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Risparmi Pa, verso il verdetto della Consulta sul blocco agli scatti di carriera nel pubblico impiego

È una sentenza attesissima dagli interessati: oggi la Corte costituzionale deciderà sul blocco triennale dell’aumento delle retribuzioni legato agli scatti di carriera nel pubblico impiego. Uno stop stabilito dalla legge finanziaria per il 2011 dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

È una norma con effetti più intensi tra i dipendenti dello Stato con maggiori articolazioni di carriera, come le forze dell’ordine e quelle armate. Il blocco, fino a diverse disposizioni, sarà prorogato anche per l’anno prossimo, il testo in discussione della legge di stabilità ne estende anche la portata. In termini economici pesa molto più del mancato rinnovo del contratto. Così da settimane il conto alla rovescia per la pronuncia della Consulta sull’articolo 9, comma 21, della legge n. 122 del 30 luglio 2010, quella incriminata, tiene col fiato sospeso l’intero comparto Difesa e sicurezza. Anche perché ha colpito in modo casuale, e non uniforme, tutti quelli che sono stati promossi dal 1?gennaio 2011 in poi. Bastava invece aver avuto una promozione anche soltanto un giorno prima, il 31 dicembre 2010, per salvarsi. Gli effetti finali sono stati perversi: generali che guadagnano meno dei colonnelli, vicequestori con stipendi più alti dei rispettivi questori, e così a cascata con meccanismi analoghi in tutti i gradi a partire da quelli più bassi della carriera di carabinieri, poliziotti, finanzieri, soldati, aviatori e marinai. Con mancati incrementi in busta paga fino al 10% dell’emolumento e differenze tra due pari grado del 25% e oltre. C’è perfino chi ha avuto la sventurata fortuna di aver ottenuto dal 2011 a oggi due promozioni: si può forse consolare con la gloria, certo non con il doppio mancato incremento di stipendio. Secondo una stima del Cocer della Guardia di Finanza a oggi il risparmio per lo Stato è stato di circa un miliardo. E, a quanto risulta finora, questa cifra rappresentata in tutte le sedi istituzionali a partire dal ministero dell’Economia, non è mai stata smentita o rettificata.

Il Sole 24 Ore – 6 novembre 2013

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