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Regione Veneto. Rissa tra consiglieri sulle nomine dei dirigenti, Grazia querela Teso

E poi dicono che i politici non si interessano del destino dei lavoratori. Quelli veneti se ne interessano così tanto da fare a pugni, soprattutto quando si tratta dei grand commis sponsorizzati dall’uno o dall’altro partito.

E’ il caso della «battaglia» per le nomine cominciata giovedì a palazzo Ferro Fini… e finita venerdì sera nella caserma dei carabinieri di Padova. Il consigliere regionale Raffaele Grazia, bassanese ex Udc, ora in Futuro Popolare, ha infatti querelato per percosse il collega veneziano del Pdl Moreno Teso. I due sono venuti alle mani giovedì scorso durante l’Ufficio di presidenza in cui si stava decidendo il nome del futuro manager regionale addetto al Bilancio. Si era detto che c’erano state «tensioni» durante quell’incontro, che erano volati addirittura dei panini, lanciati dai contendenti come «estremo gesto di insofferenza». La verità è che Teso si è lanciato furibondo contro Grazia, sfondando lo scudo umano posto dagli altri consiglieri e colpendo il «nemico» con una sberla. Accade giovedì. Quel giorno nell’Ufficio di presidenza sono in cinque. Oltre a Grazia e Teso ci sono Franco Bonfante (Pd), Matteo Toscani (Lega), e Clodovaldo Ruffato (Pdl), presidente del Consiglio regionale. Maggioranza e opposizione discutono su due nomi per l’ufficio del Bilancio: Stefano Amadi, già agli Affari regionali, e Paola Rappo, già titolare dell’incarico. Amadi è sostenuto da Teso, la Rappo invece è la scelta di Grazia. A fare da sfondo una reciproca antipatia, Teso e Grazia si sopportano poco e sono entrambi vittime di un carattere, per così dire, piuttosto deciso. Nella bella stanza del palazzo sul Canal Grande tutti a turno parlano per sostenere i loro candidati. Grazia e Teso sono seduti agli estremi opposti di un pesante tavolo di legno massiccio. Quando tocca a Teso, Grazia si scalda. Alle prime parole i due si stuzzicano e pare si siano tirati addosso gli ormai celeberrimi panini. Il punto di non ritorno è però una frase decisamente poco carina che Grazia rivolge all’avversario: «Stai zitto coglione». Teso sbianca. Con larghi passi, guardando Grazia negli occhi, gira attorno al tavolo per raggiungerlo. Quando si trova a pochi metri da lui gli si mette davanti Bonfante, che lo placca alle spalle. Nello stesso istante, in difesa di Grazia, si frappone anche Ruffato. Tutto avviene in una manciata di minuti durante i quali Grazia resta seduto e non si scompone. L’unica cosa che dice è: «Se mi tocchi ti denuncio». La manovra a difesa del consigliere ex Udc vacilla quando Ruffato, ancora convalescente per uno strappo alla spalla, cade a terra in preda ad una fitta. Bonfante, credendo che il presidente del Consiglio sia stato colpito per errore durante la colluatzaione, si lancia su di lui per soccorlerlo mollando quindi la presa su Teso, che, a quel punto, ha Grazia davanti a sè. E’ in quel momento che parte il manrovescio. Teso è stato poi ri-bloccato e i suoi colleghi. Grazia non ha riportato ferite gravi in volto, ma nell’animo sì. Tanto che il giorno dopo si è presentato ai carabinieri a denuncare Teso per percosse. Tutti i presenti, dopo la sberla, hanno tentato di mantenere un basso profilo sulla vicenda. Grazia ha opposto un no comment sulla vicenda. Teso invece rilancia: «Lo querelerò anche io per ingiurie, non gli ho dato una sberla, solo uno spintone, sono offeso io per quello che ha detto». Il secondo round, metaforicamente parlando, è già partito.

Roberta Polese – Corriere del Veneto – 21 luglio 2013

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