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Sanità, nelle schede dei prossimi 5 anni non c’è il nuovo ospedale di Padova. Più letti nelle Medicine, ma le strutture restano 68

Michela Nicolussi Moro. Non c’è il nuovo ospedale di Padova nelle schede ospedaliere in elaborazione insieme al Piano sociosanitario 2019/2023. Poiché al momento il Comune non ha ancora ceduto alla Regione i terreni di Padova est sui quali dovrebbe sorgere, i tecnici di Palazzo Balbi stanno lavorando alla rete dei prossimi cinque anni considerando gli attuali due presìdi della città del Santo: l’Azienda ospedaliera, con 1480 posti letto, e il Sant’Antonio, con 276. I due poli da 900 letti ciascuno ipotizzati per la cittadella sanitaria del futuro potranno essere inseriti successivamente, con una modifica alle schede, qualora l’operazione terreni andasse in porto. Il termine ultimo dovrebbe scadere a fine estate.

Nel frattempo si lavora a un modello veneto che lascia intatti i 68 ospedali esistenti, prevede 14.801 letti per acuti (3 per mille abitanti), 2647 per la riabilitazione (0,5 per mille), 2500 nelle strutture intermedie (Hospice, Ospedali di comunità, Unità riabilitative territoriali, ora fermi a 1800), 30mila nelle strutture per non autosufficienti. Più 120mila impegnative di cura domiciliari. Rimane la classificazione in: Hub regionali (alta specialità), identificati nelle Aziende ospedaliere di Padova e Verona, con bacino di un milione di utenti ciascuno; Hub provinciali, indicati nei presidi di Treviso, Vicenza, Mestre (l’Angelo) ma anche di Belluno e Rovigo, che pur con bacino di 200mila abitanti sono dotati di specialità alte, come Neurochirurgia, Medicina nucleare e Neuroradiologia; Spoke, ospedali appunto con un bacino di 200mila pazienti e forti delle specialità di base; Nodi di rete, centri più piccoli.

La montagna e il Polesine godono inoltre della tutela loro concessa dallo Statuto del Veneto, perciò vengono mantenuti l’Ortopedia di Agordo, il punto nascite di Pieve di Cadore e la Chirurgia di Adria. Feltre resta Spoke e polo di riferimento per la Gastroenterologia e la Chirurgia oncologica del tratto intestinale. Nelle schede sarà poi inserito il Codivilla della nuova gestione (il bando per trovare un privato convenzionato è in corso), che potrà chiedere di aggiungere agli attuali 80 letti di Ortopedia e Riabilitazione altri di alta specialità (per esempio Cardiologia). La Regione ha fissato un budget di 5 milioni di euro per la cura di pazienti veneti, 10 per malati di fuori regione e illimitato per utenti stranieri.

Tornando al quadro generale, aumenteranno i letti dei reparti di Medicina, Geriatria, Pneumologia e Gestroenterologia, nell’ottica del progressivo invecchiamento della popolazione e del boom di ricoveri di anziani che ogni anno si verifica nei giorni più caldi dell’estate e tra novembre e febbraio, periodo dell’influenza. La Regione dovrà inoltre decidere quali Spoke potranno eseguire la Chirurgia oncologica e quali no. E a proposito di terapie contro il tumore, è confermato l’Istituto oncologico a due gambe, con la «testa» e la ricerca a Padova (120 posti letto) e nuove specialità (Chirurgia toracica oncologica, Chirurgia ginecologica oncologica e Chirurgia oncologica dell’esofago e delle vie digestive) a Castelfranco (180 letti). L’assegnazione dei posti letto, in ogni ospedale, avverrà per moduli di 20-25 per reparto, i medici di guardia dovranno vigilarne fino a 90/100.

Tre le novità: la società a partecipazione interamente pubblica rappresentata dall’Oras di Motta di Livenza specializzata in Riabilitazione; il Cto inaugurato a Camposampiero il 3 luglio 2017 e forte di 50 posti letto più altri 20 di Chirurgia maxillo-facciale, Chirurgia vascolare e Neurochirurgia; e il primo Centro regionale per «la rettificazione del sesso e i disturbi dell’identità di genere», insediato nella Casa di cura di Abano Terme. Che riceve dalla giunta Zaia un finanziamento fino a un massimo di 200 mila euro l’anno per il triennio 2018-2019-2020. «Le schede approderanno in commissione Sanità — spiega il presidente Fabrizio Boron — dopo l’approvazione, da parte del Consiglio regionale, del nuovo Piano sociosanitario. L’obiettivo del modello veneto è garantire l’equità dell’assistenza in tutto il Veneto, rispondendo ai reali bisogni della popolazione, favorendo la continuità delle cure e integrando le prestazioni ospedaliere con quelle territoriali». I pazienti urgenti saranno gestiti separatamente da quelli programmati e dai cronici: oggi il 72% dei ricoveri riguarda questi ultimi (215.700 acuti e 170.531 programmati). Le degenze riservate ai non cronici sono 81.928 per gli acuti e 68.239 per malati programmati.

Il Corriere del Veneto – 26 maggio 2018

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