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Sanità, rivolta di Zaia. Gelo delle imprese. Il Pd attacca: faccia l’ospedale di Padova. De Menech:«Da lui solo chiacchiere». Zorzato: «Risolveremo tutto»

Il fantasma, la Lega lo ha agitato spesso. Niente federalismo? Sciopero fiscale. Troppe tasse? Sciopero fiscale. Ora tocca ai tagli alla sanità, minacciati dal governo e vissuti da Luca Zaia e Roberto Maroni come l’ultima frontiera oltre la quale proprio non si deve andare.

Per questo il governatore del Veneto, l’altro giorno, ha ritirato fuori lo spettro della protesta fiscale e il collega lombardo l’ha seguito via tweet. Le categorie approvano i toni, ma non il metodo. La politica boccia toni e metodo e rinfaccia a Zaia – con sfumature diverse – di non aver ancora assunto una decisione concreta sul nuovo ospedale di Padova.

È il segretario veneto del Pd, Roger De Menech, a partire lancia in resta contro il governatore: «È l’ennesima provocazione di un presidente che la butta in caciara! Uno minaccia lo sciopero fiscale e non riesce a convincere un compagno di partito, il sindaco di Padova Massimo Bitonci, a fare il nuovo ospedale! E così abbiamo un’azienda sanitaria leader in Europa con un ospedale che avrebbe bisogno di un intervento serio. Questo è Zaia: tante chiacchiere e pochi fatti!». Con più diplomazia, ma uguale efficacia, anche il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, critica l’operato del governatore veneto con stoccata sull’ospedale di Padova. «Uno sciopero fiscale è già un intervento che va ben oltre le regole costituzionali – dice -, che poi a proclamarle siano delle istituzioni pubbliche è ancora più grave. E comunque non c’è motivo, perché non c’è nulla di deciso. Qualsiasi intervento sarebbe solo sugli sprechi, e non sulle prestazioni. Il Veneto è una regione virtuosa, è un po’ un darsi la zappa sui piedi. Trovo la sua uscita sproporzionata. Quanto all’ospedale di Padova, non entro come sottosegretario nel merito delle decisioni e dei ritardi evidenti della Regione nel nuovo ospedale, che ci sono, registro che Zaia è in continua e costante campagna elettorale, ma è sbagliato per i cittadini veneti mandare un messaggio di questo tipo». E in casa centrodestra come l’avranno presa? Il vicepresidente Marino Zorzato, Ncd, sposa la levata di scudi, «perché non esiste che la sanità debba subire tagli, visto che il Veneto la sua parte l’ha già fatta», ma non la protesta: «La Lega – dice Zorzato – è più di qualche volta che agita questo spettro, giuridicamente credo abbia qualche difficoltà… Noi dobbiamo preoccuparci di quello che dobbiamo fare, la politica fa ciò che crede. Certo che per poterci lamentare con forza con Roma dobbiamo fare i compiti a casa: i conti sono già in ordine, ora risolviamo velocemente la questione del nuovo ospedale di Padova».

Le categorie, invece, limitano la loro analisi alla ventilata ipotesi dello sciopero fiscale. Lo fanno con prudenza, soprattutto per la paura delle conseguenze che potrebbero investire gli associati. «Si sa quando si comincia, non quando si finisce – spiega a corredo della sua tesi Giuseppe Sbalchiero, presidente degli artigiani veneti – mettere le imprese nelle condizioni di subire le reazioni, in questo momento, non è possibile in un Paese come l’Italia, dove la giustizia funziona dopo vent’anni. Lo sciopero fiscale è uno sciopero a tutti gli effetti: se tutti lo seguissimo, il problema non si porrebbe, ma basta che ce ne siano dieci che pagano e diventa un massacro. È una provocazione che è corretto fare: a Roma stanno tirando un po’ troppo la corda, adesso o l’esecutivo porta a casa i risultati, o ci mette in difficoltà. Hanno avuto fin troppe aperture di credito». Ma se Sbalchiero legge la minaccia leghista dello sciopero fiscale come l’invito a tutti i cittadini, aziende comprese, a non pagare le tasse per protesta, Massimo Zanon, presidente di Confcommercio veneto, la interpreta come la minaccia, per la Regione, di non versare più a Roma i soldi delle tasse dei veneti. «Non potrebbe certo dire a noi di non pagare le tasse. La politica è una cosa, quello che possono fare le imprese è un’altra – spiega Zanon -. E io non potrei mai andare dai miei associati a dire che dobbiamo fare lo sciopero fiscale, perché li metterei nei guai. È vero, siamo arrivati alla frutta e non ne possiamo più, ed è giusto creare occasioni perché la situazione in Veneto venga portato a galla, ma mica possiamo creare un danno agli associati… Se ci sono regioni fuori budget che continuano a sprecare o gente che non paga le tasse, dobbiamo far rientrare tutti nei ranghi. Sono quattro volte che cambiamo il governo e non hanno ancora fatto una riforma: ci vuole forza, coraggio e determinazione, sennò questo Paese è morto».

Sara D’Ascenzo – Corriere del Veneto – 16 settembre 2014 

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