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Si fermano le lezioni anche nel Bellunese. Il Cts: se chiude la scuola, scatti la zona rossa. Giro di vite per tutti a Pasqua e nei week end

L’elenco dei Comuni costretti a chiudere le seconde e le terze medie e le superiori a causa dell’aumento dei contagi si allunga di ora in ora. Lunedì mattina era stato comunicato lo stop alle lezioni (da domani) per i distretti socio-sanitari di Asolo (che ricomprende anche Castelfranco e Montebelluna), dell’Alta Padovana (Cittadella, San Martino di Lupari, Campodarsego e Camposampiero, Vigonza) e del Veneto Orientale (San Donà, Jesolo, Cavallino-Treporti, Portogruaro). Già nel pomeriggio di lunedì si era aggiunto il distretto delle Terme e dei Colli (Selvazzano, Abano e Montegrotto) e ieri è toccato a quello di Belluno, trascinato dalla nuova esplosione dei contagi nel Comelico (il bacino comprende anche l’Agordino, il Cadore, l’Ampezzo). Nella parte alta della provincia dolomitica le scuole chiuderanno venerdì, perché Regione, Usl e Ufficio scolastico hanno convenuto di anticipare di 48 ore l’annuncio dei provvedimenti, così da consentire alle famiglie di organizzarsi. In base all’ordinanza firmata ieri dal presidente Luca Zaia, la sospensione della didattica in presenza «non potrà essere inferiore a 14 giorni» e comunque proseguirà fino a nuovo ordine dei Servizi di igiene delle singole Usl (cui spetta anche il potere di estendere la chiusura ad asili, materne, elementari e prime medie nel caso in cui la situazione epidemiologica, tra focolai e varianti, lo rendesse necessario).

Per altri distretti è solo questione di tempo. Il limite fissato dal Dpcm è di 250 positivi ogni 100 mila abitanti (dato cumulativo settimanale) e nel distretto dell’Alto Vicentino (Thiene e Schio) ieri se ne registravano 233, in quello di Rovigo 224, in quello di Padova città e hinterland 204. D’altronde secondo il fisico Roberto Battiston il Veneto «arancione» sarebbe in realtà già in «rosso virtuale», visto che l’indice Rt «attualizzato» si attesterebbe secondo i suoi calcoli a 1,34 (quello dell’Istituto Superiore di Sanità, che stabilisce il colore della zona, è riferito alla settimana precedente al verdetto e venerdì era a 1,08).

Il quadro, comunque, è in continua evoluzione. Proprio ieri, mentre a Marghera Zaia escludeva con fermezza mini-lockdown o zone rosse comunali perché «dal nostro Dipartimento di prevenzione non arrivano richieste in tal senso», da Roma rimbalzavano le proposte del Comitato tecnico scientifico, chiamato dal governo ad esprimersi sui restringimenti necessari per contenere l’epidemia. I suggerimenti degli scienziati (più volte proposti dallo scorso gennaio, è filtrato dal Cts, ma sempre inascoltati) se fatti propri dal ministero della Salute toccherebbero il Veneto da vicino, visto che prevedono – su tutto – l’indizione automatica della zona rossa non appena si supera la soglia dei fatidici 250 casi su 100 mila abitanti. In questo caso andrebbe chiarito se il bacino di riferimento continuerebbe ad essere quello scelto dalla Regione, ossia il distretto socio-sanitario, ma se così fosse – e al momento non si vedono ragioni in senso contrario – praticamente mezzo Veneto si ritroverebbe catapultato nella fascia di massimo rischio, aggiungendo alla chiusura delle scuole (anche qui da chiarire se estesa in automatico ad asili, materne ed elementari), dei bar e dei ristoranti, anche quella dei negozi, con le solite eccezioni (alimentari, farmacie, tabaccai, edicole, ottici, abbigliamento per bambini, cartolerie, informatica). La zona rossa prevede anche il divieto di spostamento dalla propria abitazione, salvo che per dimostrabili motivi di lavoro, necessità o salute. Per gli scienziati, infatti, non ha senso chiudere le scuole lasciando aperto il resto e lo scopo dev’essere abbassare rapidamente l’incidenza sotto i 50 casi ogni 100 mila abitanti, perché solo allora il contact tracing può dirsi davvero efficace.

  • Per stroncare gli assembramenti della movida il Cts ha ipotizzato anche weekend rossi in tutta Italia, come durante le vacanze di Natale, dicendo però no a un lockdown nazionale: la strada giusta per gli esperti resta la gradualità. Ma l’Anci insiste: almeno a Pasqua occorre una stretta generalizzata. «Non commento indiscrezioni – la laconica reazione di Zaia – aspetto che se ne parli in Conferenza Stato-Regioni, poi vedremo il da farsi».

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