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Riforma continua. Pensioni, dal 2013 un altro giro di vite. Età e conti: ecco cosa cambia. Le regole categoria per categoria

1a1a1_0a00apensionetraguardo-258Dal 2013 pensioni più avare e più lontane. Il primo gennaio entrano in vigore i nuovi coefficienti di calcolo (-3/4%) da applicare al montante dei contributi e il requisito temporale slitta in avanti di tre mesi, per rincorrere quelle statistiche di aspettativa di vita più lunga che d’ora in poi guideranno il mondo previdenziale pubblico. I conti e i meccanismi delle novità. Più avara e più lontana. Perché il vitalizio sarà più basso, in media del 3%. E per avere la pensione si dovrà lavorare almeno tre mesi in più. Ecco le novità — tutte improntate all’austerity — che scatteranno il primo gennaio 2013 sul fronte previdenziale. La causa è il meccanismo che adegua alle aspettative di vita i coefficienti di trasformazione in rendita e i requisiti di età. La riforma ha cancellato molti dei punti fermi precedenti. 

Le simulazioni sono state realizzate dalla società indipendente di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria Progetica. «Con questo sistema — spiega Andrea Carbone, partner di Progetica — a partire dal primo gennaio 2013 il quando e il quanto della pensione saranno agganciati in modo automatico alle statistiche sulla vita media. L’adeguamento sarà triennale sino al 2019, e successivamente diventerà biennale».

L’adeguamento dei coefficienti si applica al sistema contributivo (che si basa sui contributi versati durante l’intera vita lavorativa) e riguarda, in tutto o in parte, tutti i lavoratori. Con la riforma Monti-Fornero, infatti, il contributivo è stato esteso a tutti per il periodo successivo al primo gennaio 2012. «Il sistema pensionistico deve tener conto dell’allungamento dell’aspettativa di vita — sostiene Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza —. Altrimenti non è più sostenibile dal punto di vista finanziario».

I punti

La prima novità riguarda i coefficienti di trasformazione: le percentuali, cioè, che applicate al montante contributivo (la somma dei contributi accantonati) determinano la sua pensione. La tabella mostra i valori originari, quelli scattati nel 2010 e quelli che saranno adottati il primo gennaio dell’anno prossimo. Così, per esempio, per ogni 100 mila euro di montante, un sessantacinquenne riceverà 5.440 euro l’anno contro i 5.620 attuali e i 6.140 cui aveva diritto sino al 2009. «Il primo taglio era stato più brusco perché si riferiva a un periodo più lungo, mentre il prossimo sarà più contenuto — spiega Carbone —. Con l’allungamento della vita lavorativa previsto dalla riforma Monti-Fornero, anche nel sistema Inps sono stati previsti coefficienti propri anche per i lavoratori con più di sessantacinque anni. In questi casi, in precedenza venivano applicati quelli, più bassi, adottati per i sessantacinquenni: i coefficienti dai 65 ai 70 esistevano già per altre casse previdenziali, e nella tabella sono stati riportati per completezza di confronto».

Dal primo gennaio, inoltre, si staccherà più tardi, a causa dell’adeguamento dell’età pensionabile all’allungamento della speranza di vita. «Per il primo incremento è stato applicato il limite massimo di tre mesi — spiega Carbone —. Anche se la vita media è aumentata di circa cinque». Così, per esempio, dal primo gennaio 2013 un dipendente potrà staccare a 66 anni e tre mesi per avere la pensione di vecchiaia (rispetto ai 66 sufficienti sino al 31 dicembre prossimo) e una lavoratrice dipendente a 62 anni e tre mesi (le autonome addirittura a 63 anni e 9 mesi). Per quella di anzianità, invece, ci vorranno 42 anni e cinque mesi, contro gli attuali requisiti di 42 anni e un mese per gli uomini (un anno in meno per le donne).

Sino al 31 dicembre 2015, per le donne rimarrà la possibilità di andare in pensione con 57-58 anni di età (rispettivamente per dipendenti e autonome) e 35 di contributi: in questo caso, però, il vitalizio sarà calcolato tutto con il contributivo.

I limiti

«La Monti-Fornero ha introdotto per i soli lavoratori che hanno cominciato dal 1996 una condizione aggiuntiva per il requisito di vecchiaia e un secondo requisito di pensione anticipata», spiega Carbone. Per avere la pensione di vecchiaia, l’assegno dovrà essere pari a 1,5 volte la sociale, che per il 2012 è di 5.577 euro. Se non accade, l’alternativa è pesante: staccare a settant’anni, con almeno cinque di contributi. Per il secondo requisito di pensione anticipata (63 anni e 3 mesi con 20 di contributi nel 2013), l’assegno dovrà essere almeno pari a 2,8 volte la sociale. Sono novità sinora poco considerate, che interesseranno pochissimi fra i pensionati del 2013, ma con cui bisognerà cominciare a fare i conti. La tabella mostra i montanti stimati, rispettivamente 148.746 e 306.549 euro, che sono necessari per ottenere questo requisito. «Con scenari di questo tipo — sottolinea Corbello — è impensabile che, sempre più spesso, siano espulsi dal sistema produttivo gli ultracinquantenni, che per ottenere pensioni adeguate dovrebbero invece lavorare ancora a lungo».

Inps. La mappa delle condizioni. Categoria per categoria le regole da conoscere

La riforma Monti-Fornero sta per compiere un anno di vita. Una riforma severa e, forse per questo, non sempre compresa nelle sue linee. Come dimostrano i molti quesiti che giungono al Forum «I nostri soldi» di corriere.it. La riforma ha cancellato molti dei punti fermi precedenti. Quindi è legittima un po’ di confusione.

Anzianità

È stato eliminato dal 2012 il sistema delle quote (somma di anzianità contributiva ed età anagrafica) per poter percepire le pensioni di anzianità. E via anche il baluardo dei 40 anni in base al quale si poteva incassare il trattamento anticipato, indipendentemente dall’età anagrafica. Nel 2012 la pensione di anzianità si può incassare solo con 41 anni e un mese di contributi, se donne, e con 42 anni e un mese, se uomini. Inoltre staccare prima dei 62 anni è penalizzante. In pratica è come se alla quota 96 in vigore fino al 2011 per i dipendenti, e alla quota 97 per gli autonomi, se ne fosse sostituita una di 104.

Il limite di 41,1 mese e 42,2 mesi, inoltre, è destinato a passare a 41 anni e cinque mesi e a 42 anni e 5 mesi già dal 2013 per colpa dell’aggiornamento dei requisiti anagrafici alle speranze di vita.

Per disincentivare il pensionamento anticipato, è stata introdotta pure una misura di riduzione. Qualora, infatti, lo si chieda prima di aver compiuto i 62 anni di età, il trattamento verrà corrisposto, per la quota retributiva, con una riduzione pari all’1% per ogni anno di anticipo; percentuale che sale al 2% per ogni anno di anticipo che supera i 2. Se, ad esempio, si richiede la pensione, all’età di 60 anni, si riscuoterà, per la quota di pensione calcolata con il sistema retributivo (quella che si ottiene sulla base dell’anzianità acquisita sino al 2011), un assegno decurtato del 2%. Se invece la si richiede a 59 anni di età, la decurtazione sale al 4%.

Vecchiaia

Anche la pensione di vecchiaia si allontana sempre di più. Dal 2012 i vecchi limiti di 60 anni per le donne, e 65 per gli uomini sono saliti rispettivamente a 62 e 66 anni (63 anni e 6 mesi se autonome). Per gli uomini, almeno per quest’anno, non cambia nulla, in quanto sino al 2011 maturavano il diritto a 65 anni, ma per riscuotere la rendita, per via della «finestra mobile» (ora soppressa), dovevano comunque aspettare altri 12 mesi (in pratica a 66 anni).

Per le donne, invece, si tratta di una vera e propria stangata. La riforma Monti-Fornero ha infatti dato un deciso colpo di acceleratore a quella equiparazione tra donne e uomini, già decisa dal precedente governo Berlusconi che, nell’estate 2011, aveva previsto un percorso che doveva iniziare nel 2014 per raggiungere il traguardo dei 65 anni nel 2026. Dal 1° gennaio 2012 l’età delle dipendenti è salita a 62 anni e sarà ulteriormente elevata a 63 anni e 6 mesi nel 2014, a 65 anni nel 2016 e a 66 dal 2018.

E non è finita qui. A partire dal 1° gennaio 2013 i limiti di età richiesti per la pensione di vecchiaia saranno adeguati, con cadenza triennale (biennale dal 2019), all’incremento della speranza di vita accertato di volta in volta dall’Istat (più si allunga la vita più si allontana la pensione). Il primo adeguamento, 3 mesi in più, è già operativo. Questo significa che la soglia anagrafica dall’anno prossimo (2013) sale a 66 e 3 mesi per gli uomini e 62 anni e 3 mesi per le donne. Per cui, nel 2014, l’età delle donne indicata dalla riforma in 63 anni e 6 mesi, in realtà sarà fissata a 63 anni e 9 mesi.

Chi si salva

Le nuove regole sono entrate in vigore dal 1° gennaio 2012, ma non si applicano:

a chi ha raggiunto i requisiti (età e contributi) entro il 2011. Questo significa, ad esempio, che chi ha già maturato il diritto alla pensione di anzianità con 40 anni (oppure raggiungendo la quota «96»), ed è in attesa (un anno o un anno e mezzo, a seconda se dipendenti o autonomi) dell’apertura della finestra, potrà riscuotere tranquillamente l’assegno Inps alla relativa scadenza, quando cioè si aprirà l’uscita programmata.

Alle donne, sino all’anno 2015, che opteranno per il calcolo interamente contributivo, anche per l’anzianità maturata prima del 1° gennaio 1996. Le lavoratrici possono ottenere la pensione di anzianità sulla base di 35 anni di contributi e 57 anni di età (58 anni le lavoratrici autonomi). Un’opzione ghiotta, prima di sceglierla è, però, bene farsi fare i conti in dettaglio perché la riduzione della pensione può anche superare il 30%.

Tra gli esenti vi sono, ovviamente, anche gli esodati. E questa è una partita non ancora risolta.

Guarda il servizio in formato pdf con le tabelle

Corriere Economia – 8 ottobre 2012

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