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Ricerca Agenas-Cà Foscari: cure primarie fai-da-te nelle Regioni

Diverse, in alcuni casi diversissime, anche all’interno della stessa area regionale. Per sistema di finanziamento, di erogazione dei servizi e anche di governance delle cure primarie. Sono le Regioni italiane passate sotto la lente della ricerca coordinata dall’Agenas in collaborazione con l’Università Cà Foscari di Venezia, sui modelli dell’offerta di sanità pubblica nel Paese.

E il risultato, che sarà presentato nel dettaglio domani a Venezia nel corso del convegno «Sistemi di assistenza primaria e innovazione in sanità», mostra ancora una volta che pur in presenza di un modello nazionale di sistema sanitario le Regioni continuano a presentare forti elementi di distinzione, che vanno dalla prevalenza quasi totale del pubblico a pieno mix tra pubblico e privato (come nel caso della Lombardia) a prevalenza del privato.

Per finanziamento ed erogazione dei servizi ‘vincè il modello a prevalenza del pubblico per le risorse e mix nell’erogazione (8 regioni). Ma sotto il profilo della governance la maggior parte delle Regioni (14 su 21) ha una gestione ‘mix-ibridà (cioè alto numero medio di assistiti per i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta e allo stesso tempo alto ‘cost-shering’, cioè alti ricavi da ticket e visite a pagamento in regime di intramoenia). Ai due ‘estremì, secondo la ricerca, il modello delle Province Autonome di Trento e di Bolzano, a più alto grado di presenza pubblica (sia nella regolazione, che nel finanziamento, che nella governance) e quello della Lombardia, dove predomina la dimensione della coesistenza e del mix degli attori e della regolazione.

La ricerca, che si è proposta di fare il punto sui processi di cambiamento in atto nella sanità regionale, ha visto la partecipazione di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. I risultati, che verranno illustrati a Venezia, hanno evidenziato la sussistenza di differenze sostanziali tra i diversi sistemi sanitari regionali: pur in presenza di un modello nazionale di sistema sanitario, le Regioni italiane presentano elementi di distinzione tanto nel profilo del finanziamento, quanto in quello dell’erogazione dei servizi e nella governance del sistema.

Altro dato rilevante emerso dallo studio concerne la presenza in alcuni casi di una programmazione dissociata dall’analisi dei bisogni di salute. Ecco, dunque, che per le cure primarie e la sanità territoriale appare improrogabile la capacità di mutare l’approccio alla domanda di salute, con una riorganizzazione dei servizi che siano appropriati sotto il profilo economico-finanziario, e, ancor prima, maggiormente rispondenti ai bisogni espressi, garantendo equità e umanizzazione. La domanda di cura e presa in carico, quindi, richiede di spostare la centralità del sistema dall’ospedale al territorio e di ripensare l’assetto dell’assistenza primaria.

La territorializzazione dei servizi deve sviluppare un nuovo paradigma per il sistema sanitario, imperniato sulla prevenzione e promozione della salute; l’utilizzo delle potenzialità della web society; la centralità dei processi valutativi; il ruolo attivo dei cittadini nel processo di cura.

Il Sole 24 Ore sanità – 7 giugno 2013

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