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Riforme previdenza: medici in fuga dal lavoro

Molti medici, complici le ultime manovre e le limitazioni previdenziali, hanno già deciso nell’ultimo anno e mezzo di lasciare il lavoro a 61-62 anni con un incremento del 28% delle uscite.

Lo rileva il presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, commentando la manovra approvata ieri dal Consiglio dei ministri.

«Chi poteva se ne è andato – spiega Bianco – e ciò dovrebbe far riflettere su quanto sia diventato difficile lavorare per i medici se a 61 anni decidono di andare in pensione. Può darsi che in quest’ultimo mese ci sarà un’ulteriore corsa ad andar via da chi ha i requisiti». Ma non dovrebbe esserci un peggioramento circa la carenza di medici. «Le previsioni fatte l’anno scorso – continua – sul fatto che nei prossimi anni andranno in pensione più medici di quelli che inizieranno a lavorare si basavano su simulazioni che contemplavano già l’innalzamento dell’età pensionabile e l’uscita dei medici a 65-67 anni».

Secondo Massimo Cozza, segretario della Fp Cgil Medici, «chi si avvantaggerà saranno i medici con funzioni apicali, mentre rimarranno penalizzati i precari e i medici senza ruoli dirigenziali, che dovranno fare guardie e festivi a 66 anni con turni molto frequenti». Ma per i camici bianchi il Natale si prospetta ancora più amaro, rileva il sindacalista, «perchè sarà proprio con lo stipendio di dicembre o la tredicesima che molti raggiungeranno i 90mila euro di reddito, facendo scattare il contributo di solidarietà previsto dalla manovra del 2010, che sembrava invece scampato». Cozza infine rivolge un appello al ministro del Welfare Fornero perchè elimini la norma della rottamazione, che consente alle aziende di mandare in pensione anticipata, a sua discrezione, i dipendenti pubblici che abbiano raggiunto i 40 anni di contribuiti. «Nella manovra non si dice se è eliminata o meno – conclude – La elimini chiaramente, altrimenti le misure rimangono incongrue».

Sanita.ilsole24ore.com – 5 dicembre 2011

 

 

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