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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Scontro tra Usa e Ue sul libero scambio del TTIP: i produttori ed esportatori di formaggi statunitensi contro le indicazioni geografiche protette europee
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    Scontro tra Usa e Ue sul libero scambio del TTIP: i produttori ed esportatori di formaggi statunitensi contro le indicazioni geografiche protette europee

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche1 Marzo 2015Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Sale la tensione tra Stati Uniti e Unione europea sui prodotti alimentari di origine protetta, oggetto delle trattative concernenti il TTIP, il Trattato commerciale di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti.

    I produttori ed esportatori caseari statunitensi, rappresentati dall’U.S. Dairy Export Council e sostenuti da decine di senatori bipartisan, si oppongono alla richiesta europea di limitare l’utilizzo del nome generico di formaggi europei con indicazione protetta, come già previsto dal Trattato CETA tra Ue e Canada, che ha anche riconosciuto una lista di un centinaio di prodotti con indicazione geografica europea, che potrà essere ampliata.

    I formaggi statunitensi con nomi generici di origine europea – come asiago, fontina, gorgonzola o feta – rappresentano un giro d’affari annuo di 21 miliardi di dollari. I produttori americani giudicano inaccettabile il tentativo europeo di restringerne la commercializzazione nell’ambito del TTIP, giudicandola una misura protezionista e una barriera non tariffaria.

    Dal fronte europeo, risponde oriGln, che riunisce le associazioni delle origini protette, come Asiago, Bayerisches Beer, Gorgonzola, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Pruneaux d’Agen, Istituto Salumi Italiani Tutelati Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche e Conseil National des Appellations d’Origine Laitières, che hanno organizzato un incontro durante l’ultima tornata di negoziati sul TTIP, svoltasi all’inizio di febbraio.

    OriGln ha voluto mandare “messaggi forti e chiari, che non possono essere ignorati dai negoziatori”, ricordando che “le indicazioni geografiche sono fondamentali, su entrambe le sponde dell’Atlantico, per creare posti di lavoro durevoli e proteggere i consumatori da pratiche sleali”.

    OriGln respinge i tentativi di descrivere le indicazioni geografiche come uno strumento protezionistico, osservando che il mercato statunitense offre importanti opportunità commerciali, perché i consumatori sono sempre più interessati all’origine dei prodotti alimentari, mentre le pratiche ingannevoli, attualmente tollerate negli Usa, sono dannose per i consumatori americani.

    Anche l’Associazione italiana consorzi indicazioni geografiche (Aicig) sottolinea come quella americana sia una “descrizione confusa, poco corretta e strumentale del sistema di registrazione delle indicazioni geografiche”. “I prodotti agroalimentari Dop e Igp sono parte integrante e sostanziale del territorio e della cultura dei Paesi europei”, afferma l’Aicig, e “non possono essere ricondotti e trattati come semplici nomi di prodotto.”

    In una recente audizione presso la Commissione agricoltura della Camera dei deputati, le organizzazioni agroalimentari italiane hanno sostenuto che il TTIP non può andare al di sotto di quanto previsto dall’accordo commerciale tra Canada e Unione europea, che giudicano già insoddisfacente. Il limite principale dell’accordo è la sua non retroattività. Di conseguenza, le indicazioni geografiche europee riconosciute dall’accordo dovranno coesistere con i marchi commerciali canadesi già registrati, che, però, dovranno indicare in etichetta l’origine del prodotto, senza alludere alle indicazioni geografiche europee corrispondenti.

    Beniamino Bonardi – Il Fatto alimentare – 1 marzo 2015 

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