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Scienziati europei. Salute in pericolo. Leggi più severe sugli alimenti

A chiederlo è l’European Heart Network (Ehn), perché “la disattenzione ad una corretta alimentazione sta diventando un’emergenza sanitaria”.

Proposta la riforma dell’intero business alimentare, dal commercio e alla pubblicità. Ma anche della politica agricola europea. Il Rapporto integrale dell’Ehn.

24 NOV – L’industria alimentare e della ristorazione dovrebbe ridurre il contenuto di grassi, zucchero e sale negli alimenti (da pane e altri prodotti da forno, piatti pronti e cereali per la colazione). Andrebbero poi eliminati i grassi prodotti industrialmente (trans-fats) negli alimenti commercializzati nell’Unione Europea. Ma per disincentivare l’assunzione di alimenti poco salutari, si potrebbero anche tassare prodotti e bevande, rendere disponibile acqua potabile fresca nelle scuole, nei luoghi di lavoro e altri luoghi pubblici, al tempo stesso eliminando o almeno riducendo la disponibilità di bevande zuccherate. E poi campagne di comunicazione per favorire migliori scelte alimentari e la creazione di opportunità di attività fisica, oltre a etichette più trasparenti e facili da comprendere.

Sono queste le raccomandazioni per migliorare le abitudini alimentari degli europei contenute nel Rapporto European Heart Network (Ehn), l’organizzazione che raggruppa a livello europeo le Fondazioni e le Associazioni nazionali per la salute del cuore, presentato ieri a Bruxelles per fare il punto sui rischi per la salute legati all’alimentazione. Le cifre, d’altra parte, parlano chiaro: il costo delle malattie cardiovascolari nell’UE è stato stimato nel 2008, pari a 192 miliardi di euro – una cifra maggiore addirittura del budget di tutta l’Ue. Ogni giorno 12.000 cittadini europei muoiono prematuramente a causa di attacchi cardiaci, ictus e altre malattie cardiovascolari, e per molte di queste persone la morte poteva essere evitata. Un’emergenza che non è sconnessa alla sbagliata alimentazione. È infatti legato al “drammatico” aumento nella prevalenza di persone in sovrappeso, obesità, e legato a questo di casi di diabete di tipo 2, perché, spiega l’Ehn, queste patologie evolvono verso un aumento delle malattie cardiovascolari.

Il messaggio dell’Ehn è chiaro: “la prevenzione è fondamentale” perché la ricerca dimostra che anche piccoli cambiamenti dei fattori di rischio (alimentazione non corretta, sedentarietà, abuso di alcool e fumo) possono apportare risultati significativi anche a breve termine. E’ provato inoltre che l’impatto della prevenzione è maggiore se coinvolge tutta la popolazione e non solo i gruppi a rischio più elevato.

“Come è stato fatto per il tabacco, è necessario un approccio più forte da parte dei governi europei per affrontare il problema”, ha detto Mike Rayner, capo del gruppo di esperti per la nutrizione dell’Ehn e direttore del Gruppo di Ricerca e Promozione della Salute, presso l’Università di Oxford, della British Heart Foundation, nella sua relazione a Bruxelles, rilevando “in particolare che l’industria alimentare non è stata all’altezza delle sue responsabilità”. Si evidenzia ovunque sugli scaffali dei negozi e sugli schermi televisivi la presenza di bevande zuccherate, e di alimenti confezionati ad alto contenuto di sale, grassi saturi e zuccheri, e di prodotti con etichette poco chiare o con messaggi ingannevoli. “Questa è una sfida che i governi devono affrontare nel pubblico interesse”, ha dichiarato Rayner.

Secondo Susanne Løgstrup, direttore dello European Heart Network, “stiamo assistendo ad un aumento del carico di malattia cardiovascolare e di un livellamento dei tassi di mortalità, con le tendenza che erano in decrescita in precedenza e si sono ora invertite. Le malattie cardiovascolari sono causa non solo della morte prematura e responsabili per quasi la metà dei decessi ogni anno (48% o più di 4,3 milioni in Europa), ma sono anche causa di disabilità cronica su larga scala in tutta Europa. I cittadini a più basso censo sono quelli maggiormente colpiti e i paesi più poveri la salute sta peggiorando “.

Dal Rapporto dell’Ehn emerge inoltre che ci sono grandi diseguaglianze fra le diverse regioni europee e tra i gruppi socio-economici: c’è un gap di 19 anni nell’aspettativa di vita per gli uomini e 15 per le donne tra persone a basso e ad alto censo. Il divario nell’aspettativa di vita in buona salute è ancora più grande in tutta Europa – 21 anni negli uomini e 19 nelle donne. Anche all’interno di un singolo Paese vi è una differenza di fino a 10 anni di aspettativa di vita maschile tra i gruppi socio-economici più bassi e più alti. La situazione è peggiore nelle regioni settentrionali come il Regno Unito, la Scozia in particolare, e l’Irlanda e in alcuni paesi dell’Europa orientale, tuttavia, tendenze negative stanno emergendo nei paesi del Mediterraneo come la Spagna e l’Italia, dovute al fatto che i giovani stanno abbandonando le diete tradizionali e fanno meno attività fisica. Obesità, diabete e ipertensione sono in forte aumento in età giovanile: un bambino europeo su quattro è in sovrappeso.

“Siamo dinnanzi ad una bomba ad orologeria”, avverte Philip James, presidente dell’Associazione Internazionale per lo Studio dell’Obesità (IASO) e fondatore della International Obesity Task Force. “Siamo nel 2011 e infarti e ictus, con tutte le relative conseguenze, sono ancora un problema terribile in Europa,” aggiunge Dr. Hans Stam, presidente dell’ Ehn, “le casse degli Stati nazionali sono sotto pressione, costringendo i governi di tutta Europa a tagliare le spese previdenziali e ad aumentare l’età pensionabile. Nel clima economico attuale, le tesorerie UE stanno facendo un grave errore a trascurare i costi economici delle malattie cardiovascolari. I governi devono dare priorità ad azioni preventive su basi comprovate. Cambiare il sistema alimentare e i modelli di attività fisica in Europa richiede un intervento coerente a livello nazionale, locale ed Europeo, come mezzo per ottenere benefici economici significativi”.

Al centro del piano d’azione dell’Ehn ci sono proposte di modifica dell’intero business alimentare, del commercio e della pubblicità. Sono proposte anche riforme della politica agricola comune europea per aiutare gli agricoltori e l’industria a portare alimenti più sani, genuini, più nutrienti sulla tavola delle famiglie.

Il Rapporto propone un approccio legislativo combinato con obiettivi e parametri nutrizionali più ambiziosi. Si propongono una serie di interventi politici e si formulano raccomandazioni dettagliate per gli organismi politici europei, nazionali e locali, insieme a proposte per l’industria, gli operatori sanitari e le fondazioni. L’elenco di raccomandazioni comprende incentivi fiscali quali le imposte e sussidi e altre misure robuste, come il divieto di pubblicità dei prodotti alimentari non salutari, in particolare ai bambini. Diversi Paesi europei stanno già intraprendendo questa strada, ma con l’attuale sistema alimentare è essenziale che sia varato un piano a livello europeo.

“Per i governi il momento di agire è ora” dice Susanne Løgstrup, esortando le autorità pubbliche, da quelle locali a quelle nazionali, ad intervenire, valutando positivamente le recenti iniziative come la tassa sui grassi saturi introdotta dalla Danimarca, sulle bevande zuccherate analcoliche dalla Francia e sugli alimenti ad alto contenuto di grassi, zucchero e sale in Ungheria. “E’ evidente che tali misure hanno effetti positivi”, ha detto Løgstrup. L’industria alimentare e della ristorazione, secondo le raccomandazioni, dovrebbe avere obiettivi vincolanti per ridurre il contenuto di grassi, zucchero e sale negli alimenti (da pane e altri prodotti da forno, piatti pronti e cereali per la colazione). La relazione chiede anche alla Commissione Europea di presentare una proposta per un regolamento a livello comunitario per eliminare i grassi prodotti industrialmente (trans-fats) negli alimenti commercializzati nell’Unione Europea.

Il rapporto, intitolato “Dieta, attività fisica e prevenzione delle malattie cardiovascolari in Europa”, è stato sottoposto alla valutazione di esperti dell’Ocse, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Commissione Europea.

Quotidianosanita.it – 24 novembre 2011

 

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