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Scissione, in Veneto la bilancia pende dalla parte di Alfano. E Zaia tranquillizza sul futuro della maggioranza regionale

In Regione Bond predica l’unità ma i gruppi sono pronti a dividersi. I tormenti di Chisso e Donazzan, i fratelli Giorgetti su strade diverse

Gli ornitologi della politica devono aggiornare il bestiario, come del resto ha già fatto il consigliere regionale lealista Leonardo Padrin, bruciando tutta la concorrenza per tempistica e originalità: «I falchi, le colombe e i polli», ha intitolato la sua convention in programma per il 2 dicembre a Padova, dedicata alla costruzione della rinata Forza Italia. I polli, va da sè, nella vulgata popolare sono quelli che cadono nei trabocchetti con tutte le scarpe. Con ogni evidenza, il berlusconiano Padrin ritiene che alla categoria appartengano numerosi colleghi del fu Pdl, in particolare alcuni tra coloro che sono passati sotto la bandiera di Angelino Alfano.

Ormai dobbiamo abituarci all’idea. A vent’anni dalla nascita, avvenuta con una spettacolare discesa in campo del suo fondatore e titolare, la creatura ha dato vita per scissione a due soggetti distinti: di qua la riesumata Forza Italia, capitanata come sempre da Silvio Berlusconi, di là il Nuovo Centrodestra alfaniano, che si è portato via un nutrito gruppo di parlamentari e che punta a fare abbondante raccolto sul territorio, a cominciare proprio dal Veneto.

L’idea di Berlusconi per non spaccare proprio tutto è che il Pdl rimanga come un soggetto-contenitore, nel quale possano federarsi e collaborare i due partiti nati dalla scissione. Tanto che il capogruppo in consiglio regionale Dario Bond, dichiarandosi super partes, trae dalla parole berlusconiane l’auspicio che i 17 consiglieri veneti rimangano uniti sui banchi di palazzo Ferro Fini: «Sono abbastanza preoccupato – ammette Bond – inutile negarlo. Ma Berlusconi ha detto che tra chi entra in Fi e quanti andranno in un’altra formazione ci sarà collaborazione, per rendere nelle loro diversità più forte il Pdl. Per questo spero che il gruppo regionale in Veneto rimanga unito in una confederazione. Avremo due marchi, ma sulla stessa maglia. E a questo punto – aggiunge Bond – ci sono le condizioni per la creazione di un nuovo partito di centrodestra fortemente regionalizzato».

Davvero le cose andranno così? A giudicare dalle parole di Padrin, l’unità della compagine regionale potrà funzionare soltanto se i due marchi saranno al più presto ben distinti e individuabili: «Sono sicuro che collaboreremo lealmente, ma per farlo dobbiamo dividerci quanto prima in due partiti. È dietro la finta unità che si nascondono i trabocchetti». Come dire: magari qui sarà più morbida che altrove, ma anche in Veneto la scissione è dietro l’angolo. E la maggioranza dei consiglieri regionali, per la cronaca, guarda con maggiore simpatia ad Alfano.

Obietta una come Elena Donazzan, assessore regionale con una marcata storia politica di destra: «La scelta non è facile, perchè è una decisione che non attiene solo alla sfera personale, ma anche al mandato ricevuto degli elettori. Personalmente sono nella fase della riflessione». Persino Renato Chisso, ex delfino del falco imperiale Giancarlo Galan (e da quest’ultimo gratificato con un lapidario: «Mi ha deluso»), glissa a più non posso: «In Veneto non c’è alcuna differenziazione tra Pdl e Forza Italia». Dimostrazione ne sia che il medesimo Chisso ha partecipato martedì scorso all’affollatissima riunione padovana con Angelino Alfano, mentre ieri ha regolarmente occupato il suo posto nel Consiglio nazionale di Roma, che ha sancito all’unanimità la rinascita di Forza Italia. E Galan? Dall’Antartide fa sapere, con rinnovato entusiasmo: «Il Veneto? Io sono pronto, aspettavo solo il via ed è finalmente arrivato. Abbiamo schema, squadra e progetto per la nuova Forza Italia». Ieri hanno preso strade diverse anche i fratelli Giorgetti: Alberto, sottosegretario all’Economia e ultimo coordinatore regionale del Pdl, ha aderito – unico tra i deputati veneti – al nuovo gruppo degli alfaniani alla Camera; Massimo, assessore regionale, era al Consiglio nazionale per votare il ritorno a Forza Italia.

Non sarà che, alla fine, tutta questa agitazione produrrà qualche conseguenza sulla tenuta della maggioranza Lega-Pdl in Regione? Il governatore Luca Zaia mette le mani avanti, allontanando i brutti pensieri: «Non ho ragione di pensare che le burrasche della politica, che oggi interessano il Pdl come ieri interessavano la Lega, entrino in pancia all’amministrazione regionale. Noi abbiamo un rapporto solidale assolutamente rispettoso del programma sul quale ci siamo impegnati con gli elettori». Ribadisce Valdo Ruffato, il presidente del consiglio regionale, che non ha mai nascosto la sua scelta di campo per Alfano: «Il nostro è un raggruppamento politico che resta nel centrodestra. Sono certo che si lavorerà insieme per portare a termine il mandato di legislatura, affidatoci dagli elettori nel 2010».

Insomma: dove si governa, tutti – scissionisti e non -, desiderano ardentemente completare il ciclo. Anche per scongiurare un rischio sempre latente in questi casi: che, dopo falchi e colombe, si levino in volo gli avvoltoi.

Alessandro Zuin – Corriere del Veneto – 17 novembre 2013 

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