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Sanità. Blocco dei fondi, le Regioni pronte a dare battaglia. Chiamparino lascia la Conferenza: «Il governo dia risposte»

chiamparino-ANSA-Chiamparino e le regioni hanno vissuto ieri un’altra giornata ad alta tensione. Perché se sulla manovra il giudizio complessivo è da bicchiere «più mezzo pieno che mezzo vuoto», è sulla sanità che le fibrillazioni stanno salendo di tono. Anzitutto sui conti. I 111 miliardi al Ssn per il 2016 per tanti non bastano: le regioni chiedono certezze (e stanziamento a parte) sui contratti (almeno 300-400 mln), sui Lea (800 mln), sui farmaci innovativi, sullo stesso piano vaccini. Incremento che difficilmente ci sarà. Col rischio sulla carta che se i fondi non bastassero ogni regione potrebbe mettere mano (aumentandoli) ai ticket. Mentre intanto sui farmaci gli ultimi dati Aifa indicano uno sforamento della spesa in ospedale di 1,3 miliardi già a luglio. «Sulla sanità servono risposte dal Governo», ha rilanciato non a caso Chiamparino. Ma se non bastasse, un altro fronte sempre sulla sanità è stato riaperto ieri dopo le parole della ministra Lorenzin sul fallimento del federalismo.

«Se è così Lorenzin gestisca da sé la sanità e vediamo se migliora, più di quanto non fanno Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna» ha detto Chiamparino.

Ticket e addizionali Irpef-Irap a rischio aumento per gli enti locali in disavanzo

Mario Sensini, dal Corriere della Sera. Sergio Chiamparino vede il bicchiere della legge di Stabilità «più mezzo pieno che mezzo vuoto». Sulla Sanità «bisogna avere ancora delle risposte dal governo», ma per il 2016 c’è «un aumento del Fondo di un miliardo, a quota 111, non un taglio», e soprattutto c’è uno sconto di 900 milioni, quasi la metà, sui tagli extra sanità da fare nel 2016 sottolinea il presidente della Conferenza delle Regioni. Le sue dimissioni, presentate ieri e congelate, sono dovute ad altro, al problema esploso dopo la sentenza della Consulta sui bilanci, che ha fatto emergere un buco di 6 miliardi nel bilancio della regione, spiega Chiamparino. Ma anche questo non è un problema da trascurare nei rapporti col governo, visto che stanno per arrivare le sentenze di parificazione della Corte dei Conti sul bilancio del Lazio e delle altre regioni, che rischiano di esporre disavanzi altrettanto pesanti.

La Stabilità doveva individuare una soluzione contabile per evitare l’emersione di un buco nei bilanci regionali che potrebbe arrivare a 20 miliardi, ma la sentenza della Corte dei Conti sul Piemonte è già arrivata, e ora, dicono i governatori preoccupati, servirà un apposito decreto del governo per sistemare le cose (e che rischia anche di attirare le attenzioni della Ue).

Chiamparino intanto si è dimesso per fare pressioni sul governo. A battagliare sulla sanità ci pensano gli altri governatori, che attendono di leggere il testo definitivo della legge, arrivato ieri sera al Quirinale ed atteso in Senato solo oggi. Preoccupano soprattutto i tagli previsti nel 2017 e nel 2018, ma anche sul 2016 i conti rischiano di non tornare. Il Fondo doveva salire da 110 a 113,1 miliardi, ma si fermerà a quota 111. Un miliardo in più sul 2016, ma anche 2,1 in meno su quanto atteso, con il quale però bisognerà finanziare un sacco di roba. «Gli 800 milioni per i Livelli essenziali di assistenza, i 500 milioni del piano vaccini, altri 500 per i farmaci contro l’epatite C, poi con quei soldi bisognerà pagare anche il nuovo contratto di lavoro. Altro che un miliardo in più, qui ce ne sono almeno 2 o 3 di maggiori costi» spiega Massimo Garavaglia, assessore lombardo e coordinatore della Sanità per le Regioni.

Ancora peggiore è il quadro che si prospetta per gli anni successivi. La manovra mette a carico delle Regioni ordinarie un taglio di 3,9 miliardi nel 2016 e di 5,4 nel 2018, da fare con gli stessi meccanismi che hanno portato quest’anno all’ultima sforbiciata alla sanità da 2,3 miliardi. Sommati ai risparmi che dovranno fare le Regioni a statuto speciale, queste riduzioni di spesa prefigurano nei fatti il congelamento del Fondo sanitario nazionale a quota 111 miliardi per l’intero prossimo triennio. Già otto regioni sono in piano di rientro, e nonostante il blocco deciso dal governo, dovranno aumentare addizionali o ticket per far fronte al disavanzo, che rischia di ampliarsi ad altre regioni. Il livello dela spesa, in ogni caso, viene giudicato dalle regioni «pericolosamente vicino» al 6,5% del pil che l’Organizzazione mondiale della sanità considera una soglia critica, al di sotto della quale si rischia una riduzione delle speranze di vita.  

Chiamparino lascia la Conferenza. Dimissioni «irrevocabili», ma «congelate» fino al varo della manovra

Roberto Turno, dal Sole 24 Ore. Dimissioni «irrevocabili», ma «congelate» fino al varo della manovra. Sergio Chiamparino ha annunciato ieri a sorpresa la decisione di dimettersi dall’incarico di “governatore dei governatori”: «Non credo che una regione nelle condizioni del Piemonte può stare in testa alle altre. Devo dedicarmi di più alla mia regione», ha spiegato ieri in conferenza stampa dopo un vertice con tutti i governatori sulla legge di Stabilità. Sullo sfondo il nuovo buco da 5,8 mld per il 2014 denunciato dalla Corte dei conti, in gran parte ereditato dal disavanzo da 5,2 mld del 2013 del suo predecessore leghista, Roberto Cota. Una condizione di extradeficit che la Consulta ha poi bocciato perché la regione aveva utilizzato per la spesa corrente 3 mld da destinare ai creditori con le maxi anticipazioni di liquidità di questi anni. E ora la partita si riapre. Tanto più che senza il decreto “riparatore” atteso dal Governo, il Piemonte rischia di finire sotto piano di rientro per i disavanzi sanitari, che potrebbe riguardare tantissime regioni per importi stimati fino a 20 mld. Per il Piemonte significherebbe dover aumentare addizionali o magari i ticket. Ipotesi che Chiamparino da tempo dice che non percorrerà mai. Fino alle dimissioni, se fosse costretto ad azionare la leva fiscale. Lo ha detto in qualche modo anche ieri. E ora attende le risposte di palazzo Chigi per uscire dall’impasse. Risposte che però ieri non sono arrivate.

regioni9.jpg 415368877È in questa situazione, con un rapporto con palazzo Chigi diventato sempre più distaccato, che Chiamparino e le regioni hanno vissuto ieri un’altra giornata ad alta tensione. Perchè se sulla manovra il giudizio complessivo è da bicchiere «più mezzo pieno che mezzo vuoto», è sulla sanità che le fibrillazioni stanno salendo di tono. Le aizza la Lega in Veneto, le altre regioni meno. Ma Chiamparino non ha nascosto per tutti i governatori la tensione che circola.

Anzitutto sui conti. I 111 mld al Ssn per il 2016 per tanti non bastano: le regioni chiedono certezze (e stanziamento a parte) sui contratti (almeno 300-400 mln), sui Lea (800 mln), sui farmaci innovativi, sullo stesso piano vaccini. Incremento che difficilmente ci sarà Col rischio sulla carta che se i fondi non bastassero ogni regione potrebbe mettere mano (aumentare) i ticket. Mentre intanto sui farmaci gli ultimi dati Aifa indicano uno sforamento della spesa per farmaci in ospedale di 1,3 mld già a luglio. «Sulla sanità servono risposte dal Governo», ha rilanciato non a caso Chiamparino.

Ma se non bastasse, un altro fronte sempre sulla sanità è stato riaperto ieri dopo le parole della ministra Lorenzin sul fallimento del federalismo, che secondo i governatori da sé sarebbe stato imputato alle regioni. «Se è così Lorenzin gestisca da sé la sanità e vediamo se migliora, più di quanto non fanno Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna. La sfida lanciata da Enrico Rossi la faccio mia», ha chiosato Chiamparino.

Ma non manca un altro fonte aperto. Quello delle tasse e dei ticket. Addizionali per le regioni in disavanzo e sotto schiaffo dei piani di rientro o del commissariamento che la manovra non blocca, conservandole per chi già le applica e minacciandole per chi finirà in futuro sotto tutela. «La norma blocca tasse della manovra? Non credo sia possibile inserirla nella legge di Stabilità – parole di Chiamparino -. Al massimo può esserci una moral suasion. Ma di sicuro nessun di noi ha intenzione di alzarle».

La paura sui fondi per i creditori usati per la spesa corrente è un filo ad alta tensione per tante regioni. Quali e quante si vedrà in successione con le pronunce della Corte dei conti in sede locale. Anche per questo la miccia è accesa e il Governo non può minimizzarla. A quel punto si vedrà se le dimissioni di Chiamparino saranno scongelate o meno, e quando. E se saranno «irrevocabili». E se il Piemonte – o non solo – sarà chiamato ad aumentare le super tasse locali e a far pagare superticket. Non esattamente ciò che Renzi vorrebbe.

Deficit, sanità e addizionali la rivolta delle Regioni. Chiamparino lascia: rapporti difficili col governo

Repubblica. Scontro aperto tra Regioni e governo su disavanzi e sanità. Mentre, dopo nove giorni dal varo, si attende per oggi in Parlamento il testo della Stabilità (ieri sera era previsto l’invio al Quirinale): atterrerà in commissione Bilancio del Senato dove ieri è stato eletto il nuovo presidente Giorgio Tonini (Pd). Il clima resta teso e sullo sfondo riemergono le polemiche su tasse, contante, Bruxelles. A riscaldare la situazione ieri le dimissioni, irrevocabili, del presidente della Conferenza delle Regioni Chiamparino. Il motivo scatenante è il mancato decreto legge, promesso dall’esecutivo, volto a neutralizzare dal punto di vista contabile, la sentenza della Corte costituzionale che ha classificato come debiti le anticipazioni di liquidità (circa 60 miliardi negli ultimi anni) ottenuti dalle Regioni per far fronte al pagamento dei crediti vantati dalle imprese verso la pubblica amministrazione. La sentenza della Consulta ha provocato l’intervento della Corte dei conti che ha bocciato il bilancio del Piemonte e ha disposto di esporre in bilancio una perdita di 5,8 miliardi. La sentenza rischia di avere un effetto- domino e, quando la magistratura contabile esaminerà i bilanci delle altre Regioni, è possibile che emerga un disavanzo complessivo di quasi 20 miliardi. Di qui la richiesta pressante di un provvedimento, avanzata ieri dalla Conferenza delle Regioni, che prevede una modalità di contabilizzazione diversa in grado di scongiurare il rischio del mega-buco.

Il malessere delle Regioni tuttavia investe anche i tagli alla sanità. Il fondo sanitario nazionale, come è noto è stato aumentato a 111 miliardi, di un solo miliardo, contro i 3 previsti. Il miliardo tuttavia rischia di coprire solo la metà delle necessità previste che ammontano a 2 miliardi (850 per i nuovi Lea, 500 per i nuovi farmaci, 450 per i contratti e 200 per i vaccini). Di qui la preoccupazione «A questo punto lo Stato si riprenda la gestione della sanità», ha detto Chiamparino. Per i tagli extra sanità la situazione sembra meno critica: evitata la stangata da 1,8 miliardi prevista nelle prime anticipazioni, mancherebbero all’appello 900 milioni che potrebbero essere compensati con le giacenze del fondo per il riacquisto di bond da parte delle Regioni.

La polemica si riaccente tuttavia sul blocco delle addizionali Irpef comunali e regionali annunciato da Renzi. «Norma impossibile, al massimo una moral suasion», ha replicato Chiamparino. Ma Renzi ieri è tornato sullo stesso punto: «Nessun Comune e Regione potrà alzare le tasse, per legge!». Dal blocco tuttavia, come ha spiegato il sottosegretario all’Economia Zanetti, saranno escluse le Regioni in deficit sanitario obbligate all’aumento delle addizionali o, in alternativa, dei ticket (8 Regioni potrebbero farlo).

23 ottobre 2015

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