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Sardegna: nuove norme per lingua blu e peste suina. Pascolo brado, regole più severe

L´assessorato regionale alla Sanità ha varato due ulteriori provvedimenti per contrastare la peste suina africana e la Lingua blu. Novità sul fronte della sanità animale da parte della Regione, che ha varato due ulteriori provvedimenti per contrastare la peste suina africana e la Lingua blu.

Peste suina. L’assessore regionale della Sanità Simona De Francisci ha firmato nei giorni scorsi il decreto di modifica del Piano di eradicazione della peste suina africana. Il provvedimento del 9 luglio contiene tra l’altro quanto richiesto dalla Commissione europea in seguito all’audit Food Veterinary Office del marzo scorso e aggiorna alcune disposizioni anche in conseguenza alle deroghe ottenute dalla Regione ad esempio sulla macellazione.

In particolare, il nuovo decreto migliorativo, che consta di 10 articoli, introduce norme ancora più severe contro il pascolo brado e rivede alcuni passaggi relativamente all’anagrafe, alla definizione di allevamento semibrado, ai requisiti sanitari e di biosicurezza nelle aziende suinicole, alla procedura di sorveglianza e di intervento in seguito alla segnalazione della presenza di maiali bradi (modificando il precedente articolo 12), alle misure sanitarie in caso di sieropositività, alle indagini epidemiologiche, alle macellazioni per autoconsumo familiare, alle attività di vigilanza permanente e al flusso dei dati.

Lingua blu. Sempre l’assessore De Francisci ha firmato il decreto che contiene le norme che le varie Asl dovranno osservare per la campagna di profilassi vaccinale dell’anno in corso. Inoltre, il provvedimento prevede i criteri da osservare per la movimentazione dei capi (sia all’interno della Sardegna che extraregionale), per le partecipazioni alle fiere zootecniche e il monitoraggio degli effetti indesiderati dei vaccini dopo la somministrazione agli animali.

Peste Suina, decreto Regione:  norme più severe pascolo brado

Norme più severe contro il pascolo brado, rivisitazione di alcune disposizioni sull’anagrafe suina, l’allevamento semibrado e la procedura di sorveglianza e di intervento in caso di sieropositività. E’ quanto prevede la nuova formulazione del decreto.

Si tratta del provvedimento sull’eradicazione della peste suina in Sardegna firmato lo scorso 9 luglio dall’assessore regionale della Sanità, Simona De Francisci.

In una nota dell’assessorato, che indirettamente replica alla Copagri, si precisa che “il provvedimento contiene tra l’altro quanto richiesto dalla Commissione europea in seguito all’audit Food Veterinary Office del marzo scorso e aggiorna alcune disposizioni anche in conseguenza alle deroghe ottenute dalla Regione ad esempio sulla macellazione”.

COPAGRI – Realizzare in Sardegna un impianto pubblico per lo smaltimento delle carcasse e dei resti animali. Dopo il blitz che ha portato al sequestro di una tonnellata di scarti animali a Thiesi, la Copagri Sardegna aveva rilanciato la sua proposta chiedendo alla Regione “una maggiore efficienza contro la lotta alle pesti suine e trichinellosi”.

“Quello che manca – spiegava in giornata il presidente regionale Ignazio Cirronis – è l’azione di controllo del territorio volto a scoraggiare l’allevamento di animali fuori controllo e non anagrafati. La Regione non ha ancora provveduto, come chiediamo ormai da tempo e come ha sollecitato anche il Food and Veterinary Office europeo, a rivedere il decreto dell’assessore della Sanità del 18 dicembre scorso per, come dice la Commissione Ue, semplificare, rendere più effettive e veloci le procedure in relazione ai suini illegalmente allevati”. Copagri si era detta inoltre “stupita di come la commissione sanità del Consiglio regionale abbia ritirato il disegno di legge presentato dalla Giunta che prevedeva la spesa di 6 milioni di euro per favorire il confinamento degli animali bradi ai fini del loro controllo”. Secondo l’associazione di categoria, “l’unica nota positiva è rappresentata dallo sblocco delle movimentazioni e macellazioni per le aziende in regola all’interno delle zone di sorveglianza, ma non si comprende perché da noi non sia possibile autorizzare ad esportare le carni termizzate e i prosciutti stagionati”.

16 luglio 2013

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