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Sicurezza operatori sanitari, ora rendiamo operativo l’Osservatorio. Serve un serio monitoraggio sugli episodi di violenza. E l’obbligo per le Asl di segnalazione alla Procura e costituzione parte civile

Stefano Simonetti, Il Sole 24 Ore sanità. È stato finalmente istituito l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie: sulla Gazzetta Ufficiale n. 41 del 18 febbraio è stato pubblicato il decreto interministeriale 13 gennaio 2022, a firma dei competenti Ministri Speranza, Lamorgese e Franco, ed è entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione. Ho scritto “finalmente” perché il 9 dicembre 2021 era stato reso disponibile il testo del decreto di istituzione dell’Osservatorio ma l’iter procedurale non ancora era finito perché doveva essere acquisita l’Intesa in Conferenza Stato/Regioni – perfezionata il 16 dicembre – e, infine, il testo doveva essere inviato alla registrazione del competente organo di controllo, adempimento effettuato l’11 febbraio da parte della Corte dei conti. Ricordo che l’Intesa con la Conferenza si differenzia dall’Accordo perché quest’ultimo prevede l’unanimità.

L’atto di istituzione dell’Osservatorio era prescritto dall’art. 2 della legge 113/2020 come decreto del ministro della Salute, di concerto con i ministri dell’Interno e dell’Economia e delle finanze e doveva essere adottato entro il 24 dicembre 2020; in fondo sono stati solo 15 mesi di ritardo, segno evidente di quanto interessa la materia. Ma non è finita, perché ora si tratta di designare le persone fisiche e insediare il consesso, sperando che tutto ciò avvenga, almeno simbolicamente, entro il 12 marzo quando è stata fissata la “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari”. Credo non sia inutile ricordare ancora una volta che ogni anno in Italia si contano 1.200 atti di aggressione ai danni dei lavoratori della sanità; nel 70% dei casi le vittime delle aggressioni sono donne e, tra il personale sanitario, quasi un infortunio su 10 è per aggressione (fonti: fp Cgil; Inail, Istat e Osservatorio Cri). Parallelamente, va anche segnalato che il tema generale della violenza sui luoghi di lavoro era contemplato dalla Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) n. 190 del 2019 sulla violenza e le molestie nel mondo del lavoro, ratificata dal ministro del Lavoro il 29 ottobre 2021, ai sensi della legge n. 4 del 15 gennaio 2021.
In realtà l’osservatorio esisteva già e si era insediato il 13 marzo 2018, presso il ministero della Salute, alla presenza del ministro Beatrice Lorenzin. La composizione era piuttosto diversa e, soprattutto, era nato senza una norma di legge a monte.
L’organismo risulta composto da 61 membri in rappresentanza di tutti i soggetti istituzionali coinvolti. In un articolo pubblicato nel 2020 avevo sottolineato che “è prevista una composizione che definire pletorica è poco” e si poteva arrivare a ipotizzare una ottantina di componenti. Nel testo definitivo andato in GU mancano, infatti, i rappresentanti delle associazioni di pazienti perché nel giugno del 2021 il ministero della Salute aveva bandito un avviso per manifestazione di interesse a partecipare e l’avviso, benché prorogato rispetto all’originario termine, è andato deserto; le associazioni accreditate sono circa una quarantina per cui si è rischiato di avere un organismo composto da un centinaio di soggetti.
La composizione non è nominativa ma indistinta e, di conseguenza, ogni soggetto istituzionale dovrà individuare il nominativo del proprio rappresentante e nel fare ciò si dovrà fare in modo che l’Osservatorio – come dice la legge – sia composto “per la sua meta’, da rappresentanti donne”. In tal senso, sarà interessante vedere con quale algoritmo si procederà e come si coordineranno le designazioni. Riguardo a queste ultime, nutro molte perplessità per la presenza tra le “organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale” di sigle che non rispondono (più) a quel requisito: l’Anpo Ascoti Fials Medici e la Fsi. Inoltre, sono presenti sette confederazioni che, tecnicamente, non sono “organizzazioni di categoria”. All’interno dell’Osservatorio è stata prevista anche la partecipazione dei rappresentanti delle aziende sanitarie e ospedaliere che sono state individuate in Federsanità Anci e in Fiaso; forse tra le “organizzazioni di settore” si sarebbe dovuta considerare anche Assoarpa.
L’organismo, dunque, è per ora solo “istituito” e devono essere recepiti i nomi degli otto rappresentanti regionali, degli otto ministeriali, di Agenas e Inail e di quelli degli ordini professionali (10), dei sindacati (31) nonché di Fiaso e Federsanità. Solo successivamente potrà costituirsi “fisicamente” con i nominativi designati, insediarsi, adottare il prescritto regolamento di funzionamento e, finalmente, iniziare i suoi lavori. In particolare, all’Osservatorio sono attribuiti i seguenti compiti:
• monitorare gli episodi di violenza commessi ai danni delle professioni sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni;
• monitorare gli eventi sentinella che possano dar luogo a fatti commessi con violenza o minaccia ai danni dei sanitari;
• promuovere studi e analisi per la formulazione di proposte e misure idonee a ridurre i fattori di rischio negli ambienti più esposti;
• monitorare l’attuazione delle misure di prevenzione e protezione a garanzia dei livelli di sicurezza nei luoghi di lavoro anche promuovendo strumenti di videosorveglianza;
• promuovere la diffusione delle buone prassi in materia di sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, anche nella forma del lavoro in équipe;
• promuovere lo svolgimento di corsi di formazione per il personale sanitario finalizzati alla prevenzione e alla gestione delle situazioni di conflitto nonché a migliorare la qualità della comunicazione con gli utenti.
I compiti elencati sono senz’altro importanti e utili ma forse sarebbe ancor più utile una ulteriore rilevazione se è vero quello che ha affermato il Presidente della Simeu Salvatore Manca nell’intervista rilasciata il 9 novembre al Sole 24 ore quotidiano. Una frase mi ha particolarmente colpito, quella in cui afferma “troppe le aggressioni a medici e infermieri su cui, malgrado la legge del 2020 sulla violenza contro gli operatori sanitari, la magistratura decide di non intervenire”. Si tratterebbe di effettuare un serio monitoraggio sugli episodi di violenza, ma non con una semplice elencazione statistica bensì con la rilevazione delle circostanze specifiche e del contesto, cioè se sono sempre state inoltrate le denunce/segnalazioni, se sono stati aperti i fascicoli presso le rispettive Procure e se c’è stata costituzione di parte civile da parte dei soggetti interessati. E a quest’ultimo proposito, sarebbe anche auspicabile che il prossimo Ccnl del comparto e quello dell’Area Sanità contenessero una prescrizione – se non nell’articolato, quanto meno tra le dichiarazioni congiunte – sulla obbligatorietà della segnalazione alla Procura da parte dell’Azienda sanitaria e sulla necessità della costituzione di parte civile a tutela dei propri dipendenti aggrediti ma anche dell’evidente interesse aziendale. Infatti, nei vigenti contratti collettivi è contenuta una chiara e inequivocabile clausola in tal senso: «Nel caso in cui l’infermità sia riconducibile alla responsabilità di un terzo, il risarcimento del danno da mancato guadagno effettivamente pagato dal terzo responsabile al dipendente è versato da quest’ultimo all’azienda o Ente fino a concorrenza di quanto dalla stessa erogato durante il periodo di assenza, ai sensi del comma 10 compresi gli oneri riflessi inerenti. La presente disposizione non pregiudica l’esercizio, da parte dell’Azienda o Ente, di eventuali azioni dirette nei confronti del terzo responsabile» (art. 42, comma 16 del Ccnl del 21.5.2018 e art. 41, comma 16 del Ccnl del 19.12.2019). Un ulteriore rilievo statistico che l’Osservatorio potrebbe effettuare riguarda l’applicazione dell’art. 7 della predetta legge 113, il quale prevede che, al fine di prevenire episodi di aggressione o di violenza, le strutture presso le quali opera il personale sanitario possono avviare misure volte a stipulare specifici protocolli operativi con le forze di polizia: quanti sono oggi i protocolli stipulati ? li hanno conclusi le Regioni o le singole aziende? e come funzionano?

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