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Smog, divieti ignorati (e furbetti impuniti). L’emergenza a Roma: i limiti ci sono, e anche severi, ma rispettarli è un opzione risevata solo ai meno scaltri

di Sergio Rizzo. L’ ultima trovata è lavare la macchina. Pulita sembra più nuova: il rischio di essere fermato, e multato, dalla polizia municipale potrebbe attenuarsi, pensano i furbetti. Sbagliando. Quelli per l’autolavaggio sono soldi buttati, tanto l’eventualità di finire nella rete dei vigili urbani è remota. Scegliete una strada qualunque di Roma, in uno di questi giorni nei quali è vietata la circolazione delle auto diesel che non siano almeno euro 5, e fermatevi a osservare.

Forse una su quattro rispetta quel requisito, e neppure l’ombra di un vigile. La spiegazione è che le pattuglie sono collocate ai margini della zona vietata per intercettare proprio quei furbetti. La realtà è che continuano a circolare indisturbate molte più auto di quelle che dovrebbero.

Come se ci fosse un tacito accordo: i limiti ci sono, e severi, ma rispettarli è un’opzione riservata ai meno scaltri. Se poi qualcuno ha la sfortuna di incappare in una delle rare pattuglie di polizia municipale se la cava con una multa. Dicono che a Roma se ne fanno un migliaio al giorno, ma le statistiche sono poco affidabili. Chi viene sorpreso a circolare con l’auto non in regola entro la zona delimitata per il divieto deve pagare 160 euro: il doppio della sanzione stabilita per chi posteggia la bici in sosta vietata. Non è prevista la decurtazione di punti dalla patente, né il sequestro del mezzo. Bensì il semplice invito a uscire dall’area inibita, ma chi non lo segue e viene ribeccato si prende solo una seconda multa.

Eppure i presupposti per sanzioni esemplari ci sarebbero. Uno studio del dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio pubblicato ieri da Repubblica ha accertato come le polveri sottili abbiano ucciso nel 2015 a Roma mille persone: 12 mila in dieci anni. Ma di fronte alle ragioni che spingono il traffico allucinante in una città nella quale si muovono 850 veicoli a combustione interna per ogni mille abitanti, compresi 700 mila fra scooter e moto, nemmeno la morte può qualcosa. E insensibili ai divieti, le centraline continuano a sforare.

In questa colossale pantomima ci sono responsabilità di tutti. Innanzitutto dell’amministrazione. È mai possibile che per conseguenze tanto pesanti le punizioni siano così lievi e che non si adottino misure minime, vietando l’accesso ai pullman turistici entro l’anello ferroviario? Per non parlare delle decine di migliaia di deroghe concesse a una platea sterminata di soggetti, dai medici ai giornalisti. Gravi sono pure le responsabilità di chi deve controllare, certo. La colpa è anche dell’informazione, garantito. Mai come adesso l’emergenza sembra uno slogan vuoto e rassegnato. I cittadini, poi. Nell’usare la macchina fuorilegge molti si sentono giustificati dalla cronica assenza del servizio di trasporto pubblico: va da sé che sul bus non salirebbero mai, qualora esistesse. In questa emergenza derubricata a fattore stagionale ciascuno si sente in qualche modo assolto.

Ma lavarsi la coscienza con un bel limite di euro 5 è comunque obbligatorio. Perché l’ipocrisia dei divieti non osservati questo è. Altro che lavaggio della carrozzeria: qui si fa pulizia in qualcosa di ben più profondo. Fino alla prossima pioggia.

Il Corriere della Sera – 16 dicembre 2016 

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