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Sostenibilità del Ssn. Ecco i risultati dell’indagine conoscitiva dell’Igiene e Sanità: stop ai tagli e più qualità nelle Asl

palazzo-madamadi Barbara Gobbi. «Il sistema è tanto sostenibile quanto noi vogliamo che lo sia». Come dire che – citando il Roy Romanow delle conclusioni della Commission on the Future of Health Care in Canada – a guardare il mero versante economico non se ne esce. La sostenibilità del sistema sanitario «è prima di tutto un problema culturale e politico», affermano nel documento sull’indagine conoscitiva condotta dalla commissione Igiene e Sanità, ora all’esame dei colleghi senatori, i relatori Nerina Dirindin e Luigi D’Ambrosio Lettieri. Che in una 50ina di pagine passano in rassegna i principali temi affrontati dal giugno 2013, quando l’indagine fu autorizzata. Dalla sanità come volano alla trasparenza, dalla prevenzione alla cronicità, dalla governance alle politiche per il personale. Questi, e molti altri temi ancora, sono al centro delle nove “Considerazioni conclusive” che qui riassumiamo. Il documento di sintesi dei lavori

Il finanziamento del Ssn. Nei prossimi anni il sistema non potrà sopportare altri tagli, pena un ulteriore peggioramento della risposta ai bisogni di salute dei cittadini e un deterioramento del lavoro degli operatori. Margini di miglioramento arriveranno solo con un’attenta riqualificazione dell’assistenza, soprattutto in termini di appropriatezza clinica e organizzativa. I risparmi andranno destinati ai servizi più carenti, come quelli sul territorio per le patologie cronico-degenerative;

La sostenibilità della spesa privata. Particolare attenzione va riservata sul fronte della spesa privata alle forme di protezione integrativa, analizzandone costi e benefìci (per il cittadino, la collettività e per le finanze pubbliche), il ruolo nella tutela della salute nonché l’adeguatezza della disciplina a tutela del paziente;

Un piano straordinario di investimenti. Serve un piano straordinario di investimenti in edilizia e tecnologie sanitarie, disegnato in modo da evitare i passati insuccessi di alcune Regioni: potrebbe costituire un volano per l’occupazione e la crescita, oltre che un’occasione per ammodernare il patrimonio del Ssn;

La ridefinizione e il monitoraggio dei Lea. Necessaria la revisione dei Lea, in funzione dei reali bisogni di salute dei pazienti e secondo Ebm e Hta, nonché una robusta revisione degli strumenti di verifica, in particolare nelle Regioni in Piano di rientro;

Una governance per l’uniformità. Va realizzata una governance per l’uniformità: serve uno sforzo per promuovere un sistema organico di strumenti che uniformi gli standard dell’offerta nei diversi aspetti dell’accesso, della completezza e della qualità dell’offerta, degli oneri a carico dei cittadini, degli esiti in termini di salute. Focus sugli effetti della povertà sulla salute e sui bisogni di assistenza;

Le risorse umane. Urge un piano di programmazione per le risorse umane, che preveda un’accurata revisione dei vincoli vigenti introducendo elementi di flessibilità, favorendo l’inserimento di nuove leve, rimodulando il turn-over, ipotizzando staffette intergenerazionali, superando il blocco dei contratti (anche solo nella parte normativa). Da razionalizzare gli iter formativi, la riforma degli Ordini e il tema del rischio clinico;

La responsabilità del medico e la medicina difensiva. Vanno migliorate la regolamentazione della responsabilità del medico e ridotti i costi stellari della medicina difensiva. Urge poi migliorare la regolamentazione della gestione del rischio clinico sia per tutelare i professionisti sia per garantire i pazienti, che attendono fino a 5 anni per il risarcimento del danno. Da rivedere la regolamentazione della responsabilità sanitaria, per tutelare sia il medico nella realizzazione dell’atto clinico sia il paziente nel diritto a un’informazione completa e chiara e al risarcimento del danno;

L’informatizzazione e digitalizzazione della sanità. Soluzioni tecnologiche nell’ambito dell’e-prescription, e-booking, mobilità, Fse e cloud consentirebbero maggiore accessibilità e migliore monitoraggio dei pazienti nonché una maggiore integrazione tra gli operatori. In questa logica assume rilevanza anche il dossier farmaceutico che può consentire il governo della spesa agevolando l’attuazione della pharmaceutical care. Il Patto sulla sanità digitale previsto nel Patto per la salute è un importante indirizzo strategico per i sistemi sanitari regionali ma va mantenuta una regìa a livello centrale;

Legalità e trasparenza. Il sistema sanitario deve ancora dotarsi, sul piano culturale ed etico oltre che tecnico-amministrativo, di un insieme organico di strumenti volti a promuovere l’integrità del settore, particolarmente esposto a fenomeni di abuso di potere, frodi, corruzione. Formazione culturale e informazione devono divenire prassi diffuse a tutti i livelli, compreso quello politico-decisionale. «Non si tratta solo di combattere la corruzione – spiegano i relatori – si tratta di lavorare per l’integrità in tutte le sue forme».

Il Sole 24 Ore – 25 febbraio 2015 

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