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La commissione sanità del consiglio veneto approva il riparto del fondo 2011

1aaaapalazzo-ferro-finiLa commissione Sanità del Consiglio veneto, presieduta da Leonardo Padrin (Pdl), ha dato il via libera al riparto del fondo sanitario regionale 2011 tra le 21 aziende territoriali, le due aziende ospedaliere e l’Istituto oncologico veneto. Hanno votato a favore i rappresentanti di Pdl e Lega, contrario Diego Bottacin di Verso Nord, mentre gli altri esponenti dell’opposizione (Pd, Udc e Sinistra veneta) non hanno partecipato al voto per denunciare il carattere “clientelare” e “improprio” delle correzioni apportate dalla maggioranza al provvedimento che intanto distribuisce i 7 miliardi e 998 milioni del fondo sanitario nazionale assegnati al Veneto.

Il provvedimento pone le premesse per impegnare anche le risorse ulteriori (tra i 160 e i 240 milioni di euro) promesse dal governo il 13 aprile scorso.

Lo scontro in commissione – presenti gli assessori Luca Coletto e Remo Sernagiotto e il segretario regionale alla sanità Domenico Mantoan – si è consumato sui criteri del riparto e, in particolare, sulla coerenza tra gli obiettivi iniziali del provvedimento, che annunciava il superamento della spesa storica e il passaggio a criteri oggettivi parametrati sull’età della popolazione e sull’indice di dispersione territoriale (superando il tradizionale riconoscimento della specificità montana e lagunare), e il risultato finale che vede rientrare dalla finestra finanziamenti ad hoc per le cinque Ulss più disagiate del Veneto: Belluno, Feltre, Adria, Rovigo e Chioggia. Alle esigenze organizzative e di bilancio delle Ulss 1 e 2, 14, 18 e 19, infatti, la maggioranza di centrodestra ha deciso di assegnare un ulteriore fondo di 13 milioni di euro, stralciandoli dai 25 milioni di euro assegnati all’azienda ospedaliera di Verona per il canone del project financing intrapreso per ristrutturare il policlinico di Borgo Roma.

“Con questo riparto – ha spiegato il presidente della commissione Leonardo Padrin- nessuna Ulss del Veneto riceverà un euro in meno rispetto ai finanziamenti 2010. Il riparto 2011, approvato finalmente entro la prima metà dell’esercizio finanziario, mette quindi i direttori generali nelle condizioni di poter gestire al meglio la propria organizzazione sanitaria e territoriale, con certezze di risorse e chiarezza di obiettivi”. Di tutt’altro avviso, invece, le opposizioni che hanno accusato la maggioranza di voler privilegiare le consuete logiche clientelari e di aver condotto una ‘falsa’ operazione trasparenza tenendo nascosto l’ammontare delle ulteriori risorse attese da Roma e la destinazione puntuale dei 147 milioni di spesa regionale accentrata. “Avevo apprezzato l’impostazione iniziale della delibera di riparto – ha spiegato Diego Bottacin, motivando il proprio voto contrario – perché introduceva il criterio dei costi standard cercando di riequilibrare le grandi disparità di finanziamento pro capite tra le Ulss venete. Invece, con l’emendamento della maggioranza, si rinuncia a ridurre le distanze (che ammontano anche a mille euro) tra le Ulss che ricevono di più e quelle che ricevono di meno, riportando in auge le iniquità della spesa storica”.

Ancora più duro il giudizio di Raffaele Grazia (Udc) che ha voluto lasciare agli esponenti della maggioranza la responsabilità di votarsi il provvedimento. “In dialetto veneto dovrei dire ‘peso el tacòn deo sbrego’ – ha dichiarato in commissione – perché a una spartizione già fortemente politicizzata, che privilegia con quote di finanziamento ingiustificate alcune Ulss come la 22 di Bussolengo e la 17 della Bassa Padovana, ora si aggiunge una ulteriore elemosina di 13 milioni di euro che risponde a una mera logica di spartizione partitica”.

Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra veneta) ha ricordato le relazioni annuali della sezione veneta della Corte dei Conti, che mettevano in luce l’uso improprio e illegittimo delle risorse dei Lea nell’Ulss 22 di Bussolengo e nelle Ulss polesane, e ha accusato la maggioranza di “incapacità di governo”, di gestione opaca delle risorse e di favoritismi politici. “Alla montagna, alla laguna e alle isole, al delta del Po – ha dichiarato – servono ben più di 13 milioni di euro per riuscire a far fronte ai maggiori costi dell’organizzazione sanitaria. A fronte di centinaia di milioni di euro non assegnati (a tanto ammontano le risorse attese da Roma e la quota di spesa regionale accentrata) la soluzione proposta è una ridicola elemosina, che non incide affatto sulle situazioni di sperpero in atto e non risolve i problemi delle Ulss sottofinanziate”. Di “tesoretto” nascosto e di difetto di trasparenza nell’assegnazione delle risorse hanno parlato anche gli esponenti del Pd.

“Nonostante le assicurazioni verbali dell’assessore Sernagiotto – ha dichiarato Claudio Sinigaglia, vicepresidente della commissione – al fondo per la non autosufficienza continuano a mancare 27 milioni rispetto ai 721 deliberati a marzo dal Consiglio regionale. Vengono, inoltre, tagliati i fondi per l’assistenza farmaceutica e per la specialistica, senza dare garanzie ai veneti sul rispetto degli obiettivi di salute. Infine – ha proseguito Sinigaglia – non abbiamo nessuna certezza su come verrà gestito il ‘tesoretto’ di 160 milioni di euro o più che devono arrivare da Roma. Temiamo che finirà nel calderone indistinto della quota accentrata in Regione, magari per finanziare operazioni discutibili di ripiani ‘a piè di lista’”. Soddisfatti, invece, gli esponenti della maggioranza.

Il capogruppo del Pdl Dario Bond ha difeso con convinzione la soluzione adottata del fondo aggiuntivo per le cinque Ulss più disagiate, definendolo “un atto di giustizia” verso aziende che per la loro dispersione territoriale non possono comprimere servizi e spese di funzionamento. “Rispetto alla proposta iniziale di riparto – ha spiegato Bond – alle due Ulss bellunesi arriveranno 8 milioni di euro in più. In questo modo riusciamo a garantire gli stessi finanziamenti del 2010, evitando tagli e riduzioni di servizi”.

Anche Carlo Alberto Tesserin (Pdl) ha difeso l’intervento compensativo adottato dalla commissione spiegando che in questo modo si potranno garantire risorse certe per garantire i servizi sanitari nei territori più fragili e difficili del Veneto. Da parte della Lega Sandro Sandri, ex assessore alla sanità, si è detto soddisfatto perché anche il riparto 2011 conferma il percorso iniziato nel 2008 di progressivo abbandono dei criteri della spesa storica nella prospettiva di adottare il parametro innovativo dei costi standard.

Oltre ai 13 milioni di euro per il ripristinato fondo per le specificità territoriali la commissione ha introdotto – su proposta del presidente Padrin – la verifica a settembre sui consultivi del primo semestre 2011 dei bilanci delle Ulss per monitorare l’appropriatezza della spesa sanitaria in Veneto e verificare gli eventuali maggiori costi determinati dai territori montani, dalla presenza turistica e dalla dispersione territoriale della popolazione. All’impegno alla verifica semestrale la commissione ha poi affiancato alcune raccomandazioni invitando la Giunta a potenziare e omogeneizzare la rete dell’urgenza-emergenza (in particolare nei territori più difficili come la montagna e la laguna), a rivedere le tariffe delle prestazioni di alta specialità (al fine di incrementare la capacità di attrazione della sanità veneta nei confronti dei pazienti provenienti da altre regioni) e a riconoscere la specialità di alcuni ospedali per la loro collocazione territoriale o la loro vocazione di cura, come quelli di Asiago, Lamon, Chioggia e Adria.

Infine, la commissione ha raccomandato alla Giunta di razionalizzare la distribuzione delle specialità tra strutture pubbliche e struttura private, al fine di evitare dispendiose concorrenze, e di considerare la sanità non solo come un servizio di cura ma anche come un fattore produttivo e occupazionale, da valorizzare in una logica di sistema. Chiude la lista delle osservazioni-raccomandazioni inviate da palazzo Ferro-Fini a palazzo Balbi la richiesta di chiarire la natura dei compiti e delle prestazioni di Arpav, il cui bilancio è stato sinora finanziato pressoché integralmente con le risorse del fondo sanitario destinate ai livelli essenziali di assistenza.

(Arv) Venezia 1 giugno 2011

 

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