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Roma per la stretta ma Zaia la spunta. «Ora però la partita è nelle nostre mani. Il rischio che la situazione possa peggiorare è dietro l’angolo»

C’è la versione ufficiale in cui Regione e governo, fanno largo uso di toni alti con un reiterato richiamo alla «responsabilità». E poi c’è la versione ufficiosa che fa sbottare qualche dirigente ministeriale: «Zaia ha fatto proprio un bordello oggi». Il riferimento, per quanto non elegantissimo, è calzante. A tenere in scacco per tutta la giornata di ieri Palazzo Chigi che, all’ora di cena comunica lo slittamento del Dpcm a venerdì, sono stati i governatori. Il primo della lista per la caparbietà con cui ha tenuto il punto, si dice nei palazzi romani, è proprio il presidente del Veneto che, a Roma, è percepito come «collaborativo». A seguire anche il ligure Giovanni Toti e il campano Vincenzo De Luca che, come il Veneto, hanno strappato la classificazione in area gialla anziché arancione.

Un esito tutt’altro che scontato visto che fino a mezz’ora prima dell’annuncio a reti unificate del premier Giuseppe Conte i bookmaker raccontavano di uno Zaia messo alle corde dall’esecutivo perché accettasse l’inserimento in area arancione sulla base degli ormai celebri 21 parametri. Il governatore veneto aveva lasciato trapelare qualcosa già all’ora di pranzo, nel corso della consueta conferenza stampa in cui si era detto «fiducioso» che tutto sarebbe andato per il meglio e in cui contestava il mancato inserimento dei tamponi rapidi nei conteggi ufficiali. Poi nel pomeriggio, con il decreto ancora latitante del ministro Speranza che classifica le regioni in tre diverse aree, cominciano a trapelare indiscrezioni sui contenuti e sulla portata dello scontro fra Regioni e governo. Zaia avrebbe contestato il meccanismo dei parametri che non tiene conto di alcuni elementi non quantificabili come la «responsività» del sistema sanitario regionale ma anche l’esiguità del decreto Ristori fino al punto più dolente: chi deve decidere. In altre occasioni il presidente aveva già fatto presente che il Veneto manda tutti i dati a Roma ma che poi è il governo ad avere il quadro completo. La discussione, a dir poco accesa, si è protratta per ore fino ad arrivare al coup de théâtre finale su cui il Veneto ha tirato un sospiro di sollievo. «Non deve essere una guerra tra poveri. Non è il caso di pensare adesso che ci siano primi della classe e sfortunati. – dice Zaia in una nota diramata ieri sera – Per quanto riguarda il Veneto, la nostra classificazione in area gialla dimostra che fino ad ora, ripeto fino ad ora, il sistema di gestione e il modello sanitario hanno tenuto». Toni prudenti: «Non è un punto di arrivo, ma di partenza, perché il rischio che la situazione possa peggiorare è dietro l’angolo». E poi l’appello, accorato, ai «suoi» veneti: «Per evitare un cambio di area è necessario che ci impegniamo tutti con l’uso ossessivo della mascherina, con il distanziamento evitando ogni possibile forma di assembramento, con l’igienizzazione costante delle mani. Sono sfide semplici da affrontare per ognuno di noi, ma che ci permetteranno di fare un grande lavoro di squadra. Ora la partita è nelle nostre mani». Il vicentino Achille Variati, sottosegretario al Viminale annuncia che il flusso dei dati sanitari proveniente dalle regioni sarà pubblicato «sono i dati che forniscono una radiografia del bisogno e dello stato di salute pubblica di un territorio e sono quelli che fanno scattare i maggiori o migliori divieti». Variati annuncia che il Mef è già al lavoro per un decreto «Ristori Bis» del valore di altri due miliardi oltre ai 6 già stanziati. «Nella scelta si è tenuto in considerazione il Natale con la speranza che queste restrizioni ci portino ad averne uno un pochino più sereno» chiude Variati.

Il Corriere del Veneto

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