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Sanità. Tre nuovi vaccini in Veneto da gennaio. Gratuiti ma non obbligatori. C’è anche quello contro il meningococco

Tre nuovi vaccini gratuiti da gennaio. Lo ha deciso la Regione che distribuirà le dosi per contrastare il papilloma virus (Hpv) anche per i maschi, il meningococco B e un richiamo per adolescenti contro la poliomielite. Non saranno obbligatori ma solo «caldamente» raccomandati dai medici.

Il Veneto è tra le quattro Regioni – assieme a Toscana, Puglia e Basilicata – ad offrire gratuitamente il vaccino contro il meningococco B, un ceppo responsabile della maggior parte dei casi di meningite che si verificano nei primi anni di vita. Sarà offerto da gennaio a patire dai bambini nati nel 2015 in tre dosi da somministrare a sette, nove e quindici mesi e sarà l’Usl a contattare direttamente i genitori. Per i bambini in età pediatrica e per gli adolescenti sarà disponibile a prezzo ridotto.

Alla luce dei casi di Polio registrati nell’area del Mediterraneo con il nuovo anno la Regione ha inserito un richiamo di vaccino per gli adolescenti. Gli over 65 invece saranno contattati per una dose di anti pneumococco. Da gennaio arriva poi il vaccino anti Hpv per i maschi nati a partire dal 2004, che saranno anche i primi chiamati. Sarà disponibile gratuitamente ma a richiesta per nati tra il 2001 e il 2003. Spiega Giampietro Chiamenti, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri: «Introdurre il vaccino anche per i maschi è molto positivo, protegge dai condilomi e previene il cancro anale e alla bocca, e soprattutto contribuisce a bloccare la diffusione del virus».

Il vaccino anti Hpv per le ragazze è stato introdotto nel 2008 con le nate del 1996, e la copertura è dell’ 82 per cento, contro una media nazionale dell’80 per cento. In Veneto tutti i vaccini non sono obbligatori: nel 2008 una legge regionale li ha resi facoltativi, ivi compresi tetano, epatite B, polio, difterite. Una scelta che il governatore Luca Zaia ha confermato ieri.

Per monitorare i dati delle campagne vaccinali, dal 2008 è attivo un Comitato scientifico che produce un report semestrale. Ad oggi l’adesione alle ex obbligatorie è al 94,6 per cento, contro la media nazionale del 95 per cento. Al 95 per cento si attestano le regioni confinanti, ovvero Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, mentre la provincia autonoma di Bolzano è all’89 per cento.

Spiega Francesca Russo, dirigente del servizio di Sanità pubblica della Regione Veneto: «Il trend è in leggero calo in Veneto come in tutta Italia e non è da attribuirsi alla sospensione dell’obbligo, ma a messaggi di sfiducia contro i vaccini che circolano in modo sempre più insistente.

I rifiuti sono il 3,8 per cento». Chiamenti punta il dito contro «messaggi fuorvianti e privi di fondamento scientifico che circolano nel web. Va recuperata la fiducia rivolgendosi per ogni informazione al proprio medico».

A vaccinarsi di più sono gli immigrati, perché venendo da zone dove le malattie sono frequenti hanno una maggior percezione del rischio. Si vaccinano meno gli italiani, soprattutto quelli con livelli di istruzione elevata, che tendono a posticiparli (l’adesione al terzo mese del piccolo è del 92,7 per cento mentre al sesto cresce al 94,6). Per morbillo, parotite, rosolia i livelli sono al 91,5 per cento, per il morbillo cresce al 95 per cento nei bambini di sei anni, mentre siamo al 90 per cento per le meningiti.

Il calendario regionale è stato presentato ieri durante un incontro organizzato dalla Società Italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica (SItI) del Triveneto in collaborazione con la Regione Veneto. Carlo Signorelli, presidente nazionale SItI a margine ha affrontato anche il caso delle vaccinazioni anti influenzali: «Temiamo un calo del 20 per cento in tutta Italia a causa dell’impatto mediatico della vicenda, le reazioni allergiche e collaterali per lo più non permanenti sono possibili per ogni vaccino ma bisogna valutare il rapporto costi-benefici e ogni anno l’influenza fa 8 mila morti».

Il Corriere del Veneto – 10 dicembre 2014 

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