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Regione, dalla Giunta veneta sì alla riorganizzazione. Si passerà dagli attuali 15 capi-area a cinque super-dirigenti che coordineranno molti settori oggi tra loro separati

Come aveva fatto intuire nelle scorse settimane il governatore Luca Zaia, la Giunta veneta ha deciso di dare il via a una profonda riorganizzazione di tutta la macchina della Regione. Sono notizie che all’esterno in genere suscitano poca attenzione, ma è ovvio che se si riorganizza la sala macchine sarà l’intera nave via via a mostrare un cambio di passo e, l’obiettivo è questo, una maggiore efficienza. Il progetto è stato studiato al nuovo segretario generale della programmazione Luca Felletti, ma ha alle spalle anche il lavoro fatto su incarico regionale dagli esperti della società Kpgm.

CINQUE MACRO-AREE. La delibera istituisce solo cinque grandi aree affidate a un dirigente-manager, oltre a quella ovviamente della sanità che per legge ha già un suo bilancio a parte. Le aree individuate sono: Sviluppo economico; Capitale umano e cultura; Programmazione e sviluppo strategico; Tutela e sviluppo del territorio; Risorse strumentali. «Si tratta – sottolinea una nota di palazzo Balbi – del significativo e concreto avvio di una riorganizzazione che andrà a razionalizzare e ottimizzare le competenze attualmente distribuite fra 15 fra aree e dipartimenti. Un percorso volto a ridisegnare l’assetto organizzativo delle strutture della Giunta regionale, in linea con il generale orientamento del settore pubblico e delle altre amministrazioni regionali verso l’innalzamento degli standard di efficienza della macchina organizzativa ed efficacia dell’azione amministrativa». Tradotto, quindi, si passerà dagli attuali 15 capi-area a cinque super-dirigenti che coordineranno molti settori oggi tra loro separati, ed è ovvio che decisiva sarà la scelta di questi manager che dovrà essere compiuta. Adesso però c’è un passaggio politico: la delibera va all’esame della prima commissione consiliare guidata dal leghista Marino Finozzi, poi tornerà per l’approvazione definitiva in Giunta.

«È UNA SVOLTA». La stessa Regione sottolinea che il nuovo modello di organizzazione interna è considerato un passaggio fondamentale per poter centrare «gli obiettivi strategici del programma, per l’utilizzo efficiente ed efficace delle risorse a disposizione, il superamento delle criticità operative, l’incremento della qualità dei servizi erogati, la valorizzazione delle risorse umane e alla razionalizzazione dei costi». Rispetto a quest’ultimo punto, un dirigente oggi prende dai 121mila ai 167mila euro, e pare che a cascata poi ci sarà nel tempo – ovviamente con il maturare dei pensionamenti – una riduzione anche dei dirigenti di secondo livello, che oggi sono circa 180. «È un piano – dice in una nota Zaia – che deve tenere conto di quanto è cambiato nella società e nell’amministrazione, garantire servizi sempre più moderni e capaci di cogliere i nuovi trend sociali, i bisogni emergenti e le richieste della comunità veneta. Ma è ispirato anche al contenimento dei costi e alla valorizzazione della dirigenza regionale e delle risorse umane. Ringrazio il direttore generale Luca Felletti per l’ottimo lavoro svolto che è solo all’inizio ed è destinato a garantire un volto del tutto rinnovato alla Regione».

TRE DIRETTRICI. La Giunta ha dato il via libera (è circolata qualche voce di discussione sulla ricomposizione dei settori nelle grandi cinque aree, ma poi la decisione è stata presa). Da quanto si capisce, è stato assicurato che le deleghe di ogni assessore sono confermate, mentre i dirigenti di loro riferimento – quando il piano sarà operativo – saranno quegli specifici, ma anche ovviamente i cinque super-manager della struttura tecnica. Il vicepresidente Gianluca Forcolin rigrazia tutti i dirigenti regionali del loro lavoro e sottolinea che la riorganizzazione «corre lungo tre assi: sviluppo, razionalizzazione e spending rewiew. I nuovi assetti organizzativi dovranno restituirci processi più snelli, capaci di cogliere in tempi sempre più rapidi gli obiettivi. Siamo ancora in una prima fase che dovrà concludersi a giugno per quanto riguarda la parte dirigenziale, ma che si protrarrà fino a dicembre per quanto attiene a tutti gli altri livelli organizzativi».

Il Giornale di Vicenza – 11 aprile 2016 

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