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Regione-ministero, nuova lite sui limiti. I due fronti continuano a rimpallarsi la responsabilità per la definizione dei valori massimi sui perfluori. Nervosismo dai sindaci coinvolti

«Tocca a te stabilire i limiti». «No, in realtà tocca a te». E stato un vero e proprio rimpallo tra governo e Regione quello al quale si è assistito ieri in occasione dell’assemblea a Palazzo Nievo a Vicenza sull’emergenza Pfas. Durante la seduta, alla quale hanno partecipato i rappresentanti del ministero dell’Ambiente, della Regione, delle province e dei comuni interessati, i due fronti si sono addossati l’un l’altro la responsabilità per la dichiarazione dei limiti sui perfluori.

«Dobbiamo definire l’inghippo dei limiti – ha spiegato l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin -. Il governo ci dice che li dobbiamo fissare noi, ma secondo me non è così. La legge parla chiaro e dice che questi valori devono essere fissati dallo Stato; le Regioni possono renderli più restrittivi. A febbraio, poi, ci avevano comunicato con una lettera che potevamo fissare noi i valori limite, salvo poi, in ottobre, fissare dei livelli massimi per alcune di queste sostanze. Ora chiediamo che lo Stato fissi i limiti anche per gli altri composti. Questo ser virà per creare una casistica. Ciò è poi necessario in quanto se non ci sono limiti, non è possibile sanzionare i trasgressori. La soluzione strutturale è fare nuovi acquedotti, ma si realizzano in almeno 6-7 anni».

Bottacin parteciperà oggi alla commissione parlamentare sulle ecomafie, nella quale si parlerà dei Pfas. «Serve una programmazione – ha spiegato il presidente della Provincia Achille Variati -. Per fare questa serve la definizione del problema, sulla base dei valori che non sono ancora stati fissati. C’è il rischio che se non ci sarà questa misura non si riesca a costruire tutto il resto». Una convergenza tra Stato e Regione potrebbe essere raggiunta domani a Venezia, nella riunione del comitato di sorveglianza dell’accordo Fratta Gorzone. A Palazzo Nievo ieri non sono comunque mancati i momenti di nervosismo, culminati con l’intervento del sindaco di Montecchio Maggiore Milena Cecchetto. «Sono tre anni che ci smazziamo per questa situazione, noi abbiamo bisogno di risposte», ha proferito il primo cittadino. «La gente si preoccupa perché non abbiamo ancora una definizione chiara degli effetti sulla salute», ha commentato il sindaco di Sarego Roberto Castiglion. «I valori devono essere determinati per dare ai nostri concittadini delle certezze», ha dichiarato Stefano Giacomin, primo cittadino di Creazzo. «È evidente che i costi di monitoraggio delle acque reflue non possono ricadere sugli agricoltori perché avrebbero un effetto deprimente sull’economia veneta», è stato il commento del senatore vicentino dell’Udc Antonio De Poli.

Il Giornale di Vicenza – 10 maggio 2016 

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