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Responsabilità dei giudici, il governo frena: niente proposta

Nel pacchetto-giustizia non ci sarà una proposta sul tema: tutto affidato al Parlamento. Sulla corruzione invece la ministra Severino produrrà un testo, ma in tre settimane

La materia è incandescente. Meglio usare molta cautela e tutto il tempo necessario. I segretari di partito, nella famosa cena di palazzo Chigi con Monti, hanno deciso di investire la ministra della Giustizia, Paola Severino, del compito di avanzare una proposta sulla giustizia. Nel menù ci sono argomenti spinosi: le modifiche alle leggi su corruzione e concussione, la responsabilità civile dei giudici, le intercettazioni. La prima mossa della ministra, però, si mostra abile. II governo non farà alcuna proposta sulla responsabilità civile dei giudici, rimettendosi al gioco parlamentare.

Il governo infatti valuterà al momento opportuno – «e ciò accadrà non prima di due o tre settimane», spiega il relatore Pasquale Nessa, Pdl – quale emendamento appoggiare e quale no. Va da sé che questi emendamenti non saranno del tutto spontanei e che a monte ci saranno consultazioni informali. Forse saranno emendamenti bipartisan. «C’è una volontà comune per una soluzione mediata», dice ancora Nessa. Nelle settimane calde della campagna elettorale per le Amministrative, insomma, cambieranno le norme sulla responsabilità civile dei giudici (a palazzo Chigi fu deciso per l’appunto che occorreva una soluzione più equilibrata di quella votata alla Camera su proposta del leghista Pini) e però nessuno potrà accusare il governo di avere chinato il capo ai diktat dei magistrati. Come cambieranno le norme, è presto per dire ma in generale il cittadino che si sente vittima di un errore giudiziario potrà fare causa allo Stato, successivamente lo Stato si potrà rivalere sul magistrato che ha sbagliato se e quando quest’ultimo sarà condannato per il suo errore.

Sulla corruzione e sulla concussione, invece, la ministra Severino farà la sua proposta personale al Parlamento, ma non prima di due-tre settimane. Ci sono comunque alcuni punti fermi: la ministra crede fermamente nella necessità di introdurre i nuovi reati di «corruzione tra privati» e di «traffico d’influenze». Andrà poi scritto diversamente il reato di «corruzione», aumentandone le pene e quindi i tempi di prescrizio- ne, assorbendo anche il reato di «concussione». Ce lo chiedo- no l’Europa e l’Ocse da almeno dieci anni E come si sa questo governo ha gli standard europei nel suo Dna. Da oggi al 23 marzo, a Strasburgo, si riunirà appunto il Gruppo di lavoro del Consiglio d’Europa sulla corruzione «Greco» («Group d’Etats contre la corruption») che da sempre ci martella per il ritardo nell’adeguare la legislazione anticorruzione. E’ attesa un’ennesima bacchettata sul ritardo nella ratifica della Convenzione di Strasburgo contro la corruzione, che è del 1999, ed è stata appena votata al Senato ma non ancora dalla Camera.

Come ben si sa, però, parlare di concussione, ovvero dell’articolo 317 del codice penale, da qualche mese significa so- prattutto parlare di Berlusconi e del processo Ruby. Berlusconi è accusato di concussione e il tribunale di Milano ritiene che l’imputato sarebbe indubbiamente favorito dall’abolizione dell’articolo 317. C’è la massima attenzione dei partiti su questa partita specie dopo le accuse «d’inciucio» tra Pd e Idv. «II governo lavorerà per irrobustire l’impianto del ddl all’esame delle Camere», conferma il ministro Filippo Patroni Griffl (Pubblica amministrazione). E la ministra Annamaria Cancellieri(Interno): «La corruzione è una palla al piede che rende il Paese difficilmente competitivo. E’ una partita dura, ma come nel rugby non dobbiamo avere paura di prenderle e neanche di darle».

La Stampa – 20 marzo 2012

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