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Pronto soccorso: un quarto del tempo va in burocrazia

Roma, 6 maggio (Adnkronos Salute) – Burocrazia ‘palla al piede’ per i pronto soccorso italiani.

Ci sono anche questi obblighi non direttamente legati alla cura del paziente, in particolare le certificazioni, a creare il sovraffollamento delle strutture secondo il Sindacato professionisti emergenza sanitaria (Spes) che quantifica il tempo perso in ‘scartoffie’: in una struttura ospedaliera di dimensioni medio alte – con oltre 50 mila accessi l’anno al pronto soccorso – il tempo quotidiano complessivo necessario per tutte le incombenze burocratiche si avvicina a quello equivalente a un turno di servizio del medico, ovvero circa 6 ore. Il sindacato – che ha appena realizzato il ‘Libro bianco della burocrazia certificatoria del medico di pronto soccorso’, consultabile sul sito www.spesmedici.it – denuncia, in particolare, l’interferenza sul lavoro dei medici di pronto soccorso e dell’emergenza-urgenza del sistema di certificazione.

“Riferendoci al modello internazionale di studio del sovraffollamento (crowding) del pronto soccorso – si legge in una nota – questo nuovo fattore certificatorio si va a collocare all’interno della cosiddetta ‘fase througput (stazionamento in sala d’attesa)’, contribuendo a dilazionare i tempi di gestione dei pazienti e ad allungare le attese prima della visita”. Ovviamente la crisi dei pronto soccorso, ricorda il sindacato, è legata ad una serie di fattori. “L’elemento di maggiore criticità – continua la nota – è dovuto principalmente alla riduzione della disponibilità di posti letto ordinari, meno 125.000 tra il 1997 e il 2008, e ai successivi ulteriori drammatici tagli di posti letto delle regioni sottoposte ai piani di rientro degli ultimi 4 anni, con pazienti sempre più spesso costretti a trascorrere giorni e giorni sulle barelle nei pronto soccorso”.

A ciò si aggiunge l’aumento dei “flussi di cittadini ai pronto soccorso sempre meno controllati: basta confrontare i dati, grossomodo a parità di popolazione residente, degli accessi annui ai pronto soccorso del Regno Unito pari a circa 20 milioni e quelli italiani oramai prossimi ai 30 milioni, per intuire la carenza dei servizi sanitari territoriali”. “Mentre a livello politico – continua la nota – si fa un gran parlare e ci si da un gran da fare per ridurre, giustamente, il numero delle leggi inutili e dei certificati evitabili e ci si impegna a ridurre la burocrazia superflua, in una delle attività più delicate per la vita degli italiani, quella dei servizi di emergenza-urgenza, in un contesto di carenza di personale medico e infermieristico diffusissima sul territorio nazionale, si adottano provvedimenti di legge che interferiscono con il lavoro del medico riducendone in modo pericoloso il tempo assistenziale”. Come nel caso dell’ultima disposizione di legge che prevede la verifica da parte del medico delle esenzioni per reddito a partire dal 1 maggio. “Ben venga dunque l’iniziativa del ministro della Salute Ferruccio Fazio – conclude lo Spes – di voler riordinare complessivamente il settore dell’emergenza a partire dall’ipotesi dell’istituzione di una macroarea dedicata e di una cabina di regia sui rapporti tra emergenza e territorio

 

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