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Solo quindici stati dicono stop ai pesticidi-killer delle api. L’Italia vota contro. Ma la Commissione decide il blocco per due anni

1a1a1a1a_0a0a11img1024-700_dettaglio2_api-e-mieleBruxelles, malgrado un voto non decisivo in Commissione, blocca per due anni l’uso di tre neonocotinoidi, ritenuti potenziali responsabili della morte di migliaia di alveari in tutta Europa. Gli alveari europei tirano un sospiro di sollievo. La Commissione Ue ha deciso infatti di bandire per due anni l’uso in agricoltura di una serie di neonicotinoidi, pesticidi che “secondo le ricerche della European food safety authority – ha sottolineato il Commissario alla salute Tonio Borg – pongono seri rischi per la vita delle api”. Bruxelles, alla luce di queste ricerche, aveva proposto di eliminare del tutto l’uso di questi anti-parassitari prodotti soprattutto dalla tedesca Bayer e della svizzera Syngenta. Leggi il comunicato della Commissione Ue

A favore di questa iniziativa hanno votato 15 paesi, otto hanno detto “no” (tra cui l’Italia) e quattro si sono astenuti, mancando quindi l’obiettivo di una maggioranza qualificata per il bando totale. La Ue a questo punto ha deciso di fare da sè, procedendo per ora allo stop biennale dal primo dicembre in attesa di ulteriori deliberazioni. Il divieto riguarda l’utilizzo su girasole, mais, colza e grano.

Sarà la Commissione europea a introdurre il divieto di utilizzare per due anni alcuni pesticidi-killer per la sopravvivenza delle api. Il Comitato Ue di appello riunitosi a Bruxelles non ha espresso una maggioranza contraria alla proposta della Commissione: 15 stati hanno votato a favore, 7 con l’Italia contro, 4 le astensioni. Il no dell’Italia e’ legato all’introduzione da parte di Bruxelles di nuovi divieti per i ‘trattamenti foliari’. La Commissione europea, pur proponendo lo stesso approccio per lottare contro la moria della api, ha tuttavia esteso la proposta iniziale con una serie di condizioni più restrittive nell’applicazione delle misure. Interventi, si apprende da fonti comunitarie, che hanno ieri indotto l’Italia a votare contro nel Comitato europeo di appello mentre, il 15 marzo scorso, nel precedente Comitato di esperti europei, aveva votato a favore della proposta della Commissione europea.

A favore quindi del pacchetto di interventi, aggiungono le fonti, si sono pronunciati Belgio, Bulgaria, Danimarca, Germania, Estonia, Spagna, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Slovenia e Svezia.

Contrari, oltre all’Italia, Regno Unito, Ungheria, Austria, Portogallo, Romania e Slovacchia. Si sono astenute, Grecia, Irlanda, Lituania e Finlandia.

L’industria chimica negli ultimi anni ha combattuto una battaglia a tutto campo contro il bando ai neonicotinoidi sottolinenando che una decisione di questo tipo avrebbe messo a rischio 50mila posti di lavoro e un’industria che vale da sola 17 miliardi di euro. Di parere opposto gli ambientalisti. I semi conciati con neonicotinoidi (antiparassitari potentissimi che non lasciano residui nel cibo) si sono rivelati infatti letali per le api. I poveri imenotteri che vengono in contatto con queste sostanze finiscono infatti spesso per morirea causa del cosiddetto “Coloni collapse disorder”. L’Italia ne ha bandito l’uso nel 2008, rinnovandolo ogni anno e i risultati non sono mancati. Dalle 185 segnalazioni di morie d’alveari di quell’anno si è passati all tre del 2009 e allle 0 dei due anni successivi. Il “no” di ieri di Roma (che pochi mesi fa aveva votato a favore dello stop per due anni) è stato giustificato con la decisione della ue di impedirne l’uso in granuli sulle foglie di piante da frutto prima della fioritura. Limiti all’uso dei pesticidi erano già stati adottati anche in Germania e in Francia.

La Ue qualche anno fa – visti i pareri discordanti – ha affidato uno studio specifico alla Efsa. L’agenzia ha valutato gli effetti cronici sulla vita dell’alveare e delle api, prendendo in considerazione il contatto delle api sia con le polveri contenenti tali sostanze rilasciate nel corso della semina, sia con le sostanze presenti nel polline o nel nettare delle piante trattate. Ad ognuna delle tre sostanze è stato associato un elevato rischio acuto nel momento in cui le api ci entrano a contatto. Una decisione basata anche su strette valutazioni economiche visto che l’oscuro lavoro delle api, tra impollinazione e produzione di miele, vale secondo Bruxelles un giro d’affari annuo di 29 miliardi. Senza i nostri preziosi amici alati, dice Albert Einstein “il genere umano avrebbe quattro anni di vita”. Oggi, come minimo, ce ne siamo garantiti sei.

GREENPEACE, E’ UN ALTRO PASSO AVANTI
Il voto europeo sul bando temporaneo di tre pesticidi nocivi per la salute delle api ”e’ un altro passo verso il bando parziale dei pestici killer delle api e ci dice chiaramente che esiste una forte determinazione a livello scientifico, politico e civile a sostenere il bando. Adesso la Commissione deve fermare immediatamente l’uso di questi pesticidi, il primo passo per proteggere colture ed ecosistemi”. L’esortazione arriva da Greenpeace, secondo cui ”qualunque tentennamento significherebbe cedere di fronte alle pressioni di giganti come Bayer e Syngenta”. ”Il declino delle api e’ uno degli effetti piu’ visibili e inequivocabili del fallimento dell’agricoltura di stampo industriale, che inquina l’ambiente e distrugge i migliori alleati degli agricoltori, gli insetti impollinatori”, afferma Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia. ”E’ ora di smettere di incentivare pratiche agricole intensive basate sull’uso della chimica, per investire, invece, nello sviluppo di un’agricoltura di stampo ecologico e sostenibile sul lungo periodo”.

LEGAMBIENTE E UNAAPI, ORA COMMISSIONE UE FORMALIZZI MORATORIA
“Salutiamo positivamente la notizia dell’esito della votazione del comitato Ue sulla moratoria di due anni su tre tipi di pesticidi dannosi per molti insetti e in particolare per le api. Nonostante l’Italia sia tra i paesi che hanno votato contro questa decisione, per motivi legati alla maggiore regolamentazione dell’uso di queste molecole, stimiamo positivamente il fatto che il voto a favore espresso dalla maggioranza dei paesi membri corrisponda all’opinione più diffusa tra i cittadini e gli operatori del settore europei”. I presidenti di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e dell’associazione degli apicoltori Unaapi, Francesco Panella, commentano così la notizia sui pesticidi-killer che arriva da Bruxelles. “Adesso – affermano – attendiamo fiduciosi la formalizzazione della moratoria da parte della Commissione europea”.

L’Ue riuscirà a salvare le api?

L’Europa corre verso la messa al bando dei pesticidi, considerati responsabili della pericolosa moria delle api in corso da una decina di anni a livello mondiale. Come si è arrivati a questa decisione?

Alcuni prodotti per piante e terreni a base di neonicotinoidi sono accusati di avere un impatto diretto sulla graduale scomparsa delle api in Europa e Nord America, dove le colonie risultano decimate con perdite fino al 30% all’anno. La Commissione ha messo a punto un regolamento che prevede il bando temporaneo di tre pesticidi. I trattati europei stabiliscono che gli Stati, in seno al Comitato di esperti nazionali, votino su come procedere. In caso non si deliberi a maggioranza qualificata, la decisione finale passa alla Commissione Ue – organo esecutivo dell’Unione – che chiude il dossier sulla base delle rilevazioni di natura tecnica».

Quali i prodotti incriminati?

Sono i pesticidi che contengono i principi attivi: clothianidin, thiamethoxam e imidacloprid. Quest’ultimo, è base dell’insetticida più usato.

Che effetti hanno?

I neonicotinoidi sono prodotti chimici che possono agire sul sistema nervoso degli insetti, garantendo una tossicità più contenuta sui mammiferi rispetto a prodotti di vecchia generazione.

Come sono utilizzati?

Solubili nell’acqua, vengono versati sul suolo e assorbiti dalle piante. Sono definiti «sistemici», poiché rendono le piante stesse delle fabbriche di veleno, dato che il prodotto intossica le radici, gli steli, le figlie e il polline. Di qui il contagio con le api.

Come si è svolto il processo decisionale dell’Europa?

Il 15 marzo c’è stata una fumata nera decisiva, non si è trovato un quorum né «pro», né «contro». Ieri situazione analoga nel «comitato di appello», anche se con uno spostamento dei consensi a favore della messa la bando. Ma con cifre più significative.

Quali gli schieramenti?

Quindici Stati hanno votato a favore, sette per la bocciatura, quattro gli astenuti. L’Italia si è opposta, mentre aveva espresso posizione favorevole nel voto precedente; con noi, gli inglesi. A favore Germania, Bulgaria ed Estonia, che l’ultima volta s’erano astenute; inoltre, non si sono pronunciate Grecia e Irlanda, che il 15 marzo avevano votato contro. Alla luce del voto, la Commissione ha deciso che provvederà a ufficializzare la messa al bando a stretto giro.

Perché Roma ha cambiato linea?

Perché non è stata accettata la richiesta per l’applicazione dei neonicotinoidi in granuli sulle foglie degli alberi da frutto prima della fioritura, mentre sarà possibile farlo dopo la fioritura stessa.

Chi sostiene che i neonicotinoidi danneggiano le api?

Esistono numerosi studi a proposito. L’ultimo è il rapporto di gennaio diffusa dall’Efsa (l’Autorità europea di sicurezza alimentare che ha sede a Parma), che ha confermato «i gravi rischi legati all’uso di tre pesticidi su diverse importanti colture presenti nell’Ue». Nello stesso documento, tuttavia, l’agenzia rivela di essere «impossibilita a finalizzare la sua valutazione a causa della ristrettezza dei dati disponibili».

Ci sono già stati divieti?

L’Italia ha già proibito dal 2008 l’uso di questi pesticidi sistemici, con decreti temporanei (rinnovati ogni anno da tutti i governi con coerenza bipartisan) e solo per le colture di mais. In Italia è stata anche lanciata un’iniziativa di monitoraggio (Apenet), che ha messo in luce una significativa riduzione della moria delle api dopo l’introduzione della misura. Divieti nazionali simili sono stati decisi anche dalla Germania (dal 2008 sul mais), dalla Francia (nel 2012 sulla colza, ma anche precedentemente con altri divieti poi revocati), e nel 2011 dalla Slovenia su tutte le colture.

Hanno funzionato?

Secondo i dati diffusi dall’eurodeputato Andrea Zanoni, il divieto dei neonicotinoidi in Italia ha risolto il problema della moria delle api che aveva colpito il 50% degli alveari con punte dal 70 al 100%. In sei anni – ha assicurato il parlamentare – non è stato rilevato nessun calo delle produzioni di mais.

Quando scatterà il bando Ue?

La Commissione punta ai primi di dicembre. La durata sarà biennale. (La Stampa)

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