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Riscossione tariffe 194, la Regione Veneto chiede conto alle Asl. Poggiani: ma le risorse spettano alla prevenzione

1a1a1a1a_0a0a1aaaaaaaaaaapagamenti--258x258Il direttore dell’Unità di progetto veterinaria, Giorgio Cester, ha inviato una nota ai direttori generali delle Usl del Veneto sul versamento delle tariffe riscosse in base al decreto legislativo 194 del 2008. Le verifiche sulle rendicontazioni inoltrate dalle Usl e relative agli anni 2009, 2010, 2011 e 2012, hanno evidenziato, infatti, criticità a livello di riscossione tariffe e conseguente distribuzione dei proventi, soprattutto a causa della mancata o insufficiente applicazione delle disposizioni previste. «Speriamo vivamente che la nota e le azioni intraprese dall’Unità di progetto regionale possano servire a portare un po’ di chiarezza nella questione 194» osserva il segretario Fvm-Sivemp del Veneto, Roberto Poggiani.

Nella nota regionale, Cester ricorda in premessa come il decreto 194, che disciplina le modalità di rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali in attuazione del Regolamento CE n. 882/2004, abbia introdotto strumenti innovativi, rispetto alla precedente normativa, quali l’obbligo del pagamento anticipato delle prestazioni e la riscossione coattiva, per consentire alle aziende sanitarie una più efficace riscossione delle tariffe dovute dagli operatori del settore alimentare. Tale nuovo approccio è stato confermato dal decreto ministeriale 24 gennaio 2011, emanato di concerto dal ministero della Salute con il ministero dell’Economia, in vigore dal 17 maggio 2011, che ha definito le modalità tecniche per il versamento delle tariffe e la rendicontazione delle somme riscosse.

Ora per superare le criticità a livello di riscossione l’Unità di progetto regionale ha avviato una serie di azioni funzionali al miglioramento del sistema di rendicontazione, introducendo specifica modulistica, e organizzando due incontri informativi con le Usl, coinvolgendo i responsabili dei servizi interessati dei Dipartimenti di prevenzione e i responsabili dei settori economico finanziari. A seguito di tali incontri l’Unità di progetto ha ritenuto di proporre alle aziende sanitarie alcuni interventi che, qualora attuati, dovrebbero risolvere o quantomeno ridurre le criticità.

Cester chiede inoltre una relazione riferita alle rendicontazione degli anni 2009-2010-2011 e all’anno 2012, per poter procedere alla riscossione delle tariffe non ancora riscosse e al successivo versamento dei proventi derivanti, comprensivi della quota di maggiorazione del 30% prevista dalla normativa. Qualora non fosse possibile attivare la procedura coattiva per alcuni o per la totalità dei crediti, non ancora riscossi, si prega di dichiarare i suddetti crediti inesigibili spiegandone il motivo.

La nota regionale si conclude richiamando l’importanza che rileva per il legislatore la riscossione delle tariffe derivanti dall’applicazione del decreto 194, evidenziando quanto previsto dall’articolo 4, comma 3, del decreto ministeriale 24.01.2011, che stabilisce che “in caso di mancato trasferimento delle quote di cui al comma 2, la Regione o la Provincia autonoma provvede a diffidare l’azienda sanitaria locale ad adempiere entro trenta giorni, dandone contestuale notizia ai ministero della Salute e dell’Economia; in caso dl persistente inadempimento, la Regione a Provincia autonoma nomina un commissario ad acta abilitato ad avvalersi delle strutture dell’azienda sanitaria locale medesima”.

Poggiani (Fvm-Sivemp): quei proventi per legge vanno destinati alla prevenzione

«Da tempo – afferma per parte sua Poggiani – abbiamo chiesto di conoscere se i proventi dovuti ai sensi del decreto 194 venissero regolarmente riscossi dalle Asl. E se lo fossero nella giusta misura, secondo i parametri indicati dalle normative vigenti. Ma soprattutto vorremmo sapere se gli introiti riscossi vengono effettivamente destinati, come la legge con chiarezza dispone, per il 90% alle attività di prevenzione».

E aggiunge: «Le risorse per potenziare le attività di prevenzione sono decisive anche perché costituiscono un “investimento” importante che permette un risparmio futuro in termini di prestazioni sanitarie. Il piano socio sanitario regionale dispone, peraltro, che il 5% del fondo sanitario regionale sia destinato alla prevenzione. Vorremmo essere certi che il segretario regionale alla sanità si impegnerà a non disattendere questa previsione normativa. E a questo proposito non nascondiamo la nostra profonda preoccupazione di fronte ad alcune voci che si stanno diffondendo. Voci secondo cui ci sarebbe l’intenzione di dirottare i fondi destinati alla prevenzione, compresi i proventi della 194, nel grande calderone dei bilanci delle Usl. Ci auguriamo di cuore che queste voci non corrispondano al vero».

Conclude il segretario Fvm-Sivemp: «Sarebbe importante sapere quale sia il parere del Ministero della Salute in materia».

A cura di cfo – Ufficio stampa Sivemp Veneto – 2 giugno 2013

 

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