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    Riscatto laurea, tutte le novità per il 2024: a chi conviene e come ottenerlo dopo i rincari

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati29 Febbraio 2024Aggiornato:29 Febbraio 2024Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Alcuni scenari con le opzioni per il riscatto della laurea

    Alcuni scenari con le opzioni per il riscatto della laurea

    Quest’anno il riscatto della laurea, come anticipato da Il Messaggero, sarà più caro, rendendo più difficile l’anticipo pensionistico per i giovani e i lavoratori a cui mancano pochi anni per la pensione. In primo luogo bisogna dire che esistono due tipi di riscatto: quello agevolato, che quest’anno costerà oltre 6000 euro l’anno, circa 300 euro in più del 2023. Poi c’è quello, quello ordinario il cui costo dipende da quanto sì è guadagnato nei dodici mesi prima della domanda. Ma per gli anni di laurea prima del 1996 c’è solo il riscatto ordinario e il calcolo dipende dal futuro beneficio pensionistico. Quale conviene fare? E quando? Vediamolo nel dettaglio.

    Riscatto della laurea più caro nel 2024

    Già da ora, per chi fa domanda sul sito dell’Inps, riscattare gli anni di università costerà con l’opzione agevolata oltre 6mila euro l’anno. Per la precisione quasi 6.100, rispetto ai 5.776 dello scorso anno. La stangata è frutto dell’inflazione, che non fa rivalutare solo gli importi delle pensioni o dell’Assegno unico universale per i figli, ma fa anche crescere il reddito minimo imponibile di artigiani e commercianti. Quello su cui si basa proprio il costo del riscatto light della laurea. L’aumento si baserà sul livello medio dei prezzi dello scorso anno, con la crescita fissata dall’Istat al 5,7% (il riflesso sul riscatto sarà di poco più basso), dopo che nel 2023 c’era già stato un balzo del 7,8%.

    Cos’è il riscatto della laurea

    Introdotto nel 1997, il riscatto universitario permette di far figurare il periodo di studi come anni di lavoro, con gli appositi contributi, ma sono esclusi gli anni fuori corso. Il periodo riscattabile va quindi dal 1° novembre dell’anno di immatricolazione al 31 ottobre dell’ultimo anno di durata legale del corso stesso. Se il periodo da riscattare cade nel periodo contributivo (dopo il 1996) per il riscatto agevolato il costo per ogni anno di riscatto è fisso, mentre per quello ordinario si calcola moltiplicando il reddito medio percepito nei dodici mesi precedenti alla domanda di riscatto per l’aliquota di contribuzione dell’indennità vecchiaia e superstiti (Ivs), anche nel 2024 al 33%. Quest’anno, con l’aumento del reddito minimo imponibile di artigiani e commercianti oltre i 18mila euro (era 17.504 nel 2023), il riscatto ordinario costa meno solo se il proprio reddito è sotto questa soglia (mentre per chi non ha mai lavorato vale il costo fisso a 6mila euro).

    Più difficile il calcolo dei costi se si riscattano anni di laurea prima del 1996 (o fino a fine 2011 con almeno 18 anni di contribuzione maturati prima del 1996), cioè quelli che cadono nel sistema retributivo. Il costo si stima tramite il metodo della riserva matematica, cioè sulla base del beneficio pensionistico che deriva dal riscatto stesso.

    Riscatto della laurea, quando conviene

    In generale il riscatto serve per provare ad anticipare l’età in cui si può andare in pensione, che secondo le regole attuali per i giovani potrebbe superare i 70 anni.  Ma questo conviene solo in due casi: se si è cominciato a lavorare prima dei 30 anni oppure se si è già vicini alla pensione.

    Per gli anni post 1996 il primo consiglio è scegliere il riscatto ordinario appena si è cominciato a lavorare, quando lo stipendio non è alto, e pagare a rate (il costo lo puoi anche dedurre dal reddito tassato). Se invece si ha uno reddito annuo già superiore a 18mila euro l’anno conviene l’agevolato.

    Attenzione però: più si paga più contributi si versano, quindi se l’obiettivo è anche alzare l’assegno pensionistico la procedura ordinaria lo stesso la può essere più conveniente. In ogni caso bisogna tenere a mente che con le regole attuali in futuro si potrà andare in pensione a 67 anni con 20 di contributi, senza limiti sull’assegno: se quindi si è avuto uno buono stipendio, senza buchi contributivi, il riscatto in alcuni casi potrebbe anche essere superfluo.

    Quando può essere superfluo

    Definita la platea si possono vedere i casi concreti, basati sul presupposto che le attuali norme previdenziali continuino ad applicarsi indefinitamente senza modifiche e con gli aggiornamenti dei requisiti in base alla variazione della speranza di vita. Partiamo da un dipendente privato nato nel maggio 1980, che ha iniziato a lavorare nel settembre del 2005 versando da allora ininterrottamente contributi per un totale di 17 anni e 5 mesi.

    Potrebbe riscattare quattro anni di università frequentata tra il 1999 e il 2003 e accorciare in questo modo i tempi della pensione. Incrementando la contribuzione arriverebbe alla pensione anticipata il primo ottobre 2046, con 44 anni e 10 mesi di versamenti, quindi prima della vecchiaia che scatta per lui nell’ottobre 2049 (con 69 anni e 4 mesi di età). Ma avrebbe in realtà una possibilità di uscita ancora precedente, senza bisogno di riscatto: la pensione anticipata “alternativa” che spetta solo a chi ha iniziato a lavorare dal ‘96 in poi. Bastano 20 anni di contribuzione effettiva e un requisito di età che per il nostro lavoratore scatterebbe a 66 anni, quindi nel giugno 2046.

    Il Messaggero 

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