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Rinnovi Pa, sentiero stretto nella manovra. Gelata sul Pil, Istat: crescita zero nel secondo trimestre. Mef: ripresa fragile, ma conti sotto controllo

Il raffreddamento del quadro di finanza pubblica dopo la frenata del Pil certificata dall’Istat rischia di ostacolare anche l’aumento della dote per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego ipotizzato nelle scorse settimane.

Per il momento le prospettive della manovra alimentano un dibattito agostano che ancora non poggia su numeri certi. A offrire indicazioni più solide saranno soprattutto due passaggi: la nota di aggiornamento al Def che il governo presenterà a settembre e che, come annunciato in Parlamento dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan prima degli ultimi dati Istat vedrà una riduzione delle stime di crescita ora fissate a un ottimistico 1,2% per il 2016 e 1,4% per l’anno prossimo; e il dibattito con la commissione Ue sulla nuova iniezione di «flessibilità» ai conti pubblici. Anche su questo secondo versante le cifre effettive si formeranno solo nelle prossime settimane: scontata è la richiesta di portare sopra il 2% l’obiettivo del deficit/Pil del 2017, che ora si attesta all’1,8%, e da Bruxelles arriva per ora solo uno scontato «no comment» da parte di una portavoce della Commissione.

Numeri a parte, è comunque ovvio che un Pil meno vivace del previsto renderà più fitta la griglia chiamata a selezionare nel menu della manovra le misure da finanziare e quelle da accantonare. Lo stesso Padoan (si veda Il Sole 24 Ore del 6 agosto) ha spiegato che la legge di bilancio 2017 si concentrerà su poche misure orientate a crescita e produttività. Il viceministro all’Economia Enrico Zanetti conferma che «la manovra non sarà semplice perché le aspettative sono molte e la crescita è meno rilevante delle attese»: nell’agenda delle priorità, però, il rinnovo dei contratti pubblici viene subito dopo il blocco dell’Iva e il rilancio della produttività, ma «prima delle pensioni». Un intervento ci sarà, ma condizionato da compatibilità più strette del previsto.

Passare dalle intenzioni alle cifre è però una sfida complicata. La conferma è arrivata ieri dal rilancio dei sindacati del pubblico impiego:?la Uil, per bocca del segretario generale Uilpa Nicola Turco, spiega che «il costo di un rinnovo triennale dei contratti si attesta a regime intorno ai 7 miliardi», e senza questa cifra «si ragionerebbe sul nulla», mentre Maurizio Bernava, segretario confederale Cisl responsabile per il Pubblico impiego, sostiene che «ogni lavoratore pubblico ha perso dal 2008 una media di 220-230 euro lordi al mese» in termini di potere d’acquisto. In tutto questo va ricordato che la Consulta, nella sentenza 178/2015 che ha imposto il riavvio dei contratti, non ha dichiarato l’illegittimità dei vecchi blocchi e quindi l’obbligo di recuperare l’arretrato; ma nella partita accanto ai dati tecnici saranno le esigenze politiche e di bilancio a dominare la scena.

Sul fronte investimenti, cruciale per la ripresa, non è invece solo questione di nuove regole. La sfida del governo è contro il tempo: mettere in campo nuove opere e programmi per dare continuità alla ripresa, dopo il 30% perso in questi anni nei lavori pubblici, ma anche far marciare o sbloccare i cantieri che ci sono per dare subito una spinta al Pil. Emblematico il caso del tunnel del Brennero, 8,8 miliardi di euro (si veda anche a pagina 11): a settembre partono i cantieri del lotto Mules 2-3 (1 miliardo) e arriverà un’altra maxi-gara da 1,4 miliardi, ma la previsione di spesa per quest’anno (400 milioni) non sarà raggiunta a causa dei soliti ricorsi al Tar. La battaglia per spendere presto è opera per opera. Tra quelle che dovevano fare cassa quest’anno per la “clausola europea investimenti” ci sono ad esempio le due Pedemontane autostradali in project financing, ma in entrambi i casi i piani finanziari zoppicano: quella lombarda ha i cantieri fermi da fine 2015, e quella veneta rischia di doverli chiudere a ottobre.

Cantieri a breve dovrebbero arrivare dai programmi paralleli a quelli finanziati con fondi strutturali europei 2014-20: nei giorni scorsi sono andati in Gazzetta il piano complementare Campania da 2,5 miliardi e la prima tranche da 852 milioni per dare continuità ai progetti 2007-13 usciti dalla vecchia programmazione. Il ministro Padoan ha garantito al titolare delle Infrastrutture Graziano Delrio risorse di cassa «per quanto serve» ad alimentare i cantieri, ma paradossalmente il problema oggi non è ancora questo, la priorità è ancora «sbloccare e alimentare cantieri».

Il Sole 24 Ore – 17 agosto 2016 

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