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Sanità veneta, tagli alle Asl e al numero dei direttori generali, la politica frena: si può fare, ma non subito

1a1a6_palazzo_balbiZaia: aziende sanitarie solo nei capoluoghi, Coletto: scendere a 16, Colamarco (Uil): eliminare una decina di direttori generali. Dopo la notizia del taglio di sette ospedali, riprende quota in questi giorni anche il dibattito sul numero delle Asl. Un articolo del Gazzettino di oggi riassume le posizioni in campo. «Si torna a parlare di tagli delle Asl. Dopo la provocazione lanciata dal presidente Luca Zaia che immaginava un Veneto con solo 7 Asl capoluogo, a Piano sanitario ormai in dirittura d’arrivo torna la discussione sulla riduzione delle poltrone. Scendere a 7 come ipotizza Zaia o a 16 come prudentemente immagina l’assessore Luca Coletto? In questi giorni di ultimi ritocchi al Piano, a scombinare nuovamente le carte è la Uil del Veneto.

Perchè non si taglia almeno una decina di direttori generali, recuperando dai 20 ai 30 milioni l’anno? La proposta di Gerardo Colamarco, segretario generale della Uil veneta non cade lettera morta e riaccende il dibattito. Ragionamento in atto anche all’interno della Cisl che in questi giorni sta approfondendo il tema attraverso una serie di riunioni, come spiega il segretario regionale Franca Porto. E giovedì sembra essere una giornata fondamentale: ultime battute per il Piano socio sanitario in V Commissione, dove potrebbe tornare sul tavolo anche la discussione sugli ambiti territoriali delle Asl, e riunioni all’interno del mondo sindacale.

La politica, chiamata da mesi a discutere sul Piano, è un po’ più prudente, anche se il rilancio del taglio la stimola. «Passare a 7 Ulss, una per provincia? Eravamo d’accordo due mesi fa, lo siamo ancora», rilancia Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori. «Se una riforma delle Asl va fatta – spiega il medico padovano – va pensata così, agendo sul serio. Altrimenti meglio non toccare nulla: si correrebbe il rischio di tagliare un tanto al chilo, un accanimento contro questa o quella provincia».

Per il consigliere l’unica vera riforma per razionalizzare costi, strutture e servizi, è proprio questa. «Deve andare, però – aggiunge Pipitone – di pari passo con il reale investimento sul territorio. Prima parliamo dei servizi che garantiamo, di quanti soldi saranno destinati al potenziamento dell’offerta sanitaria e poi, solo poi, possiamo pensare a razionalizzare le aziende, con il via libera alle 7 nuove grandi Asl».

Prudente il Pd. «Non è una invenzione che si può far entrare nel Piano alla fine, cambia la faccia della sanità. Occorre la massima trasparenza e chiarezza, non è una discussione da fare alla fine: se c’è voglia di cambiare lo si dica subito – sottolinea Claudio Sinigaglia, consigliere regionale del Pd -. La Lombardia ha le Asl provinciali, ma non hanno gli ospedali. Non riesco a capire perchè si continua a parlare di questa cosa con leggerezza».

Un concetto che riprende anche Stefano Peraro, consigliere dell’Udc, che aggiunge anche alcune riflessioni: «Sorprende che di un tema così importante si parli adesso e non all’origine del Piano – sottolinea -. Una idea seria di razionalizzare la sanità, mantenendo servizi efficienti e non penalizzando il territorio, può anche avere un suo senso, ma lo si doveva fare prima di mettere in piedi un Piano. Non vorrei che il presidente Zaia faccia come i consiglieri regionali da 60 a 30, poi risaliti a 50».

Che la voglia di ridurre le Asl sia trasversale non è però un mistero. Come ormai non è più un segreto la riconversione di buona parte della rete ospedaliera, che vedrà la nascita di questi nuovi ospedali di “seconda fascia”: più snelli ed efficienti. Ma se cambiare la fisionomia degli ospedali alla fine non è cosa così complessa, altrettanto non si può dire della riduzione delle Asl. La V Commissione, che in questi giorni sta finendo la discussione sul Piano, non s’addentra nel tema.

«In questa fase il taglio delle Asl non è all’ordine del giorno – sottolinea il presidente Leonardo Padrin -. Stiamo discutendo la parte normativa e l’allegato dove viene esplicitata la parte di cura e di prevenzione. Questo l’abbiamo in programma giovedì, poi si vedrà. La commissione è un organo collegiale, se arriveranno sollecitazioni le prenderemo in considerazione».

Il Gazzettino – 28 marzo 2012

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