il Sole 24 Ore – 26 febbraio 2015 

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