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Riforma lavoro al sì finale. Al Senato partita sull’assetto Camere

Quattro voti di fiducia per varare definitivamente la riforma del mercato del lavoro. Gli assalti forali al semi-presidenzialismo che ancora saranno tentati da Pdl e Lega Nord in calo drammatico di consensi. E la patata bollente della spending review.

Governo e Parlamento si giocano tutto da oggi a giovedì. Proprio mentre tra pochi giorni al Consiglio europeo del 28-29 giugno sono in ballo i destini dell’euro, e dunque anche dell’Italia. Nella sequela infinita delle settimane parlamentari «cruciali» che si sono susseguite dall’inizio della legislatura, prima con Berlusconi e da nove mesi a questa parte con Mario Monti, quella che si apre oggi sarà una settimana assolutamente speciale per Camera e Senato. Con una giornata clou segnata in rosso nell’agenda del Parlamento: mercoledì 27, il giorno del voto forale sulla riforma del mercato del lavoro targata “Elsa Fornero”, che non solo per opposte ragioni non piace né ai sindacati né agli imprenditori, ma che continua a lasciare irrisolto il nodo drammatico degli esodati. Tutto questo mentre si annuncia un Consiglio dei ministri a sua volta decisivo, nel corso del quale sarà messa sul piatto la strategia e l’impatto finanziario della spending review affidata al supercommissario Enrico Bondi, col suo carico di almeno 5-6 miliardi di risparmi, se non di più, sulla spesa pubblica soltanto nei sei mesi che restano del 2012. Per un menu che nel triennio sarà invece complessivamente di diverse decine di miliardi. Tanta (e dolorosa) carne al fuoco, insomma, per cercare di far quadrare i conti del bilancio pubblico. Con l’imperativo per il presidente del Consiglio di presentarsi giovedì davanti ai partner europei con due “medaglie al valore” che il Governo conta di appuntarsi sul petto proprio il giorno prima: la riforma del mercato del lavoro, appunto, e i nuovi colpi d’accetta assestati alla spesa pubblica. Tutto questo sul versante dei conti. Mentre sul piano politico al Senato si continua a giocare da domani la partita pressoché fmale sulle riforme istituzionali: incassato giovedì scorso in aula a palazzo Madama il primo taglio al numero di deputati alla Camera, che scenderebbero del 20% (da 63o a 5o8),il testo torna in commissione per decidere sulle due proposte (semi-presidenzialismo e Senato federale) di Pdl e Lega. Lo show down, anche in questo caso, è atteso per mercoledì. Col rischio che diventa sempre più concreto che, col passare delle settimane, le riforme istituzionali – alle quali è legata anche la riforma elettorale- non riescano ad arrivare in porto in tempo utile. Ma nei calendari della settimana non mancheranno altri appuntamenti. A palazzo Madama, anzitutto, dove domani approda in aula il decreto sull’editoria e nelle commissioni il decreto sulla protezione civile e il Ddl anticorruzione. Alla Camera invece, per via del voto di fiducia, le commissioni avranno meno spazio di lavoro. E nei cassetti dell’aula continueranno a restare sia il divorzio breve che la riforma dell’avvocatura.

25 giugno 2012

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