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Regioni morose al Vinitaly, buco Buonitalia: Veronofiere, mancano 15milioni

La crisi colpisce tutti e la Fiera di Verona non ne è immune: un mix di fattori, tra cui l’aumento dei costi organizzativi, ma anche mancati introiti che al momento sarebbero quantificabili in una quindicina di milioni, ha costretto l’ente di Viale del Lavoro a chiedere ai fornitori di rinunciare al 10% delle somme pattuite.

A produrre la criticità soprattutto due elementi: il buco generato dal crac Buonitalia, e gli «incagli», cioé i pagamenti in ritardo o comunque problematici, da parte di clienti e istituzioni pubbliche. Buonitalia era la società di promozione dell’alimentare italiano all’estero, su cui aveva puntato molto l’attuale governatore, Luca Zaia, quand’era ministro dell’Agricoltura. E’ stata gestita per un periodo (quello appunto in cui Zaia era al dicastero) da un suo fedelissimo, Walter Brunello, che peraltro oggi lavora da consulente proprio per VeronaFiere. Buonitalia oggi è a rischio fallimento dopo essere stata messa in liquidazione lo scorso aprile, con oltre 20 milioni di perdite e una lunga lista di debiti, tra cui 3,6 milioni vantati dall’ente veronese. Ancor più pesante sarebbe le cifra che riguarda i pagamenti per gli stand, in particolare per il Vinitaly: in questo caso i soldi non sono da considerare come irrecuperabili, ma sembra che i ritardi riguardino una somma attorno ai 12 milioni. Tra le Regioni morose ci sono Lazio, Campania e Sicilia, enti notoriamente in difficoltà finanziaria. Per correre ai ripari, la Fiera sta comprimendo le spese e anche i fornitori vengono coinvolti nello sforzo.

La notizia è divenuta di dominio pubblico attraverso un comunicato stampa del capogruppo Udc in Regione, Stefano Valdegamberi, ma la Fiera non ha avuto nessun problema a confermarne la veridicità. Per il consigliere regionale, il fatto è grave: «VeronaFiere – dice Valdegamberi – propone una specie di concordato stragiudiziale ai creditori, tipico delle situazioni pre-fallimentari. Speriamo di non dover aggiungere un altro risultato negativo nei primati del “modello Verona” che sta cadendo a pezzi».

Per la Fiera, invece, è assurdo stupirsi: «Se noi fossimo un’isola felice – dice il direttore generale, Giovanni Mantovani – ci troveremmo in un altro Paese». La ricontrattualizzazione degli accordi con i fornitori, spiega il dg, è oggi divenuta «pratica comune». Tutte le aziende private – nota il manager – stanno portando avanti questo tipo di trattative e non capisco dove stia lo scandalo se anche un ente pubblico si comporta allo stesso modo. Chi si stupisce, forse non si rende conto di quale sia il contesto economico in cui si muove l’Italia». Valdegamberi dice che VeronaFiere sta inviando “lettere” ai fornitori per chiedere loro di accontentarsi del 90% del denaro dovuto, ma Mantovani ribatte che le cose stanno diversamente. «I nostri fornitori non sono estranei, ma partner storici con cui lavoriamo da decenni e che rispettiamo profondamente. Nessuno – puntualizza – viene messo di fronte a un “prendere o lasciare”. Tutti vengono invitati in sede e qui spieghiamo loro come sta la situazione, e i motivi che ci spingono a fare questa richiesta. I nostri partner sono i primi interessati a che i conti dell’ente restino in ordine e ciascuno è libero di accettare l’invito oppure declinarlo».

«Questa ricontrattualizzazione – dice il presidente di VeronaFiere, Ettore Riello – serve a trovare equilibrio in un momento delicato e difficile. Cerchiamo di condividere le scelte con i fornitori, per assicurare solidità all’ente anche in futuro.

Corriere del Veneto – 22 novembre 2012

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