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Sanità, via ai controlli anti-corruzione: stretta su appalti e manager Asl. Il 5-6% del fondo sanitario si perde nel malaffare

Nella Asl 1 di Napoli, tra il 2000 e il 2012, gran parte delle fatture sono state pagate due volte. Un “furto” da 32 milioni di euro per il servizio sanitario. Sono riusciti a frodare 5 milioni di euro tre rappresentanti legali di un consorzio e di una cooperativa sociali che a Milano trasportavano i malati.

La scoperta della Finanza a dicembre scorso: i reati risalivano al periodo 2009-2012 quando sono state commesse irregolarità nel capitolato d’appalto. Un mese fa i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno sequestrato beni per tre milioni di euro a un ex dirigente della sanità pubblica laziale, Mario Celotto. Era rimasto coinvolto nell’indagine sulla cosiddetta “Lady Asl” avviata nel 2005 e portata avanti almeno fino al 2009. L’elenco delle truffe in sanità è molto lungo, non c’è regione che non abbia un suo caso milionario.

LA CORTE DEI CONTI

Perché quel mondo, come dimostra ogni anno il rapporto della Corte dei conti, si presta a frodi, imbrogli, piccoli e grandi fenomeni di corruzione. Lì dove, tra i dolori, gira anche un succulento business. Ecco perché, proprio per le Asl, è stato messo a punto dal ministero della Salute un piano triennale anticorruzione (2013-2016) da applicare negli ospedali, come negli ambulatori, negli uffici amministrativi e nei servizi acquisti. Un Piano, dunque, oltre il codice penale e quello civile mirato ad allargare i controlli in tutti i settori. Non si può più far finta di nulla sul fatto che il 5-6% del fondo sanitario si perde nel malaffare. Parliamo di falso in bilancio, evasione fiscale, scambio elettorale politico-mafioso ma anche riciclaggio, assunzioni non regolari e appalti truccati.

I VERTICI

Ecco perché ogni Asl deve individuare i suoi punti critici, (quindi più attaccabili dalla corruzione), far ruotare il personale (in particolare i responsabili degli acquisti e le figure dirigenziali, non certo i medici), organizzare corsi anti-corruzione, formare gruppi di verifica continua, assicurare l’anonimato a chi segnala una truffa o presunta truffa, scrivere dei protocolli di legalità, indicare le attività incompatibili, mettere sotto la lente i precedenti penali di chi stipula accordi con il pubblico. Nel testo si parla anche di conflitto di interessi.

Entro il 31 gennaio ogni Asl doveva presentare il suo progetto, la sua organizzazione per riuscire ad attuare il piano secondo le esigenze e la grandezza. Ora, in questi giorni, si comincia a mettere su l’impalcatura dell’operazione trasparenza che entro, al massimo maggio, dovrebbe essere a regime ovunque. Questo significa, per esempio, che le Asl devono rispettare tre principali parametri: nominare il responsabile anticorruzione, pubblicare on line il Piano triennale e fornire informazioni sui vertici. Sul direttore generale, su quello sanitario e quello amministrativo. Tutti devono poter avere la possibilità di vedere i curricula e i compensi.

LE SENTINELLE

Il Lazio, nei primi giorni di febbraio, ha annunciato di aver nominato 40 sentinelle antifrodi. Saranno in tutte le strutture sanitarie, dalle Asl alle aziende ospedaliere, dagli istituto di ricovero e cura ai policlinici universitari, dal servizio del 118 fino agli Istituti zooprofilattici.

I controllori, così come prevede il piano, dovranno tenere occhi aperti su appalti, affidamenti, sovvenzioni e contributi. I concorsi come le progressioni di carriera avranno il loro supervisore. «La corruzione – fa sapere Giovanni Bissoni, presidente dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali è in grado di incidere sia sull’efficienza sia sulla qualità delle cure e sulla sicurezza. Colpisce il diritto alla salute dei cittadini»

Il Messaggero – 3 marzo 2014

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