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Riforma Pensioni, Mef: servono ulteriori approfondimenti sulla flessibilità in uscita. Prosegue il confronto tra Inps e Governo. Da sciogliere i nodi sulla copertura delle misure

Si terrà domani un nuovo incontro tra i vertici Inps e dicastero dell’economia per mettere a punto il dossier sulla flessibilità in uscita. Le ipotesi che il Presidente dell’Inps Tito Boeri ha presentato la scorsa settimana al Governo, al Ministro dell’Economia, PierCarlo Padoan e al titolare di Via Veneto, Giuliano Poletti, non hanno per ora del tutto convinto Palazzo Chigi che ha chiesto un ulteriore round di approfondimento per sciogliere i nodi sulla copertura.

Nel dossier Inps ci sono una serie di proposte per anticipare le uscite tra cui quella del ricalcolo contributivo dell’assegno o sistemi basati su uscite tra i 60 e 62 anni unitamente a 35 anni di contributi abbinati ad un meccanismo di riduzione delle quote retributive dell’assegno simile al ddl 857 (ma senza alcun “premio” qualora si restasse sul posto di lavoro oltre i 66 anni come invece prevede il progetto proposto da Damiano-Baretta). C’è poi l’obiettivo di introdurre un sostegno al reddito agli ultra 55 enni senza lavoro ed altri interventi tra cui una piu’ agevole valorizzazione della contribuzione mista ed una revisione della gestione separata che attualmente penalizza le partite Iva rispetto agli altri lavoratori autonomi sul fronte contributivo. Parte di questi interventi, che dovrebbero essere resi noti entro il prossimo 8 luglio, viene coperto tramite risorse recuperate dallo stesso capitolo previdenziale.

Dal confronto che c’è stato la settimana scorsa i vertici del Mef hanno comunque fatto notare come l’intervento, qualsiasi soluzione si scelga, non sarà a costo zero per le finanze pubbliche e che sarà necessario avere prima l’ok di Bruxelles. Che verosimilmente potrebbe arrivare non prima della fine di Ottobre quando il ddl sulla legge di stabilità sarà trasmesso all’Ue per ottenere il “visto di conformità”. Anche il ricalcolo contributivo dell’assegno, una delle ipotesi “consigliate” dal dossier elaborato da Boeri, comporterebbe infatti una maggiore spesa pubblica almeno nei primi anni, che poi a regime sarà compensata dal fatto di avere in pagamento assegni minori, in via strutturale.

“Se l’Ue non concederà questa maggiore flessibilità la strada per un intervento si complica” dice una fonte vicina al Mef, “in quanto l’esecutivo dovrà compensare con ulteriori tagli alla spesa le maggiori risorse destinate al capitolo previdenza”. Una scelta politica non facile. Da qui la necessità di proseguire il confronto.

Pensioni Oggi – 5 luglio 2015

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