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Sanità veneta. Medici di base allo sciopero delle ricette. Camici bianchi e pediatri in agitazione per 29 giorni, si inizia martedì. Coletto: azione bizzarra

Per i pazienti non cambierà nulla, almeno per ora. Ma quando inizieranno a chiudere gli ambulatori, allora sì che ne risentiranno. Perché inizia martedì la protesta dei medici di medicina generale e dei pediatri. Ventinove giorni di mobilitazione già in calendario, da qui a maggio, che coinvolgeranno i 3500 medici di base e i 900 pediatri presenti in Veneto. Il 19 settembre ci sarà la cessazione dell’invio telematico delle ricette da parte dei medici che aderiscono allo stato di agitazione indetto da Fimmg, Snami, Smi e Suma-Intesa sindacale con i rispettivi segretari regionali Domenico Crisarà, Salvatore Cauchi, Liliana Lora e Antonio Fania.

I pazienti che si recheranno nell’ambulatorio del proprio medico di famiglia non avranno però disguidi, riceveranno infatti le ricette cartacee solo che queste non saranno poi inoltrate per via informatica alle Aziende sanitarie. Lo stesso si ripeterà nelle giornate del 20, 26 e 27 settembre e del 10-12 ottobre. Più pesante, invece, l’azione a partire dall’8 e 9 novembre quando i medici di base e i pediatri in agitazione non apriranno gli ambulatori. Situazione che si replicherà nelle giornate del 13-14 dicembre, 16-18 gennaio, 13-15 febbraio, 13-16 marzo, 10-13 aprile e 15-18 maggio. Ovviamente saranno garantite, come previsto per legge, le prestazioni indispensabili di assistenza primaria. Tanto basta però per mettere in crisi i pazienti, a partire dai 40mila malati cronici veneti curati a domicilio dai medici di base.

Un’azione pesante che accoglie trasversalmente le quattro sigle sindacali che contestano alla giunta Zaia la disapplicazione del Piano sanitario regionale, quindi il blocco delle Medicine di gruppo integrate e il mancato sviluppo degli ospedali di comunità che dal territorio sono passati alla gestione ospedaliera. Accusano in generale la Regione di aver abbandonato la politica sanitaria del territorio, ma anche di aver stoppato, in quest’ambito, i processi di informatizzazione.

Inutili i tentativi dei direttori generali della Aziende sanitarie venete di smontare la mobilitazioni con la minaccia di provvedimenti disciplinari. Attraverso una lettera fotocopia inviata a tutti i medici convenzionati si è fatta pressione affinché rispettassero gli obblighi contrattuali, compreso l’invio telematico delle ricette, annunciando provvedimenti pesanti come «conseguenze sul piano risarcitorio» chiedendo ai medici di risarcire il danno subito dall’Azienda sanitaria fino ad arrivare «nei casi più gravi – dice la lettera – alla risoluzione della convenzione».

«Ci minacciano di sanzioni? Noi siamo disposti ad andare avanti fino ad arrivare di fronte ad un giudice – dice Crisarà segretario regionale di Fimmg – la Regione Veneto deve dirci che sanità vuole fare: pubblica o privata. Noi pensiamo sia orientata a fare la seconda». E parla di solo un 7% di Medicine di gruppo integrate già attivate. Ma tutti i numeri verranno snocciolati durante l’assemblea intersindacale, Per la dignità del medico di famiglia, in programma oggi, a partire dalle 10, all’hotel Crowne Plaza di Padova, a cui partecipa, oltre ai quattro segretari regionali delle sigle sindacali coinvolte dalla protesta, Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg. «Di fronte al taglio di 1219 posti letto in Veneto – dice Giovanni Leoni, segretario veneto del Cimo, Coordinamento medici ospedalieri – bisogna potenziare il servizio di medicina generale. In Veneto si aggiunge il problema del turn over, i trecento posti della scuola di specializzazione regionale di medicina generale non sono sufficienti. Considerata l’età media di 55 anni dei medici in servizio fra dieci anni saremo in sofferenza».

Tagli, quelli dei posti letto, fatti dal governo centrale, così come la decurtazione del Fondo sanitario, replica l’assessore alla Sanità regionale Luca Coletto. «Ci dicano cosa vogliono, trovo questa azione bizzarra – dice – a Roma sottraggono un paio di milioni l’anno al Fondo sanitario, quindi in Veneto sono arrivati 160 milioni in meno. Malgrado i tagli siano del governo centrale, scaricano le responsabilità sulla Regione». (Raffaella Ianuale – Il Gazzettino)

Coletto: “Sul rafforzamento del territorio parliamo la stessa lingua, ma va spiegato alla Fimmg nazionale”

“Ciò che i medici di medicina generale del Veneto dovrebbero capire è che sulle strategie di rafforzamento della sanità territoriale parliamo esattamente la stessa lingua, cosa che non mi pare faccia la Fimmg nazionale, spesso schierata con il Governo dei tagli, a cominciare dal silenzio sul decreto nazionale 70 che impose il taglio dei posti letto senza nulla prevedere per la sanità territoriale”.

Passa al contrattacco Luca Coletto, Assessore regionale alla Sanità risponde così all’annunciato sciopero dei Medici di Medicina Generale del Veneto.

“Ciò che dovrebbero ammettere, dopo aver denunciato ritardi dei quali la Regione sarebbe responsabile – ha detto – è che anche quest’anno il Governo nazionale ha tagliato 160 milioni alla sanità veneta (gli ultimi di una lunga serie in atto da cinque anni) e che non esiste macchina al mondo che possa fare più strada di quello che gli consente la benzina che c’è nel serbatoio. Detto questo, garantisco che continueremo a investire tutto il possibile sulle medicine di gruppo e sugli ospedali di comunità: tutto quello che ci consente la realtà dei fatti, che il Governo nazionale ha stravolto ben dopo l’approvazione del Piano Sociosanitario del Veneto del 2012, non rispettando il patto nazionale per la salute, né nei contenuti né negli impegni finanziari”.

 

“Tutto quello che è stato fatto per la medicina territoriale – incalza l’Assessore – lo ha fatto la Regione per sue scelte, per tradurre in fatti il nostro Piano e per sostenere uno dei cardini della sanità come la medicina di base”.

“Non basta? – aggiunge l’Assessore – posso anche essere d’accordo, ma allora mi aspetterei dai nostri medici di base la disponibilità a fare squadra per costringere Roma a tagliare meno, e soprattutto dove si deve perché si spreca, quindi non certo in Veneto. Impresa ardua – conclude – che potrebbe non servire se potessimo, appena potremo, investire sui bisogni sociosanitari dei Veneti anche solo una piccola parte delle tasse che essi pagano a Roma senza che un euro torni sul territorio a loro vantaggio”. (Quotidiano sanità)

17 settembre 2017

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