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SchIllaci: «Salute e Pnrr, i soldi non bastano. Servono fondi per il personale». Le nuove case di comunità vanno «popolate» con gli operatori. In manovra il possibile anticipo al 2023 dei fondi ai pronto soccorso

Il Sole 24 ore. «Il mio impegno è quello di rivalutare gli stipendi dei professionisti del Servizio sanitario nazionale. Un impegno che condividiamo con le Regioni – in cui la sanità arriva a occupare l’80-85% dei bilanci – per fare sì che il Ssn possa tornare attrattivo per chi ci lavora. Sul Pnrr ci sono stanziamenti per costruire le strutture del territorio, come le Case di comunità, ma dobbiamo trovare le risorse per il personale che deve popolarle integrandole poi con i medici di famiglia e le farmacie». Così ieri il ministro della Salute Orazio Schillaci ha tracciato le priorità per i prossimi mesi nell’intervista di apertura dell’«Healthcare Summit» del Sole 24 Ore, aperto dall’intervento del direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini. Il ministro ha risposto alle richieste corali – da medici (in piazza il 15 dicembre), Regioni e aziende – di «più fondi» per la Sanità e il personale.

La manovra per la Sanità è stata criticata. La difende?

Nonostante una situazione economica complicata, dovuta al post pandemia, alla guerra in Ucraina e alla crisi energetica, il Governo oggi ha messo per la sanità 2,2 miliardi in più rispetto ai 2 miliardi già stanziati per il 2023. Questa è una chiara inversione di tendenza: se si va a vedere la spesa sanitaria tra 2013 e 2019, il Fondo sanitario è stato sempre definanziato da tutti i governi. Gli incrementi del 2020-2021 erano conseguenza della pandemia, di cui tutti avremmo volentieri fatto a meno. Il nostro sforzo iniziale, in una manovra licenziata in un mese, è stato comunque di rimettere la sanità al centro, a partire dal personale che ci lavora.

Al momento però ci sono solo i fondi per il personale del Pronto soccorso e per giunta dal 2024. Può cambiare qualcosa?

Quello per il personale dei Pronto soccorso, dove la situazione è particolarmente critica, è un primo segnale: speriamo ora che questa misura possa essere già anticipata in manovra al 2023.

Anche sul Pnrr pesano i costi in più. Bastano le risorse?

Questo è un tema sollevato anche da altri colleghi di Governo: il Pnrr è certo un’opportunità però è anche vero che dobbiamo cercare di utilizzarne al meglio le risorse. Se guardiamo agli investimenti per la riorganizzazione della rete territoriale e la telemedicina abbiamo 7 miliardi di euro. Le risorse quindi ci sono, ma servono per costruire le infrastrutture che devono essere armonizzate con ciò che già esiste come le reti di farmacie che sono state particolarmente utili durante la pandemia. E poi occorre riconoscere un ruolo importante ai medici di famiglia.

Ma non servono più risorse anche per il personale che ci lavorerà dentro?

Stiamo lavorando su questo dossier che considero, insieme alla gratificazione degli operatori, la parte più importante e da affrontare subito: perché non basta solo edificare le case di comunità, ma bisogna far sì che siano popolate da professionisti e dotate di tecnologie che consentano ai cittadini di vedere in esse una risposta adeguata alle loro esigenze di salute. Per farlo serviranno le risorse anche dopo il 2026.

Affronterà anche una riforma del ruolo dei medici di famiglia?

Con loro c’è un ottimo dialogo: appena possibile li incontrerò per far sì che entrino ancora di più nelle cure sul territorio che già oggi svolgono con grande dedizione.

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