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Rock&Roll, l’orso italiano in Svizzera. Appello animalista: non gli sparate. Segue le orme di M13, che fu abbattuto. Le autorità temono razzie

Che strane e antitetiche reazioni ha evocato l’avvistamento di un orso sul bordo di una strada nel cantone dei Grigioni. Partiamo dal nome. M25 era (ed è) la sua sigla identificativa che, immagino, significhi Maschio numero 25. Gli è stata data probabilmente dagli stessi tecnici faunisti che gli hanno messo un trasmettitore per seguirne gli spostamenti. Appena si è diffusa la notizia della sua presenza, è subito partito un sondaggio nel web per dargli un vero nome e quella sigla, fredda come lo è una targa, è saltata ed è prevalso «Rock&Roll».

Nome allegro che ha trasformato immediatamente M25 in un popolarissimo personaggio da seguire e amare. Perché la presenza di un orso nell’arco alpino è un fatto positivo ed importante. È il ritorno di un predatore che ha un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio delle comunità naturali montane, tornato del resto dove sempre ha vissuto. È un ritorno che regala non solo un arricchimento naturalistico ma anche culturale. Perché il grande plantigrado rinnova vecchie memorie, restituisce ai luoghi un fascino antico e misterioso E così è giustamente percepito sia da quel popolo del web che lo ha ribattezzato sia da coloro che operano e hanno a cuore la conservazione e la protezione della natura.

Rock&Roll (ex M25) è fonte invece di preoccupazione da parte delle amministrazioni locali. È un esemplare giunto nei Grigioni dall’Alto Adige. È un maschio di circa tre anni che probabilmente sta esplorando per cercare dove insediarsi definitivamente all’interno dei confini di un suo territorio. È stato avvistato, ha fatto qualche razzia e questo immediatamente lo condanna come esemplare «problematico». Ce n’era stato un altro in precedenza. La sua sigla era M13. È finito male, perché si avvicinava un po’ troppo ai paesi, faceva razzie. Insomma anche lui era «problematico». E pensare che l’orso è un animale assai schivo. Saranno moltissime le volte che sarà lui per primo a percepirci e a schivarci. La sapienza sta tutta nel non disturbarlo, nel non stringerlo mai alle corde. L’orso, è utile saperlo, non è animale pericoloso per l’uomo. La sua aggressività nei nostri confronti è sempre e solo difensiva. Noi non gli interessiamo come prede. E se si avvicina a qualche periferia urbana è perché gli interessano magari i nostri rifiuti, abbandonati nei cassonetti. Siamo noi che abbiamo stipato con la nostra presenza il territorio. Loro hanno bisogno di ampi spazi e non sempre ce la fanno a evitarci. Hanno anche bisogno di tempo per accumulare conoscenza ed esperienza e, nel caso, esistono anche strumenti di dissuasione per tenerli alla larga. Sono molto intelligenti e imparano presto. Lo stesso vale per il lupo, l’altro predatore tornato sulle Alpi e sugli Appennini dopo anni di paziente e costante lavoro di recupero e, ancora oggi, troppo spesso ingiustamente temuto.

Il Wwf svizzero si è attivato e ha lanciato una petizione per proteggere Rock&Roll ed evitargli la fine di M13. Speriamo serva. Come rinforzo ci si potrebbe rivolgere anche a San Romedio, che, secondo un’antica leggenda, ammansì un orso col quale poi convisse fino alla morte. Se ne parlò in un convegno sugli orsi italiani tenutosi a Trento nel lontano 1956. Fu allora che al conte Gian Giacomo Gallarati Scotti venne l’ idea di fondare l’Ordine di San Romedio dedicato alla protezione di tutti gli orsi bruni. Ordine che venne poi istituito il 12 maggio dell’anno seguente nel parco della villa dello stesso conte. Era presente, oltre a un piccolo numero di naturalisti, anche Dino Buzzati, che per il Corriere scrisse la cronaca dell’evento, e che pure tracciò, col suo inconfondibile stile, un disegno di San Romedio mentre cavalcava il suo orso. Disegno che venne poi usato come stemma dell’Ordine.

Il Corriere della Sera – 28 maggio 2014 

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