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Riforma Pa, lobby pronte a svuotarla. Da oggi inizia l’esame alla Camera. Ammorbidite le norme sulla dirigenza. Allungato il periodo dell’incarico

dal Tempo. Procede al rallentatore l’esame della riforma della pubblica amministrazione tra modifiche e polemiche. Il testo è stato rimaneggiato più volte e ammorbidito su alcuni punti più spinosi. Eppure al momento del voto finale per il primo round al Senato, le opposizioni non hanno votato preannunciando un confronto più serrato alla Camera. Da oggi comincia infatti l’esame a Montecitorio e non si prospetta affatto facile.

Dopo il via libera definitivo, che ci sarà solo dopo un’approvazione in identico testo sia a Montecitorio che a Palazzo Madama, il governo dovrà varare i decreti delegati che dovranno rendere effettiva la riforma. Per alcuni temi è stata adottata una versione più soft come per il nodo della dirigenza e della «staffetta generazionale». Vediamo il dettaglio.

I DIRIGENTI Per loro è previsto il ruolo unico, potranno mantenere l’incarico per un massimo di 6 anni. In base alle ultime modifiche il contratto sarà di 4 anni + 2, mentre inizialmente era stato proposto 3+3. Inoltre, dopo il collocamento in disponibilità decadranno dall’incarico. Salta però lo stop agli automatismi di carriera. Prevista l’intercambiabilità della dirigenza statale, regionale e comunale. Sono esclusi dal ruolo unico i dirigenti medici, quelli diplomatici e delle camere di commercio.

STAFFETTA GENERAZIONALE Per favorire l’occupazione giovanile la riforma prevede la staffetta generazionale: i lavoratori vicini alla pensione dovrebbero accedere a un part time volontario ma continuando a pagare i contributi come se fossero in pieno servizio. Proprio per questa caratteristica è di difficile applicazione.

ASSENTEISMO Tra le varie misure per combattere l’assenteismo con le false malattie, è previsto che i controlli vengano effettuati dall’Inps come avviene nel privato e non dalle Asl.

TAGLIO DELLE PREFETTURE Nell’ottica di una politica di risparmi, ci sarà una drastica riduzione, circa la metà, degli uffici territoriali delle prefetture e delle Camere di commercio che, fino ad oggi, erano su base provinciale. Le prefetture che faranno riferimento all’ufficio territoriale dello Stato, dovranno essere accorpate secondo altri criteri, oltre all’estensione territoriale e alla popolazione anche al tasso di criminalità di una zona e alla eventuale presenza di una città metropolitana. Il numero delle prefetture non è ancora stabilito da 40 a 70 rispetto alle 100 attuali. Le Camere di commercio invece, da 105 attuali dovrebbero arrivare a 60 e comprendere come minimo 80 mila imprese a livello territoriale. Il registro delle imprese rimarrà in capo alle Camere ma le imprese dovranno versare la metà dei diritti camerali dovuti.

SOCIETA’ PARTECIPATE Giro di vite per le società partecipate dagli enti locali, che erogano servizi pubblici come la gestione delle risorse idriche, dell’energia elettrica, dei rifiuti, (oltre 5 mila in Italia), che saranno razionalizzate, eliminate se considerate inutili e potranno essere commissariate se avranno i bilanci in rosso. Inoltre, i loro organi di controllo, in particolare i collegi sindacali, saranno nominati secondo criteri che ne garantiranno l’autonomia dagli enti proprietari. Proprio in questa ottica si colloca la prospettiva di premiare gli enti locali che decideranno di dare in gestione ai privati i servizi pubblici.

CONFERENZA SERVIZI Le amministrazioni pubbliche negligenti sotto il profilo della partecipazione alla Conferenza dei servizi che, non daranno il parere sui provvedimenti in discussione, saranno obbligate a recepire le decisioni della Conferenza.

INTERNET OVUNQUE Certezza dei tempi dell’azione amministrativa, una carta della Cittadinanza digitale e misure per facilitare il rapporto con i cittadini e le imprese. In tutti gli uffici pubblici dovrà essere garantita la connessione e Internet. Si prevede una riduzione dei tempi di attesa per cittadini e imprese attraverso il ricorso al «silenzio-assenso» dopo 30 giorni dalla notifica di una pratica.

AGENZIE FISCALI

Il premier avrà, per legge, più poteri in materia di vigilanza sulle Agenzie fiscali e le nomine dei vertici in modo che saranno sottoposti al Consiglio dei ministri.

Laura Della Pasqua – Il Tempo – 4 maggio 2015 

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