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Sanità, nuovi tetti alla spesa farmaceutica. E nella manovra spunta il patrimonio (sconosciuto) di Asl e ospedali

soldi-stipendiRoberto Turno. La decisione sarà presa a ridosso del Consiglio dei ministri al momento del varo della Stabilità 2016. Ma il dado ormai è quasi tratto: sul taglio ai fondi della sanità con la prossima manovra il problema non è “se” ci sarà, ma “quanto” sarà. Tutti gli indizi ormai convergono e tutte le trattative, a dispetto delle frenate di circostanza, vanno in quella direzione. L’aumento di 3,3 mld a oggi previsto (e formalmente confermato dalla nota di aggiornamento del Def), è sotto la lente di via XX Settembre. Che vuole fare cassa. Magari non per dare un colpo di forbice all’intero incremento del Fondo sanitario, che resta l’ipotesi massima sul tappeto, ma per ridurlo almeno di 1,5-2 mld. Si conferma questa insomma la vera partita “sanitaria” della manovra 2016. Come dimostrano in qualche modo anche le barricate che ieri tutti i sindacati medici hanno eretto contro il decreto di Beatrice Lorenzin che taglia 208 prestazioni «inappropriate».

Prestazioni per il Governo inutili o ridondanti o eccessive, con tanto di penalità per i medici cattivi prescrittori (e per i cittadini che dovranno pagarseli da sé).

Inutili sono state le rassicurazioni ripetute ieri da Lorenzin («Nessuna caccia al medico, nessuna tassa per loro») e la sottolineatura che si mette mano a sprechi e non alla salute degli italiani. Ma i sindacati medici, tutti, non ci stanno e fanno rullare i tamburi dello stato di agitazione, fino a paventare uno sciopero. Tutti insieme, tutti uniti. In gioco c’è per loro la tenuta del Ssn. Dunque nel mirino ci sono anche i tagli all’orizzonte, quelli della prossima legge di Stabilità. Due battaglie in una. Che rinsalda il fronte del no ai tagli e conferma la forte preoccupazione per le prossime mosse del Governo sul versante della manovra. Per un fronte sanitario che si annuncia una volta di più bollente. Anche senza lo zuccherino (quasi una moneta di scambio, come è stata rilanciata ieri dalla Salute) delle regole attese con la manovra sulla responsabilità dei medici, con l’inversione (anche contestata) dell’onere della prova sui cittadini che intentano cause. Temerarie o no.

Ma nel pentolone della manovra, al capitolo sanità, sono in cottura molte altre novità. Sui tetti di spesa per la farmaceutica e sui ripiani a carico di imprese e regioni. Sul patrimonio delle asl. Sui piani di rientro per gli ospedali in rosso. Anche sulle invalidità. E anche in tutti questi casi, non mancheranno le polemiche.

Per i farmaci si attende (ma si prevede un ritardo) a fine mese il Prontuario rivisto e corretto. Ma con la manovra è prevista la riforma della governance con i nuovi tetti e le regole per i ripiani al tavolo di Governo e regioni. L’Aifa ha fatto una sua proposta: un tetto unico (territoriale e ospedaliera) con pay back metà a metà tra regioni e filiera del farmaco, e un Fondo a parte per i farmaci innovativi (le imprese pagherebbero lo sfondamento). Previsto anche il recupero (ma non totale) dei ripiani per 1,2 mld a carico delle industrie per il 2013-14 dopo la bocciatura di Tar e Consiglio di Stato delle procedure Aifa. Ma la proposta dell’Agenzia del farmaco non va bene alle Regioni, a partire dal fondo a parte (gradito da Lorenzin) per i prodotti innovativi. I governatori in ogni caso pensano a un tetto per la sola spesa in farmacia e un altro tetto per ospedaliera, distribuzione diretta e “per conto” e innovazione: in entrambi i casi lo sfondamento sarebbe fifty-fifty tra regioni e filiera del farmaco. Con l’aggiunta di tetti regionali, poco graditi alle industrie. Partita complessa e delicata, con palazzo Chigi che non trascura il ruolo del settore per il rilancio di investimenti e occupazione.

Intanto il Governo punta anche su altri fronti. Come la possibilità di riportare il settore delle invalidità in capo all’Inps. E, programmaticamente, all’avvio di un piano di trasparenza del patrimonio di asl e ospedali: si calcola che valga ben più di 1 mld ma nessuno sa bene quanto e dove sia e quanto produca: si immagina poco o niente. Il desiderio è di far emergere il sommerso e di portare a buona gestione il tutto. Chissà se anche con le vendite.

Roberto Turno – Il Sole 24 Ore – 24 settembre 2015

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