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Si esce solo con la mascherina e i guanti. Nuova ordinanza della Regione, in vigore fino al 3 maggio. Raddoppia la distanza sociale, da uno a due metri

Da oggi si cambia. Zaia ha firmato la nuova ordinanza che se da un lato toglie il limite di 200 metri per le passeggiate, basta che siano «in prossimità di casa», introduce però l’obbligo di mascherine e guanti quando si esce e raddoppia le distanze minime. Librerie aperte due giorni.

Ordinanza del Presidente della Giunta regionale n. 40 del 13 aprile 2020 – Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da virus COVID-19. Ulteriori disposizioni.

Come in Lombardia e in Alto Adige, da oggi anche in Veneto si potrà uscire di casa soltanto indossando la mascherina, «o ogni altro idoneo dispositivo per la copertura di naso e bocca», e i guanti di lattice. E se non si trovano, portandosi dietro il gel alcolico per la detersione delle mani. L’uscita dev’essere individuale, salvo l’accompagnamento di disabili e minori di 14 anni, ma rispettando la distanza sociale. Per fumare bisogna ricorrere al terrazzino o al proprio giardino, in strada non è concesso abbassarsi la mascherina, da far indossare anche ai bimbi più piccoli, in passeggino. Sono i punti cardine della nuova ordinanza firmata ieri dal governatore Luca Zaia e in vigore fino al 3 maggio prossimo.

Gli altri paletti per affrontare la «fase 2» dell’emergenza coronavirus Covid-19 sono il raddoppio da uno a due metri della distanza di sicurezza tra persone, il divieto di uscire con una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi e la cancellazione del raggio di 200 metri da casa per praticare attività motoria. «Ci affidiamo al decreto del governo, che consente la passeggiata o la corsetta in prossimità della propria abitazione — spiega il governatore Luca Zaia — basta un po’ di buonsenso. Non succede niente se si sfora a 206 metri, ma non a 4 chilometri. Quanto alla mascherina, dovremo abituarci a portarla per un po’ di tempo, è un salva-vita». E proposito di temperatura, l’ordinanza impone ai responsabili di attività sociali ed economiche di misurarla a tutti «i presenti», allontanando chi abbia febbre a 37,5 gradi. «Una preghiera ai cittadini — scandisce Zaia — l’ordinanza non va vissuta come la fine dell’emergenza: non è finita. Se i ricoveri non scendono ancora o, peggio, se tornano ad aumentare, bisognerà di nuovo andarci giù pesante. Non siamo tranquilli, è un attimo perché la curva del contagio risalga: i comportamenti irresponsabili agevolano la diffusione del virus e fanno finire in Terapia intensiva, o uccidono, le persone più fragili. Da oggi vedremo più auto in strada — aggiunge il presidente del Veneto — perché il lockdown non esiste, non è tutto chiuso e un maggior numero di persone andranno al lavoro. E’ un lockdown soft, se ci fosse stata davvero la chiusura totale, oggi non sarebbe necessaria la mascherina. Torneremo alla normalità, ma dovremo convivere con questa tragedia almeno fino all’immunità di gregge (la copertura dal Covid-19 per il 60% della popolazione, ndr )».

Confermata la possibilità di uscire solo per lavoro, per fare la spesa, andare in farmacia, per urgenze indifferibili e da oggi pure per conferire i rifiuti ai centri di raccolta differenziata, il provvedimento lascia inalterato anche l’obbligo di mascherina, guanti e distanza sociale nei mezzi pubblici (che vanno sanificati dopo ogni corsa), la chiusura alla domenica e nei festivi (inclusi 25 aprile e primo maggio) dei negozi autorizzati alla vendita (compresi gli esercizi di elettronica, telefonia, elettrodomestici, ferramenta, illuminazione e fotografia) e i vincoli per i mercati all’aria aperta. Cioè perimetro, una sola entrata e un’unica uscita presidiati da sorveglianza pubblica o privata che verifichi la distanza sociale tra avventori, obbligo di mascherina e guanti per commercianti e clienti (come nei negozi). Misure che da oggi valgono non solo per i banchi di alimentari ma pure per quelli di abbigliamento per bambini da zero a 6 anni, come prevede il più recente decreto governativo. Il quale da oggi concede la ripresa dell’attività anche a librerie e cartolerie, nel Veneto tenute invece ad aprire, come i punti vendita di abbigliamento per bimbi, solo due giorni alla settimana, esclusi domeniche, festivi e prefestivi.

In tutti gli esercizi commerciali, sia all’esterno per le code sia dentro, devono essere rispettati le misure di distanziamento di almeno due metri e l’utilizzo di guanti e mascherina. L’accesso va contingentato e concesso a una sola persona per nucleo familiare. Obblighi imposti anche a istituti di credito, assicurazioni e Poste, che per l’attività bancaria dovranno ricevere i clienti su appuntamento e, come i negozi, sanificare e aereare costantemente i locali. Sempre in tema di commercio, i distributori automatici diversi da quelli di carburante (acqua potabile, latte sfuso, generi di monopolio, prodotti farmaceutici e parafarmaceutici) sono ammessi all’interno degli uffici e delle attività autorizzate. Quanto ai pubblici esercizi come bar e ristoranti, possono continuare a portare cibi e bevande a domicilio.

E nonostante la Pasqua «sia andata bene in tema di spostamenti», la Regione preferisce prevenire tentazioni pericolose, così concede i classici pic nic e grigliate all’aperto del 25 aprile e del primo maggio solo nella proprietà privata e limitatamente al nucleo familiare che vi risiede. Secondo le rilevazioni dei telefonini Tim, i veneti infatti hanno dimezzato i loro spostamenti dall’inizio dell’emergenza, ma con le deroghe alle aperture nell’ultima settimana si è registrato un +6,83% e nel solo weekend un +4,53%. Infine è ammesso lo spostamento con ogni mezzo per l’assistenza al parto da parte del genitore, sono aperti i negozi dentro i vivai, permesse la manutenzione di aree verdi e naturali comprese zone turistiche e spiagge, e le opere collegate a stati di emergenza di protezione civile. Mai chiusi i cantieri. «Queste misure potranno sollevare contenziosi, perché lasciano la valutazione del loro rispetto alle forze dell’ordine — dice Renato Franceschelli, prefetto di Padova —. Dovranno usare il buonsenso».

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